Angola, il finto ritiro di Dos Santos

Barbara Ciolli
25/08/2017

L'autocrate presidente da 38 anni cede il posto al delfino Lourenço, vincitore delle elezioni, ma resta capo del Mpla. E i suoi figli controllano compagnia petrolifera e fondo sovrano. Il Paese pare così condannato a declino economico e ingiustizia sociale.

Angola, il finto ritiro di Dos Santos

Cambiare presidente per non cambiare (quasi) niente. Dopo il Ruanda, le previsioni pre-elettorali sull'Africa si sono rivelate attendibili anche per le Legislative in Angola, dove il 23 agosto 2017 si è votato per il parlamento e, secondo la Costituzione, il capolista del partito che vince diventa presidente e capo del governo, anche con la maggioranza semplice. A spuntarla con il 64% è stato il 63enne ministro della Difesa Joao Lourenço.

IL PASSO DI LATO DI DOS SANTOS. Di per sé l'ultima chiamata alle urne degli oltre 9 milioni di votanti registrati è storica: il presidente uscente in carica da 38 anni Edoardo Dos Santos, il cui nome la maggioranza della popolazione (l'età media in Angola è di 53 anni) aveva sempre trovato sulle schede, si è fatto da parte a 74 anni «per motivi di salute». Un passo di lato inusuale, in un continente con Stati governati da autocrati di 80 e anche 90 anni.

IL DELFINO AL POTERE. Ma il candidato designato del Movimento popolare per la liberazione dell'Angola (Mpla), milizia marxista-leninista partito al potere dall'indipendenza nel 1975, è comunque un "suo" uomo: il generale in pensione Lourenço, come tutto l'establishment formato nella Russia supporter degli ex combattenti di Dos Santos dagli anni della Guerra fredda, ha festeggiato il 64% annunciato dalla Commissione elettorale a spoglio quasi terminato. Incerta era anche, per la prima volta, l'attendibilità dei sondaggi in un Paese senza libertà di espressione e con una disaffezione verso il Mpla crescente e parallela al declino economico dell'Angola, che nel 2015 stupì molti per il grande padiglione all'Expo di Milano.

[mupvideo idp=”5551575283001″ vid=””]

Per la prima volta il movimento di Santos e Lourenço non era indicato univocamente come partito unico: l'ex milizia di liberazione maoista dell'Unione nazionale per l'indipendenza totale dell'Angola (Unita), antagonista dalla guerra civile nella lotta per il potere tra il 1975 e il 2002 e storicamente finanziata dagli Usa, in alcune rilevazioni era data al 32%; la coalizione Casa-Ce, altra formazione d'opposizione, al 26%; a fronte di un Mpla, nella più negativa delle ipotesi, al 38%. In ogni caso, in tutti i sondaggi con il consenso peggiore di sempre: al massimo attorno al 60%, rispetto al 72% del 2012 e all'80% nel 2008. Il calo del Mpla c'è effettivamente stato, ma l'opposizione non ha, al contrario delle previsioni, guadagnato significativamente voti.

OPPOSIZIONE AL PALO. Unita è cresciuta, ma dal 19% delle precedenti Legislative al 24%. Gli avversari di Lourenço, rispettivamente Isaias Samakuva e lo scissionista di Unita Abel Epalanga Chivukuvuku non ce l'hanno fatta: a suo vantaggio il delfino di Santos, da giovane governatore della provincia del Benguela, godeva di una certa popolarità per la campagna condotta alla fine degli Anni 80 contro la corruzione che non aveva risparmiato nemmeno il Mpla. Un lustro che gli valse la carriera da politico nazionale in parlamento e come dirigente di partito. Nel 2017 Lourenço si è riproposto come uomo del cambiamento anche se in fondo la mossa gattopardesca di Dos Santos è l'extrema ratio per la sopravvivenza del Mpla al potere.

La figlia di Dos Santos, Isabel, guida la compagnia petrolifera nazionale. Il figlio José il fondo sovrano dell'Angola

Prima che di democrazia, la giovane popolazione dell'Angola, che per oltre la metà dei quasi 29 milioni vive con meno di 3 dollari al giorno nonostante i miliardi statali degli introiti del petrolio e dei diamanti, ha una fame disperata di redistribuzione delle ricchezze e posti di lavoro. L'ex colonia portoghese che fino al 2009 toccava picchi di crescita annua anche del 22%, facendo incetta di asset e partecipazioni in Portogallo, non ha mai abbattuto l'enorme divario sociale tra l'élite e la gente comune. Una disuguaglianza accresciuta con il crollo, nel 2015, del prezzo del greggio che fatto calare il Prodotto interno lordo (Pil) di oltre il 3,5% e gonfiare l'inflazione fino al 42%. Una recessione che, senza inversioni di rotta, farà esplodere la bolla immobiliare.

DISUGUAGLIANZA ESTREMA. Nella capitale Luanda, tra le più care al mondo, i grattacieli e le opere pubbliche faraoniche appaltate ai cinesi sono lambiti da bidonville. I tre quarti di introiti pubblici dall'oro nero (l'Angola è il secondo produttore dopo la Nigeria) non sono mai stati reinvestiti nello sviluppo dell'industria, dei servizi e dell'agricoltura. Ma per abbattere gli sprechi Lourenço dovrà fronteggiare la figlia di Dos Santos, Isabel (per Forbes la donna più ricca d'Africa) alla guida della compagnia petrolifera nazionale Sonangol, il figlio José a capo del fondo sovrano nazionale, lo stesso Dos Santos rimasto alla guida del Mpla. Per effetto di una legge appena approvata, per 8 anni Lourenço non può nemmeno cambiare i vertici di esercito, polizia e servizi segreti.