Ankara, arrête-toi!

Redazione
13/10/2010

Di Giuseppe Mancini Avanti, ma a passo di lumaca. Il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner, in visita ufficiale ad...

Ankara, arrête-toi!

Di Giuseppe Mancini

Avanti, ma a passo di lumaca. Il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner, in visita ufficiale ad Ankara l’11 e il 12 ottobre, durante la conferenza stampa dopo il colloquio con il suo omologo turco Ahmet Davutoglu non ha avuto bisogno di troppe parole per confermare quello che il governo francese pensa dell’ingresso della Turchia nell’Unione europea: «Voi conoscete la nostra posizione». Una posizione che è soprattutto quella del presidente Sarkozy: no alla Turchia nell’Ue, sì a una partnership privilegiata per intensificare i già stretti rapporti politici ed economici. Senza tuttavia prendersi la responsabilità, che potrebbe portare a una crisi istituzionale in seno ai 27, di una rottura unilaterale dei negoziati di adesione.

Ankara chiede un’accelerata

Negoziati che quindi potranno proseguire, ma lentamente: a passo di lumaca, come Kouchner ha dichiarato alla stampa turca. Una risposta indiretta ma poco diplomatica all’auspicio del premier turco Erdogan che in visita a Berlino, la scorsa settimana, aveva chiesto a gran voce all’Europa di velocizzare l’iter negoziale.
La Francia, secondo quanto rivelato da Kouchner nel corso della conferenza stampa, è disposta a concedere l’apertura dei capitoli sulla concorrenza, sulle politiche sociali e del lavoro, sulla riforma dei mercati pubblici. Uno alla volta, senza troppa fretta. E solo se la Turchia porterà a termine le riforme richieste.
Tutto dipende da Ankara, insomma. Ma Davutoglu ha replicato invocando invece un sostegno attivo della Francia, per esempio nell’abolizione dei visti d’ingresso nell’Ue, e ricordando l’esistenza di ostacoli più politici che tecnici: soprattutto dell’ostilità manifesta della Repubblica di Cipro, che ha bloccato formalmente l’apertura di alcuni capitoli a causa dello stallo nel processo di riunificazione dell’isola (in parte occupata dall’esercito turco sin dal 1974) e della decisione di Ankara di non consentire l’ingresso nei porti e negli aeroporti turchi, contrariamente agli accordi europei, di navi e aerei di provenienza cipriota.

Un interscambio in crescita

Eppure i rapporti bilaterali tra la Turchia e la Francia sono particolarmente cordiali e proficui. L’interscambio commerciale e gli investimenti reciproci sono in costante crescita, c’è spesso convergenza di interessi nelle aree calde del Medio Oriente e nella lotta al terrorismo internazionale, i legami culturali sono solidi e dinamici.
Kouchner ha inaugurato proprio ad Ankara l’Institut français, il primo al mondo che fa capo alla rinnovata agenzia per la promozione della cultura francese da lui fortemente voluta; e ha partecipato, insieme a Davutoglu, alla cerimonia di apertura dei nuovi locali del liceo francese Charles De Gaulle, ribadendo l’importanza dell’amicizia tra Francia e Turchia, «due grandi Paesi con un futuro condiviso».

Le carte in regola per l’Europa

Un futuro condiviso che avrà come tappe più ravvicinate il vertice dell’Unione per il Mediterraneo in programma a novembre a Barcellona e soprattutto la visita di Sarkozy che è stata annunciata per l’inizio del 2011 (l’ultimo presidente francese a recarsi in Turchia è stato Mitterand, nel 1992).
In realtà, Ankara è sempre stata piuttosto tiepida nei riguardi dell’iniziativa regionale voluta dal presidente francese perché, probabilmente a ragione, teme che la Francia la consideri come un’alternativa alla piena adesione all’Ue; ma comunque la speranza è che Sarkozy, alla guida del G20 dal prossimo mese, trasformi il suo viaggio protocollare in un’occasione per scoprire un Paese giovane, economicamente esuberante, impegnato in una delicata fase di consolidamento democratico. Un Paese che ha tutte le carte in regola per far parte a pieno titolo dell’Unione europea.