I rischi relativi all’abuso di antibiotici

09 Marzo 2019 09.30
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Antibiotici, sempre utili ma se usati con moderazione. Con il picco dell’influenza in Italia che raggiungerà i 2 milioni di malati a fine gennaio, l’utilizzo di questi farmaci si impenna. Ma se l’influenza è causata da un virus, l’uso degli antibiotici non fornisce benefici, anzi si rischia l’effetto contrario. L’Italia, secondo gli ultimi dati dell’European centre for disease prevention and control (Ecdc) relativi al 2016, è il Paese dove si assumono 27 dosi ogni mille abitanti al giorno. Meglio (o peggio) di noi la Grecia con 36, la Francia e a Romania con 30 e l’Olanda con 28. Il Belgio e l’Estonia, rispettivamente con 10 e 12 dosi, sono i più virtuosi in questa speciale classifica.

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ITALIA PRIMA IN EUROPA PER DECESSI DA ANTIBIOTICO RESISTENZA

Sempre secondo l’Ecdc, l’Italia è invece al primo posto in Europa per decessi causati dall’antibiotico resistenza. Lo dice uno studio pubblicato su The Lancet Infectious Diseases secondo il quale dei 33 mila morti che ogni anno colpiscono l’Europa un terzo sono italiani, cioè 10.762 su oltre i 200 mila casi registrati di infezioni batteriche e reazioni avverse ad antibiotici nel nostro Paese. E i soggetti più colpiti sono i bambini e gli anziani over 65. L’Italia in questa classifica stacca la Francia, seconda, di oltre 80 mila unità e conta il quadruplo di casi rispetto a Germania e Regno Unito.

IL 75% DELLE INFEZIONI ASSOCIATO AD AMBIENTI SANITARI

Lo studio stima che il 75% delle infezioni è associato all’ambiente sanitario, in primo luogo gli ospedali, e che il 39% è causato da infezioni batteriche resistenti ad antibiotici di ultima generazione, come i carbapenemi e la colistina. E quando questi medicinali non sono più efficaci, è molto difficile o addirittura impossibile curare le infezioni. Ecco perché, l’Agenzia europea del farmaco ha aperto una consultazione pubblica sulla nuova bozza di revisione delle linee guida per la valutazione dei farmaci indicati per il trattamento delle infezioni batteriche. La raccolta dei feedback degli stakeholder durerà fino al 31 luglio 2019. Lo ha annunciato l’Ema sul suo portale, ricordando che le agenzie regolatorie europee, quella statunitense e quella giapponese hanno avviato negli ultimi anni un dialogo per allineare il più possibili i requisiti richiesti ai produttori di farmaci, con l’obiettivo di favorire trial clinici compatibili con le esigenze delle varie agenzie internazionali e in contrasto all’antibiotico resistenza.

ENTRO IL 2050 I SUPERBATTERI CAUSERANNO 10 MLN DI MORTI L'ANNO

Intanto l’Organizzazione mondiale della sanità ha aggiornato la lista delle potenziali cause di malattia nel 2019 (e anni successivi), aggiungendo per la prima volta anche la resistenza agli antibiotici. Entro il 2050 i superbatteri saranno responsabili di 10 milioni di morti all’anno, aggiunge l’Oms. Su questo tipo di farmaci, ammonisce invece l’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, la ricerca sta diminuendo e il futuro sembra segnato. Nel 1990, a investire nella ricerca e nello sviluppo di nuovi antibiotici erano 18 tra le più grandi aziende farmaceutiche del mondo. Nel 2016, erano rimaste soltanto sei. Il dato emerge dalla recentissima pubblicazione Affrontare la sfida dei superbatteri e conferma un trend partito alcuni anni fa: gli antibiotici hanno smesso di essere una delle priorità dalle ricerca dell’industria dei farmaci, proprio quando il fenomeno della resistenza batterica è ormai diventato, secondo l’Oms, un’emergenza sanitaria a livello planetario.

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L'INDUSTRIA FARMACEUTICA ABBANDONA LA RICERCA SUGLI ANTIBIOTICI

«Di tutte le scoperte mediche del XX secolo», scrive l’Ocse nel suo rapporto, «forse nessuna è stata più importante degli antibiotici, basti pensare all’impiego della penicillina, che tra il 1935 e il 1952 fu decisiva per abbattere i tassi di mortalità per polmonite e sepsi dall’80 al 20%». Ora però sono poche le approvazioni di nuovi antibiotici da parte dell’agenzia per il controllo dei farmaci degli Stati Uniti, la Food and drug administration: tra il 1983 e il 1987 sono state 16, mentre tra il 2008 e il 2012 appena due. Un sussulto si è registrato nel quadriennio dal 2013 e il 2016, nel corso del quale si sono registrate cinque approvazioni. Il costo elevato dello sviluppo di antibiotici e la bassa probabilità di successo, solo l’1,5% di quelli in fase di sviluppo pre clinico raggiunge il mercato, hanno portato l’industria farmaceutica ad abbandonare la ricerca. La speranza è quella che in futuro si punti a sviluppare nuovi antibiotici, più precisi e selettivi. Un team di esperti dell’Università del Wisconsin-Madison e dell’Università della California a San Francisco si propone per esempio di studiare quali geni vengono presi di mira da particolari antibiotici, fornendo indicazioni su come migliorarli o svilupparne di nuovi anche dal punto di vista tecnologico e personalizzato.

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DUBBI SULL'UTILITÀ DELLE PRESCRIZIONI IN USA

I numeri sull’abuso di antibiotici non mentono neppure al di là dell’oceano. Quasi un quarto delle prescrizioni di questi farmaci per bambini e adulti, secondo un recente studio americano dell'Università del Michigan, potrebbe essere inutile. La ricerca, pubblicata sul British Medical Journal, ha esaminato le prescrizioni di antibiotici per 19,2 milioni di bambini, adolescenti e adulti americani (con assicurazione privata) tra 18 e 64 anni, relative al 2016: il 23% delle ricette non era clinicamente giustificato, il 36% era potenzialmente appropriato e il 28% non era associato ad alcuna diagnosi documentata. Circa 7,6 milioni, il 40%, dei 19,2 milioni di soggetti monitorati, hanno ricevuto almeno una prescrizione di antibiotici nel 2016 e 2,7 milioni, pari al 14%, almeno una prescrizione inappropriata.

I RISCHI MAGGIORI LI CORRONO I BAMBINI

Lo studio rivela anche che, nei bambini, gli antibiotici sono la principale causa di visite al pronto soccorso per eventi avversi legati all'assunzione dei farmaci. I potenziali effetti collaterali di questi medicinali includono reazioni allergiche, infezioni fungine e diarrea. Questo perché è ancora troppo alto il consumo di antibiotici in età pediatrica. In Italia, dicono i nostri pediatri, solo lo scorso anno sono state acquistate 12 milioni e 800 mila confezioni di questi medicinali. E in totale sono oltre 2,8 milioni di bimbi che li hanno utilizzati. Numeri rilevanti che collocano l’Italia ai primi posti in Europa. «La Fimp, la Federazione italiana medici pediatri, è preoccupata per questo fenomeno, per questo abbiamo deciso di rivolgerci direttamente alle famiglie con una campagna di comunicazione che ha come protagonista tre simpatiche mascotte, Mio, Mia e Meo», spiega Mattia Doria, segretario nazionale delle attività scientifiche della Fimp. «Bisogna far capire ai genitori che le infezioni virali guariscono spontaneamente in 4-5 giorni e senza bisogno di terapia antibiotica. Ci siamo poi rivolti ai pediatri di famiglia con attività formative specifiche. Vogliamo aumentare l’appropriatezza diagnostica e prescrittiva attraverso l’utilizzo della migliore pratica clinica, così potremo ridurre gli effetti collaterali dall’eccessivo uso di questi farmaci».

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