Perché è antifascista andare al Salone del Libro di Torino

Boicottare la kermesse è antistorico. Perché combattere i rigurgiti del fascismo è esercizio di democrazia. Dopo la Resistenza le forze che lottarono contro il regime cercarono di unire, non di dividere. Impariamo da loro.

07 Maggio 2019 07.53
Like me!

Considero il boicottaggio del Salone del libro di Torino un errore. Io ci andrò.

LEGGI ANCHE: Il ritorno del fascismo si vede pure sulle bancarelle

Alcuni autori e case editrici, invece, ritengono che la presenza dello stand del signor Altaforte, legato a CasaPound, ed editore del libro-intervista a Matteo Salvini procuri una ferita all’antifascismo e quindi hanno deciso di lasciare il campo o di restare per contestare. Contestare è una attività che comprendo e che elogio. Boicottare invece è un atteggiamento che mi appare sbagliato. La disputa sta diventando seria e rischia di fare un danno a una iniziativa storica benemerita come il Salone del libro di Tornio e di dare una idea dell’antifascismo chiusa ed escludente.

L'ANTIFASCISMO SETTARIO NON FA PARTE DELLA REALE STORIA ITALIANA

L’antifascismo, soprattutto a sinistra, non è mai stata militanza facile. Abbiamo sempre avuto settori della sinistra, o anche radical non di sinistra, che hanno criticato la lettura nazional-popolare, e con lo sguardo rivolto alla pacificazione del popolo, portata avanti dal Pci. Anche sulla base di esperienze reali della lotta partigiana per molti e per molti anni c’è stato lo scontro fra la Resistenza come Liberazione cui hanno partecipato forze diverse e l’idea che la Resistenza fosse “rossa”. Nei nostri anni giovanili tutto ciò si traduceva persino nella contestazione della presenza del tricolore oltre che nel rifiuto di ascoltare oratori che non fossero comunisti duri e puri. Molti democristiani o cislini venivano fischiati. Oggi questa sorte tocca a chi eroicamente porte le bandiere della brigata ebraica.

Le forze principali che lottarono contro il regime fascista cercarono, riuscendovi, di unire il Paese, fino a fare scelte di pacificazione

Questo antifascismo settario non appartiene alla storia reale del Paese e di quel suo cruciale momento storico. Le forze principali che lottarono contro il regime cercarono, riuscendovi, di unire, fino a fare scelte di pacificazione, spesso assai discusse come l’amnistia voluta da Palmiro Togliatti. Tutte queste scelte però hanno impedito all'Italia di trascinarsi in una guerra civile strisciante per troppi anni. Anche la visione estremista dei movimenti giovanili era ispirata alla medesima idea che l’antifascismo servisse anche a tenere distante una certa borghesia e le sue anime conservatrici. Un ex deputato di An, uomo colto e di buoni sentimenti, mi raccontò che si trovò sospinto da ragazzo nelle sezioni del Msi, dove rimase a suo agio, anche perché in quegli anni essere conservatore significava comunque farsi dare del fascista.A sinistra molti hanno rimosso, dopo essersene scandalizzati, le due mosse di Carlo Azeglio Ciampi e Luciano Violante quando tentarono di parlare con umanità dei ragazzi di Salò, di cui non vennero taciuti i torti e il torto ma gli venne riconosciuta la dignità nella morte. Insomma c’è sempre chi è più a sinistra di te.

LA SINISTRA TORNI NELLE PERIFERIE DOVE DOMINA CASAPOUND

L’aspetto odioso di questo antifascismo chiuso e esacerbato si rivela quando si rivolge contro le persone singole. Speso polemizzo con colleghi di destra. Alcuni non li conosco, altri sono miei amici. Uno di loro, Pietrangelo Buttafuoco, è il mio vicedirettore, per mia scelta, nella direzione del trimestrale Civiltà delle macchine. È una persona adorabile, un intellettuale finissimo, un uomo di una mitezza eccezionale. Si dice, a giusta ragione, che la protesta attorno al Salone del libro di Torino nasca e trovi giustificazione nel clima che soprattutto Matteo Salvini ha creato con parole e gesti di autentica riabilitazione del fascismo, di mimesi di parole e gesti di quegli anni, di atteggiamenti che sono in linea con le posizioni dei peggiori partiti xenofobi europei. Tutto vero. E con ciò? Sostituiamo la battaglia politica da fare nei territori occupati dalla destra (perché da lì la sinistra è scappata) con la battaglia mediatica in un Salone del Libro? Quando le rivolte di Reggio Calabria e dell’Aquila misero a ferro e fuoco due grandi città e minacciarono di incendiare il Mezzogiorno, la sinistra di allora, sindacati e partiti, Pci, in testa cercarono di riprendere il dialogo con quel popolo che seguiva i facinorosi.

LEGGI ANCHE: Il revival dell'estrema destra tedesca che flirta con Salvini

L’antifascismo è inclusione non esclusione. L’antifascismo è esercizio estremo di democrazia anche verso i propri nemici. L’antifascismo è una cosa seria. Sta invece prendendo il sopravvento un antifascismo nel quale non mi riconosco. Ho scritto tante volte sia che Salvini mette in circolo vecchie idee usate non avendone di proprie sia che porterà l’Italia verso lo scontro più orribile se non lo si contrasterà. Sono convinto tuttavia che Sil capo della Lega e il suo mondo di “risorti” si possono battere se nelle stesse periferie in cui domina CasaPound tornerà la bandiera della sinistra come forza di popolo, pacificatrice e in grado di rendersi utile. È probabile che ci sia un’Italia che si va culturalmente fascistizzando, ma non la si recupera o contrasta predicando la purezza e l’esclusione ma penetrando nei luoghi in cui si è insediata. Ai “fratelli in camicia nera” i comunisti dedicarono tante iniziative negli anni della clandestinità, rischiano la vita, mentre l’altro antifascismo parlava, parlava, parlava…

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *