Coronavirus: riflettori sulle residenze per anziani e disabili

Redazione
06/04/2020

Pochi tamponi, mancanza di mascherine per il personale, decessi non accertati come Covid-19. La situazione in molte Rsa è drammatica. L'ultimo caso a emergere è stato quello del Pio Albergo Trivulzio di Milano per il quale il ministero della Salute ha avviato una pratica interna.

Coronavirus: riflettori sulle residenze per anziani e disabili

Accuse di aver insabbiato epidemie, nascosto focolai. E di non aver dotato gli operatori di adeguati presidi sanitari per difendersi dal coronavirus.

Le residenze per anziani e disabili, soggetti più di altri vulnerabili al virus, a un mese dall’esplosione della pandemia finiscono sotto i riflettori.

Lo scenario drammatico emerge dalle pagine di cronaca di tutta Italia. Ultimo il caso del Pio Albergo Trivulzio di Milano, polo da oltre 1300 ospiti, raccontato da Gad Lerner su Repubblica. Secondo l’inchiesta, a marzo la direzione avrebbe nascosto la diffusione del virus. Secondo un sindacalista «gli ospiti morivano e dicevano che erano solo bronchiti», mentre il 3 marzo professor Luigi Bergamaschini, geriatra della Statale che lavorava da cinque anni nella struttura, era stato sospeso (è rientrato in servizio il 25 marzo) per aver autorizzato l’uso delle mascherine chirurgiche al suo personale a cui successivamente era stato stato vietato di indossarle.

«AL PAT 70 DECESSI, NEL 2019 ERANO STATI 52»

Al Pio Albergo Trivulzio «i decessi sono 70, l’anno scorso erano 52», ha risposto l’assessore lombardo al Welfare Giulio Gallera ad Agorà. «Chiaramente ogni decesso in più fa male ma siamo in una fase più o meno uguale a quella di tante realtà milanesi, anzi forse più contenuta in numeri percentuali». Sul tema delle mascherine, ha aggiunto, «noi abbiamo subito dato delle indicazioni sull’utilizzo, è chiaro che nelle strutture private devono essere fornite dal gestore». L’assessore sempre riguardo la gestione delle Rsa ha chiarito: «Abbiamo chiesto di ospitare pazienti Covid in maniera volontaria soltanto a quelle autonome sia dal punto di vista strutturale sia organizzativo, ossia con aree totalmente separate dagli altri ospiti e con personale dedicato. A Bergamo gli ospedali non avevano più la possibilità di accogliere nessuno. La strategia è stata quella di svuotare gli ospedali che ogni giorno ricevevano più di 150 pazienti in Pronto soccorso e non sapevano più dove metterli, ma in condizione di assoluta separatezza rispetto agli altri ospiti. Questo è scritto nero su bianco nelle delibere regionali e che ha salvato la vita alle persone».

AVVIATA UNA PRATICA DAL MINISTERO

E mentre la renziana Teresa Bellanova si è augurata parlando a Radio Capital, una volta passata l’emergenza, l’istituzione di una commissione d’inchiesta sulle case di riposo e gli ospizi, il Pio Albergo Trivulzio – da cui partì l’inchiesta di Mani Pulite – potrebbe essere presto oggetto di ispezioni. Lo ha annunciato il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri. Il ministero ha infatti aperto una pratica sulla vicenda ed è in attesa sia di una valutazione dei Nas sia di una risposta da Regione Lombardia.

PREOCCUPAZIONE PER LE RSA DI CORVETTO

Ma il Pat non è certo un caso isolato. Sempre a Milano c’è preoccupazione per la Casa per coniugi di via del Cinquecento, a Corvetto. Insieme con la Ras Virgilio Ferrari di via dei Panigarola, è considerata un focolaio. «Non abbiamo più tempo né voce. Stanno morendo tutti. Lì dentro ci sono persone ancora sane! Salviamole», è l’appello dei parenti degli ospiti pubblicato da Il Giorno. Nelle due strutture il numero di decessi è salito a 102, 53 nella prima e 49 nella seconda. Solo a 10 è stato effettuato il tampone risultato poi positivo.

NELLA BERGAMASCA POCHI TAMPONI E PERSONALE MALATO

Non cambia lo scenario nella Bergamasca. Erano 150 gli anziani ospiti alla Fondazione Sant’Andrea a Clusone: nell’ultimo mese ne sono morti 52. Un terzo se li sarebbe portati via il coronavirus anche se nessun referto li ha mai identificati come Covid-19 positivi perché «qui non è venuto nessuno a fare i tamponi», ha raccontato all‘Ansa una infermiera della struttura che ora attende anche l’arrivo di pazienti Covid-19 dimessi dagli ospedali. Da fine febbraio «abbiamo mandato via in ambulanza quattro ospiti: stavano troppo male. Non sono più tornati indietro. Solo a loro sono stati fatti i tamponi e sono gli unici contagi da coronavirus di cui abbiamo la certezza». Ma per l’infermiera i sintomi degli anziani deceduti nella struttura erano chiari: «Febbre alta, oltre i 39, crisi respiratorie improvvise con saturazione che crollava a 50 e che nemmeno con l’ossigeno si riusciva a riportare» nella norma. Anche tra il personale sanitario il numero dei contagi è allarmante: «Tra i 12 infermieri, 8 contagiati. Su 4 medici, 3 positivi» compreso «il direttore sanitario». Lentamente stanno guarendo o uscendo dalla quarantena e torneranno operativi. Alla Sant’Andrea potrebbero arrivare anche 17 pazienti Covid-19 dimessi dall’ospedale: «Ci hanno detto che saranno di tutte le età e che sono già al secondo tampone, spero che questa cosa avvenga il più tardi possibile per non rischiare di compromettere nessun ospite in struttura».