Coronavirus, il primato dell’algoritmo e l’alba di una nuova cittadinanza

Barbara Carfagna
17/04/2020

Mentre i nostri corpi sono fermi davanti alla tivù, le menti viaggiano modellate da social network e piattaforme installate in massa. Così profilazioni e machine learning plasmano conoscenza, emozioni e relazioni.

Coronavirus, il primato dell’algoritmo e l’alba di una nuova cittadinanza

Le app governative per essere efficienti con sistema bluetooth (che tutela la privacy) hanno bisogno dei sistemi operativi di Google e Apple. È la prova che i colossi del web sono ormai un potere ben saldo che si frappone tra cittadini e Stati di tutto il mondo. La proposta di aiuto da parte dei due colossi prevede un’infrastruttura, un framework , che consente ai sistemi IOS e Android di parlare tra loro che entra, per rimanerci, nel sistema operativo. Le strutture digitali create adesso sono l’ossatura su cui, passata questa emergenza, poggerà la nostra capacità di reazione a futuri virus, che si presenteranno sempre più rapidamente man mano che la popolazione umana crescerà, si sposterà e continuerà a mangiare altre specie.

I nostri corpi sono diventati terreno di intervento politico e di potere economico

I nostri corpi sono diventati terreno di intervento politico e di potere economico. Lo Stato fa del loro controllo l’epicentro del suo potere per garantire la salute, cercando di rimediare a quello scivolamento su un piano inclinato che in molti Paesi (Stati Uniti in testa) ha visto sminuire il patto con i cittadini di garantire loro la salute fisica, riecheggiando la vecchia idea di biopolitica di Focault. Un potere basato su presupposti novecenteschi che sembra esaurito. «Le aziende tech promettono di liberare i corpi, di ridonarci la libertà con il bluetooth, facendo dei loro sistemi operativi un’infrastruttura sovranazionale (gratuita, o meglio, pagata con i dati) che si frappone tra i cittadini di tutto il mondo e i loro Stati» commenta Paolo Benanti, teologo e studioso di etica e bioetica delle tecnologie.

USA: POTENZA DI CALCOLO CONTRO TRUMP

Il potere computazionale, sottovalutato fuori dall’Asia e da Israele dalla classe politica, si impone con tutta la sua efficienza comprimendo una volta di più il potere degli Stati. Mentre governi di tutto il mondo fanno a gara per scegliere e rendere più o meno obbligatoria l’app che monitorerà gli spostamenti dei cittadini, Donald Trump taglia corto e pensa di imporre a Google e ad altre aziende tech la consegna dei dati agitando lo spettro del bene superiore e della sicurezza nazionale. Una sorta di Cambridge Analytica a fin di bene che però creerebbe una falla irreparabile nel loro core business: la vendita dei dati per Google e la crittografia per Apple, che ha da poco rifiutato per l’ennesima volta di cedere all’Fbi quelli di un iPhone di un terrorista che ha ucciso tre militari.

CITTADINI DI UN SISTEMA OPERATIVO

Le due aziende dunque si alleano in uno standard comune. Il sistema, utilissimo, sarebbe in ogni device offrendo maggiore efficacia rispetto alle sole app dei governi e impedisce agli Stati di accedere ad un livello più profondo nel controllo dei dati. Un giorno potrebbe essere utilizzato per altre situazioni. La rivoluzione geopolitica, già in atto da anni, diventa evidente: «I governi si dovrebbero accontentare di consultarle come un Oracolo a cui chiedere il pronunciamento», prosegue Benanti. «Le aziende tech oggi sono in grado di surrogare gli stati e i compiti dei governi nel dare l’identità e, da ora in poi, nel garantire libertà civili come la privacy e la salute pubblica. La messa a sistema del Bluetooth dei telefoni crea una sorta di coscienza sociale che non emerge dagli individui ma dalla sensoristica dello smartphone – di proprietà delle aziende produttrici».

Un potere nuovo supera quello delle nazioni e delle organizzazioni sovranazionali creando una nuova cittadinanza

Un potere nuovo supera quello delle nazioni e delle organizzazioni sovranazionali creando una nuova cittadinanza. L’adesione infatti è volontaria ma chi non aderisce è tagliato fuori dalla protezione. Come lo sono i cittadini non risiedenti nei loro sistemi operativi, IOS e Android, che potrebbero non sentirsi liberi di circolare come gli altri. Per ottenere questo non ci vogliono decreti: basta la pressione sociale. Una soluzione utile e efficace, la loro, che tranquillizza accogliendo requisiti propri della decentralizzazione, cara agli attivisti, applicata però senza che sia possibile alcun controllo su mutamenti di codice e algoritmi che potrebbero avvenire in futuro e che potrebbero portare il framework a dialogare con i dati e con le identità. Bisogna fidarsi di Google e Apple.

CORPI BLOCCATI, MENTI PLASMATE DAGLI ALGORITMI

Il Cerchio si chiude: mentre i nostri corpi sono fermi e passivi davanti alla tivù, le nostre menti viaggiano modellate dagli algoritmi dei social network e di piattaforme come Zoom, Webex e Teams, installate in massa. Le pervasive profilazioni e l’instancabile lavoro degli algoritmi di machine learning plasmano la conoscenza, le emozioni, le relazioni. Trent’anni fa un filosofo di Harvard, Robert Nozik, ha immaginato l’esistenza di una macchina che dà piacere al cervello anche se fisicamente si resta chiusi lì dentro. Chiese: sceglieresti di vivere felice dentro questa “experience machine” senza vivere veramente? Allora molte persone avrebbero risposto di no. Oggi, spinti da un’urgenza a cui la paura di morire fa da detonatore, senza nemmeno il bisogno di una promessa di felicità, in quella macchina, incorporata dallo smartphone, vogliamo restarci chiusi dentro anche quando camminiamo, apparentemente liberi, nelle nostre città.