Appello a Napolitano sul lavoro

Appello a Napolitano sul lavoro

31 Ottobre 2011 10.45
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Caro presidente della Repubblica,
sono uno studente della facoltà di architettura di Firenze, al
quinto anno di corso. Mio padre è un operaio in cassa
integrazione e ogni giorno, come da molti anni, seguo la politica
con grande veemenza e interesse.
So che questo periodo di crisi per noi sarà molto lungo e per un
po’ non si vedrà una metà sicura, ma non è questo che mi
fa paura: l’Europa ha chiesto all’Italia delle riforme
strutturali per superare il rischio di default, e il nostro
governo cosa ha proposto? Una eliminazione dei diritti per la
fascia medio-bassa (welfare e lavoro).
Quello che mi preoccupa di più, è il fatto di notare da parte
del presidente del Consiglio, dal Consiglio dei ministri, e da
alcuni dei nostri parlamentari un interesse a deregolare il
sistema occupazionale italiano, chiamandolo con il nome di
decreto sviluppo (non mi torna tanto come termine).
So, ovviamente non avendo la possibilità di conoscerla, che lei
è un politico responsabile e corretto, spero che segua
l’iter legislativo e che corregga ‘il tiro’ di questa
riforma che porterebbe il nostro Paese a una deregulation del
lavoro e del welfare, insomma a una carneficina.
Le ricordo che anche l’articolo tre della Costituzione dice:
«Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono
eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza,
di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni
personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere
gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di
fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono
il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva
partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione
politica, economica e sociale del Paese».
E l’articolo quattro conferma il sistema: «La Repubblica
riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le
condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino
ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la
propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al
progresso materiale o spirituale della società».
Quando verrà il momento di firmare si ricordi di noi, giovani di
oggi, futuro dell’Italia, e dei nostri genitori che stanno
perdendo l’unica possibilità di vivere decentemente e di
fornire a noi un futuro certo e dignitoso, spero che indichi al
governo la strada giusta e corretta.
Fiducioso di una sua risposta o per lo meno di un ricordo felice
e responsabile di questa lettera.
Cordialmente la saluto e la ringrazio.

Christian Giani

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