Aquile a lutto

Giuliano Di Caro
28/01/2011

Tirana, corteo per ricordare le vittime uccise dalla polizia.

Il 28 gennaio in Albania è il giorno del dolore, della rivendicazione civile. Della marcia, nella capitale Tirana, per commemorare le tre vittime della manifestazione del 21 gennaio (leggi l’articolo sugli scontri in Albania) barbaramente assassinate dalla guardia repubblicana, come ha dimostrato inquivocabilmente un video dell’emittente albanese News24 (guarda il video dell’uccisione di un manifestante) che ha fatto il giro del mondo.

Un corteo di commemorazione e protesta

La testa del corteo organizzato è arrivata davanti alla sede del governo senza incidenti. Il viale principale della città traboccava di persone, oltre 20 mila, e la folla di manifestanti è arrivata fino a piazza Skanderbeg, la più centrale della capitale e sede di numerosi uffici ministeriali e governativi.
RAMA E LA FOLLA SILENZIOSA. Alla testa del corteo, silenzioso proprio per sottolineare il carattere solidale e commemorativo, i familiari delle vittime con corone di fiori e le foto dei loro cari, seguiti dal leader socialista Edi Rama, sindaco della città e durissimo oppositore di Berisha, e dai deputati del suo partito. Rama ha chiesto elezioni anticipate e deprecato la mancanza di una netta condanna internazionale dei «vergognosi omicidi di Stato». La società civile insomma non si è arresa ai soprusi del premier Sali Berisha, le cui pressioni hanno finora impedito l’arresto dei poliziotti responsabili degli omicidi.
LE PRESSIONI DI BERISHA. Berisha è andato all’attacco del presidente Bamir Topi, accusato dal premier di ignorare deliberatamente «gli atti violenti contro la polizia e le istituzioni statali» in una conferenza stampa poco prima dell’inizio della manifestazione. Intimidatorie poi le affermazioni seguenti, su presunti elementi che comprometterebbero il capo dello Stato: «Non possono essere oggetto di una conferenza stampa, ma siate sicuri che sarà fatta luce su tutto».
TIRANA BLINDATA. Dal fronte politico alla piazza, blindata. Oltre 1.000 poliziotti, di cui alcune centinaia in tenuta antisommossa, hanno circondato la sede del governo. La cancellata attorno al palazzo è sovrastata dal filo spinato, e nel cortile interno erano schierate decine di membri della guardia repubblicana armati e con giubbotto antiproiettile.
Sulla via principale della città sono stati issati stendardi rossi e neri con i colori del partito socialista e del lutto. Chiusa al traffico, è stata interrotta all’altezza della sede del governo da un cartellone con le foto dei tre manifestanti morti la settimana scorsa.
«L’ALBANIA NON SI PIEGA». «Quanto visto oggi a Tirana è l’Albania che non accetta di tornare indietro in un regime di paura, né accetta la simmetria senza senso che mette sullo stesso piano una manifestazione di omaggio per quelli che hanno perso le loro vite e la manifestazione del trionfo di chi ha ucciso», sono state le parole del leader socialista Edi Rama. «I 200 mila cittadini che hanno partecipato all’omaggio di oggi rappresentano quell’Albania che rifiuta di piegarsi allo status quo e alle minacce della corruzione. Non c’è ombra di dubbio: torneremo a protestare ovunque si può protestare, fino a quando non otterremo elezioni anticipate».