Arabia Saudita, i business per l’Italia di Vision 2030

Barbara Ciolli
28/03/2018

Divertimento e sport. Turismo e archeologia. Appalti di metro e mall. Le opportunità del piano del principe bin Salman e i racconti dei connazionali già al lavoro.

Arabia Saudita, i business per l’Italia di Vision 2030

La comunità internazionale segue con attenzione l'Arabia Saudita che si sta aprendo. Dagli Stati Uniti l'erede al trono Mohammad bin Salman ha annunciato l'abolizione dell'obbligo per le donne di portare l'abaya, l'abito tradizionale coprente, sconfessando «l'Islam troppo radicale», e ha illustrato a Donald Trump e a diverse multinazionali americane il suo piano di modernizzazione economica e sociale Vision 2030. Vero obiettivo della trasferta tra Washington, New York e la Silicon Valley: il principe bin Salman (MbS per i sauditi) chiama il mondo del business, non solo a stelle e strisce, a investire nel Paese, per la prima volta in modo massiccio dalla sua fondazione.

L'EREDE PIÙ GIOVANE. La marcia è spedita, perché nella monarchia assoluta il sovrano in pectore 32enne, come mai era accaduto nella dinastia di re anziani (l'ultimo dei quali il padre re Salman) non esita ad agire in modo anche incisivo e tranchant per portare avanti le «riforme interne» promesse: 64 miliardi di dollari sono previsti solo per lo sviluppo di attività culturali e di intrattenimento, settore interamente da creare visto che per decenni nel Paese di Mecca e Medina sono stati vietati, per motivi religiosi, cinema, teatri e luoghi di divertimento. È in costruzione una opera house a Gedda e sono stati permessi i primi concerti, anche jazz e rap, ospitati in grandi alberghi e nelle università.

Per il 2018 sono in programma migliaia di eventi. Vision 2030 punta a lanciare anche il comparto sportivo («aumentare la percentuale di persone che fanno attività fisica almeno una volta la settimana dal 13% al 40%»), con palestre e strutture per gare e attività. E del turismo come businness: parchi safari e per i divertimenti, resort e percorsi culturali sono in progettazione, nel Paese del Golfo che al contrario dei vicini emirati finora non ha mai fatto entrare forestieri per hobby: si atterra a Riad con un passaporto straniero su invito, per affari o per ragioni diplomatiche, a meno di non rientrare nei visti annuali per i milioni di pellegrini alla Mecca.

LA METRO DI ANSALDO-SALINI. Ma entro il 2019, e c'è chi scommette già tra qualche mese, l'Arabia Saudita rilascerà i primi visti turistici, per visitare il Paese attraverso agenzie. Dipende da quanto avanti sono i cantieri per campeggi, musei, villaggi vacanze, siti archeologici aperti al pubblico e altre strutture per l'accoglienza da inaugurare. Prima dei luoghi d'intrattenimento sono state appaltate, ex novo o da ampliare, le opere strutturali e infrastrutturali di base: non a caso, da qualche anno nel Paese circolano sempre più architetti e ingegneri italiani. La commessa più vistosa è quella che nel 2013 si sono aggiudicate Ansaldo e Salini-Impregilo per la linea 3 della metropolitana di Riad.

C'è un forte interesse per gli architetti e i designer dall'Italia, la patria delle arti

Con un altro partner, Ansaldo è in gara per la gestione e la manutenzione della metro, mentre Salini-Impregilo ha cantieri per un mall e un nuovo centro abitato. E se Oltreoceano, discusso di armamenti e nucleare con Trump, MbS trascorre due settimane tra la Grande Mela e Silicon Valley per attrarre l'hi-tech, dall'Italia si aspettano un imprinting in fatto di stile: «C'è un interesse molto forte per i vostri architetti e designer, considerata l'alta qualità e la bellezza che contraddistinguono l'Italia nel mondo per la moda, le arti e la creatività», spiega a L43 il rappresentante dell'Arabia Saudita alla Fao Mohammed Alghamdi, che ha introdotto Vision 2030 a Milano in occasione di Tempo di Libri.

I SITI ARCHEOLOGICI. Concerti, mostre, sfilate: la nuova offerta culturale e di lifestyle deve essere coltivata. Aumentano anche le collaborazioni accademiche tra le università saudite e italiane: dalla Statale di Bologna alla Sapienza di Roma, all'Orientale di Napoli che dal 2009 ha una missione archeologica in Arabia Saudita, in collaborazione con i ministeri degli Esteri e dell'Istruzione italiani e con la Saudi Commission for Tourism and National Heritage. Un'occasione, se non unica (il primo team tedesco è nel Paese dal 2000 e un secondo francese dal 2002), rara per il direttore del gruppo Romolo Loreto che racconta di un «territorio incredibilmente vasto e pressoché vergine da svelare».

Il deserto è solo apparente: il paesaggio, meraviglioso, è molto ricco di oasi e di reperti

Migliaia di anni fa l'Arabia felix abbondava di boschi e fiumi. Tracce che riemergono, lungo le antiche rotte carovaniere tra l'Asia e l'Africa, come quelle delle successive città-Stato pre-islamiche abitate da regine arabe. Ma si trovano anche alcune influenze romane, cristiane, assire e persiane, accanto ai fasti restaurati del periodo d'oro islamico con Mecca capitale. «La missione archeologica del team di 10 italiani e quattro sauditi è preziosa anche per la ricostruzione delle rapide mutazioni climatiche che hanno stravolto la penisola, desertificandola. Ma il vuoto è solo apparente: il paesaggio, meraviglioso, è molto ricco di oasi. E di reperti», commenta Loreto a L43.

SGANCIARSI DAL PETROLIO. Resti che affiorano appena sotto la sabbia, come il petrolio. Ma Vision 2030 si propone di generare «produttività anche dalla conoscenza», non più unicamente dall'estrazione del greggio: il patrimonio archeologico e le risorse naturali sono le frecce all'arco, insieme alle università, motori di sviluppo tecnologico. Si parla di «cambiare i programmi scolastici», «conservare i valori arabi, islamici e sociali fondanti ma evitando errori e carenze del passato». Il diplomatico Alghamdi conferma il «lancio per gradi di tutta una serie di nuovi settori, allo scopo di liberarci dalla dipendenza del petrolio. Alcuni traguardi sono fissati per il 2020, i restanti entro il 2030».

È una sfida, la prima grossa apertura all'Occidente nella storia della monarchia, un'altra trasformazione radicale dalla scoperta dell'oro nero. Anche il rappresentante di Riad all'agenzia Onu riporta di una «fase di enormi cambiamenti interni, strutturali e in particolar modo per le donne». Tra il 2017 e il 2018 sono stati attenuati i poteri del guardiano su di loro, in modo che possano aprire imprese per Vision 2030, senza la firma del tutore uomo, e da giugno 2018 guidare. Da poco le saudite entrano negli stadi e agli eventi. È appena caduta l'imposizione del velo integrale, si aprono le prime palestre femminili e sono ammesse a militare nell'esercito.

PIÙ DIFESA E IMPRESE. Il piano del principe bin Salman non nasconde le ambizioni di leadership nella regione araba, anche attraverso l'impulso delle industrie del comparto militare. Oltre ai poteri esecutivi all'Economia e agli Interni, MbS è il ministro della Difesa interventista del blocco al Qatar e della drammatica guerra in Yemen. Ma, sul piano interno, la sua modernizzazione nazionalista promette asili nido e energia da fonti alternative rinnovabili; sanità e istruzione in parte da privatizzare; più piccole e medie imprese e lo sviluppo non facile del comparto industriale e agricolo, in una terra arida afflitta dalla siccità, grazie a nuove tecniche come per esempio le serre idroponiche.

Vision 2030 è anche la rottamazione del vecchio, in una società composta per il 35% da studenti

Vision 2030 è anche la rottamazione del vecchio, in una società composta per il 35% da studenti. Si auspica una gestione saggia delle spese, con meno sprechi e privilegi. Si punta a più meritocrazia e produttività, con più lavoratori e lavoratrici sauditi e meno stranieri, a partire dal milione di autisti per le donne destinato a sparire. Oltre ai 100 miliardi di dollari in investimenti strappati alla Gran Bretagna, prima tappa europea di MbS, l'erede di re Salman ha recuperato 120 miliardi dai beni appena confiscati, nelle maxi retate anti-corruzione, a centinaia di milionari sauditi dell'establishment. La vecchia guardia esce di scena, la nuova spera in una rivoluzione copernicana.