Arcipelago Ucraina

Redazione
17/12/2010

Da Berlino Pierluigi Mennitti In Ucraina la lotta politica passa ora dalla piazza e dal parlamento alle aule di tribunale....

Arcipelago Ucraina

Da Berlino
Pierluigi Mennitti

In Ucraina la lotta politica passa ora dalla piazza e dal parlamento alle aule di tribunale. La procura generale di Kiev ha aperto un procedimento contro l’ex primo ministro Yulia Tymoshenko, la bionda pasionaria della rivoluzione arancione, con l’accusa di aver utilizzato in maniera non corretta soldi pubblici. E le ha vietato di lasciare il Paese. La notizia rimbalza sulle pagine della Frankfurter Allgemeine Zeitung e conferma che tra il nuovo presidente Viktor Yanukovich e la bella Yulia, la partita si fa dura.
Si tratta di capire se l’iniziativa giudiziaria colpisce malversazioni effettivamente avvenute negli anni in cui la Tymoshenko ha guidato il suo governo, oppure se è iniziata la resa dei conti definitiva, con il tentativo da parte dei nuovi vincitori di ricorrere a ogni mezzo pur di eliminare dalla scena l’avversario più carismatico dell’opposizione.

Tymoshenko sotto accusa, non può lasciare il Paese

Difficile capirlo, nelle more di un Paese la cui trasparenza dei comportamenti istituzionali non è certo leggendaria e i posti di responsabilità pubblica, magistratura compresa, sono influenzati dallo spoil system che sistematicamente ogni vincitore mette in atto una volta raggiunto il potere.
L’accusa mossa alla Tymoshenko è di aver avallato un utilizzo non legittimo dei soldi ottenuti dalla vendita al Giappone dei diritti di emissione derivanti dal protocollo di Kyoto. Un comportamento che sarebbe stato individuato da una perizia compiuta da una società privata americana, incaricata proprio dal presidente Yanukovich.
Tali diritti, chiamati anche carbon-credit, vengono ottenuti dai Paesi che non raggiungono il limite di emissione dei gas serra stabilito nei trattati di Kyoto e possono quindi essere rivenduti a paesi che, invece, tale quota l’hanno superata.
La Tymoshenko non ha mai contestato di aver utilizzato quel denaro per far fronte a emergenze determinate nel bilancio statale dalla crisi economica che ha spinto l’Ucraina, nel biennio passato, fin sull’orlo della bancarotta. Nel caso specifico, quel capitolo di spesa venne spostato per coprire il buco che si era aperto nella spesa per le pensioni.
Ma successivamente, quel denaro venne recuperato e l’intera cifra nuovamente destinata al suo scopo originario, l’introduzione di misure per la salvaguardia dell’ambiente. Una distrazione di denaro necessaria a non lasciare milioni di cittadini senza la dovuta rendita mensile in una fase difficile dell’economia del paese ed evitare proteste di piazza che avrebbero potuto peggiorare il clima sociale già difficile.
Sorprende soprattutto la misura presa dalla procura di vietare all’ex premier gli spostamenti fuori dal Paese. «Continua il terrorismo contro l’opposizione da parte delle autorità pubbliche sotto il regime di Yanukovich», ha reagito la Tymoshenko, buttandola subito in politica. E il presidente del suo partito Patria ha denunciato che «la sanzione imposta del divieto di espatrio impedisce il viaggio già programmato in questi giornia Bruxelles per incontrare diversi leader europei».

L’Ucraina di Yanukovich, un Paese sempre più autoritario

Al di là del caso specifico, nota la Frankfurter, dall’Ucraina giungono negli ultimi tempi segnali sempre più preoccupanti di involuzione politica verso un sistema autoritario: «Dopo il suo insediamento, Yanukovich ha occupato con uomini a lui vicini i posti più rilevanti nei tribunali e nella procura della Repubblica e i magistrati lo hanno ricompensato con plateali decisioni a suo favore. In particolare, la Corte costituzionale ha invalidato la Costituzione varata nel 2004 che arginava il potere delle alte cariche dello Stato, tanto che oggi il presidente è tornato a detenere un potere quasi senza limiti».
Alla procura generale è stato piazzato Viktor Pschonka, un vecchio sodale di Yanukovich fin dai tempi in cui questi era governatore nel distretto orientale di Donesk, il quale, in collaborazione con i servizi di sicurezza ucraini guidati da Choroschkowskij (che in qualità di membro dell’alto consiglio di giustizia ha anche il controllo sull’intera magistratura), ha proceduto nei mesi scorsi alla messa sotto accusa e agli arresti di molti esponenti politici dell’opposizione. Tra questi, gli ex ministri dell’Interno Luzenko, dell’Economia Danilischin e dell’Ambiente Filiptschuk, più una serie di funzionari amministrativi legati alla Tymoshenko, come il direttore delle dogane Makarenko e il responsabile dell’azienda energetica Naftogas Didenko. Che nella contorta Ucraina, tutto il marcio si nasconda sotto le capienti gonne dell’ex pasionaria della rivoluzione arancione appare, non solo agli osservatori stranieri, quanto meno eccessivo.