Argentina, l’ultraliberista Milei è il nuovo presidente

Redazione
20/11/2023

Con l'86 per cento dei voti scrutinati l'anarcocapitalista ha vinto con il 56 per cento il ballottaggio contro il candidato peronista progressista Sergio Massa. «Oggi inizia la fine della decadenza argentina. Iniziamo la ricostruzione e a voltare la pagina della nostra storia», ha commentato il vincitore.

Argentina, l’ultraliberista Milei è il nuovo presidente

L’ultraliberista di destra Javier Milei é il nuovo presidente eletto dell’Argentina. Con l’86 per cento dei voti scrutinati l’anarcocapitalista ha vinto con il 56 per cento il ballottaggio contro il candidato peronista progressista Sergio Massa (44,04 per cento), in un’elezione storica e cruciale per il Paese. «Oggi inizia la fine della decadenza argentina. Iniziamo la ricostruzione e a voltare la pagina della nostra storia. Riprendiamo il cammino che non avremmo mai dovuto perdere. Finisce il modello dello stato che impoverisce e benedice solo alcuni mentre la maggioranza soffre. È una notte storica, torniamo ad abbracciare l’idea della libertà», ha detto il nuovo capo dello Stato nel suo primo discorso. Milei si è presentato in giacca e cravatta al fianco della sorella Karina, suo sostegno durante tutta la campagna elettorale: «Sappiamo che ci sono persone che resisteranno per mantenere i loro privilegi. Saremo implacabili: dentro la legge tutto, fuori la legge niente», ha avvertito mettendo in guardia la casta, e chiedendo al governo peronista di Alberto Fernandez di «prendersi carico del Paese fino alla fine del mandato». La vittoria di Milei era già nell’aria già nell’immediato della chiusura dei seggi. «Disponiamo di dati preliminari che ci danno fiducia. In Argentina comincia un cambiamento», avevano spiegato i portavoce de La Libertad Avanza senza nascondere un certo entusiasmo.

Argentina, l'ultraliberista Milei è il nuovo presidente
Javier Milei, nuovo presidente dell’Argentina (Ansa)

Milei: «Non c’è spazio per la gradualità, per le mezze misure»

Milei assumerà il suo mandato il 10 dicembre, proprio nel quarantesimo anniversario della democrazia dall’ultima dittatura militare. «La situazione è drammatica, non c’è spazio per la gradualità, per le mezze misure», ha indicato il vincitore, elencando l’inflazione, la povertà, la miseria e l’insicurezza come le sfide più urgenti. «L’Argentina ha un futuro ed è liberale», ha poi osservato promettendo che, tra 35 anni, il Paese sarà «una potenza mondiale». Nella sua presentazione, Milei ha evitato di parlare dei suoi cavalli di battaglia come la dollarizzazione o la chiusura della Banca Centrale. Ma non ha potuto fare a meno di vibrare il suo motto: «Viva la libertà, maledizione», acclamato dal ruggito della sua gente, prima di abbracciare i suoi genitori, mentre nelle città del Paese, da Buenos Aires a Cordoba a Mendoza, a migliaia con le bandiere biancocelesti si sono riunite per festeggiare con canti, balli, rulli di tamburo e caroselli di auto.

Massa: «L’esito non è quello che ci aspettavamo»

Alcune ore prima in un drammatico discorso, Massa aveva ammesso la sconfitta abbandonando la scena mentre era ancora in corso lo spoglio delle schede. «L’Argentina ha un sistema democratico solido e forte che rispetta sempre i risultati. Ovviamente l’esito non è quello che ci aspettavamo e ho contattato Javier Milei per congratularmi con lui e augurargli buona fortuna perché sarà il prossimo presidente. È il presidente eletto dalla maggioranza per i prossimi quattro anni», ha spiegato il ministro dell’Economia, nella delusione dei supporter, che gli hanno comunque concesso l’abbraccio di un applauso. «L’ho fatto, ha commentato, convinto che la cosa più importante che dobbiamo lasciare stasera è il messaggio che la convivenza, il dialogo e il rispetto della pace di fronte a tanta violenza e squalificazione è la strada migliore che possiamo intraprendere». Gli argentini però «hanno scelto un’altra strada, ha evidenziato. «E da domani la responsabilità di dare certezze, di trasmettere garanzie sul piano sociale, politico ed economico, spetta al presidente eletto. Speriamo che lo faccia».