Aria da Guerra fredda

Redazione
06/12/2010

di Lorenzo Berardi begin_of_the_skype_highlighting     end_of_the_skype_highlighting Anna Chapman ha fatto scuola. La 28enne russa dal passaporto britannico al centro di uno scandalo...

Aria da Guerra fredda

di Lorenzo Berardi begin_of_the_skype_highlighting     end_of_the_skype_highlighting

Anna Chapman ha fatto scuola. La 28enne russa dal passaporto britannico al centro di uno scandalo internazionale l’estate scorsa per avere passato non meglio precisate «informazioni riservate» all’intelligence russa dagli Stati Uniti, dopo avere vissuto e lavorato a Londra potrebbe non essere l’unica spia venuta dal freddo capace di abbindolare gli inglesi.

Katia e il parlamentare

L’ultimo a cascarci è stato addirittura un membro del Parlamento britannico, il liberal democratico Mike Hancock. Lei si chiama Ekaterina (Katia) Zatuliveter e in comune con Anna Chapman, per ora, ha solo il fatto di essere russa e accusata di spionaggio.
Assunta come “assistente personale di ricerca” da Hancock, Katia si sarebbe informata sul posizionamento e sui luoghi di ormeggio dei sottomarini nucleari Trident, già al centro delle polemiche nel Regno Unito per essere costati troppo in un momento di tagli generalizzati alla spesa pubblica.
Una eccessiva curiosità su un argomento ritenuto di interesse strategico per la sicurezza nazionale che è costata alla bionda venticinquenne l’arresto avvenuto giovedì 2 dicembre e potrebbe portare alla sua espulsione dal Regno Unito.

Dal Dagestan a Westminster

La stampa britannica si è subito appassionata allo scandalo in giorni in cui gli intrighi della diplomazia internazionale, grazie al caso Wikileaks (leggi il focus) hanno conquistato le prime pagine di tutti i quotidiani d’Oltremanica.
Il Guardian di lunedì 6 dicembre ha trattato l’intera vicenda dell’affaire Zatuliveter ricostruendo persino le note biografiche della ormai ex assistente personale di Mike Hancock.
Si è così venuto a sapere che la ragazza «è originaria del Dagestan ed è stata costretta a lasciare la propria casa da bambina durante il conflitto ceceno». Tre anni fa Katia approdò nel Regno Unito per ottenere un master all’Università di Bradford.
Nell’agosto scorso nascono i primi sospetti sulle sue “attività di ricerca”. È allora che «di ritorno da una vacanza in Croazia», ha scritto il Guardian, «Katia venne fermata all’aeroporto di Gatwick e inizialmente privata del proprio pass di accesso alla Camera dei Comuni, un documento rilasciato su autorizzazione di polizia e M15 (l’agenzia di sicurezza britannnica) e che garantisce libero accesso al palazzo di Westminster».
Oggi lo stesso M15 che aveva ritenuto Katia innocua dopo scrupolosi controlli di sicurezza, ritiene che la ragazza possa essere in contatto con lo Služba Vnešnej Razvedk, meglio noto come Svr, il servizio di intelligence russo internazionale nato dalle ceneri del Kgb.
Accuse a cui non crede il deputato Mike Hancock che ha continuato a difendere Katia su televisioni e giornali. In una recente intervista a Sky News, il parlamentare ha bollato come «assolutamente ridicole» le tesi pubblicate domenica 5 dicembre dal Sunday Times.
«Non ho ragioni per credere che Katia abbia fatto altro che agire in maniera irreprensibile nel periodo in cui ha lavorato per me», ha dichiarato Hancock, «Lei è determinata a difendere le proprie ragioni e io sono convinto al 100% che non abbia nulla da nascondere e nulla abbia fatto di sbagliato. Ma se così non fosse, i servizi di sicurezza devono dimostrarlo».

Hancock, «troppo vicino alla Russia»

Hancock  crede nell’innocenza della sua ex assistente di ricerca, ma da più parti si ritiene che possa essere caduto nella rete tesa dall’intelligence russa abboccando alle grazie di miss Zatuliveter.
E il 64enne parlamentare lib-dem non è certo un pesce piccolo. Eletto nel collegio di Portsmouth, città sulla Manica sede di un’importante base navale della Marina britannica, Hancock non ha mai nascosto di essere interessato al futuro degli armamenti nucleari nazionali. Per questo, dal maggio scorso ha posto diverse volte interrogativi parlamentari ai suoi colleghi della coalizione di governo in merito tanto ai sottomarini Trident quanto allo stabilimento per la produzione di armi atomiche di Aldermaston, nel sud dell’Inghilterra.
Oggi, Hancock sostiene di avere cominciato a seguire questi temi sin dal 1984, prima ancora che Katia Zatuliveter nascesse, e ribadisce di averlo fatto in completa trasparenza e indipendenza. Tuttavia, qualche sospetto sul conto e sugli interessi del parlamentare liberal-democratico è cominciato a serpeggiare fra la Camera dei Comuni e la Camera dei Lord.
Da tempo, hanno sostenuto fonti di Westminster, Hancock «simpatizza eccessivamente» con la Russia, mentre l’ex ministro laburista per l’Europa, Chris Bryant, ha ricordato al Guardian di essersi opposto all’elezione dell’uomo di Portsmouth al gruppo interparlamentare russo per via della sua «troppa indulgenza verso Mosca».
Posizioni pro-Putin e pro-Medvedev che, ha affermato Bryant «ci preoccupavano». Il politico laburista ha sostenuto inoltre che durante l’incontro interparlamentare in cui lui stesso si oppose alla nomina di Hancock: «La sua assistente di ricerca, che aveva svolto il ruolo di segretaria nel gruppo russo se ne andò molto irritata». Bryant non lo dice espressamente, ma quella assistente era proprio Katia Zatuliveter.

Anna, Katia e le altre 20

Restano meno chiare le ragioni che hanno portato la ragazza originaria del Dagestan dall’Università di Bradford direttamente a Westminster. Secondo il Daily Mail Hancock non conobbe la sua futura assistente nel Regno Unito, ma nel corso di «una delle sue frequenti visite nei paesi dell’ex Patto di Varsavia».
Qui cominciano a sprecarsi i paragoni fra la parabola di Anna Chapman, nata Kushchyenko per poi prendere il cognome del marito britannico (i due hanno già divorziato), e quella di Katia Zatuliveter.
Oggi Chapman, pardon Kushchyenko, non se la passa poi così male. È vero che il Regno Unito le ha revocato la cittadinanza britannica, ottenuta grazie al matrimonio lampo con l’inglese Alex Chapman, ma in compenso la Russia già la venera come una star. Appena qualche settimana fa “Anna la Rossa” è apparsa senza veli e in pose da ammiccante Bond girl, sull’edizione russa di Maxim (guarda il video).
Difficile che Katia arrivi a fare altrettanto, ma al pari di quanto accaduto per chi l’ha preceduta “dalla Russia con amore”, già i giornali e i tabloid inglesi scandagliano nel suo passato e nella sua vita privata.
Sempre stando alle indiscrezioni del Daily Mail, si è scoperto per esempio che il padre e la sorella della sospetta spia si occuperebbero di fornire le pratiche necessarie agli studenti russi che intendono trasferirsi Oltremanica, mentre la stessa Katia aveva vinto un posto presso una grande organizzazione per la difesa britannica, prima che i servizi segreti ne sconsigliassero l’assunzione. L’M15 riterrebbe inoltre che ci siano almeno «altre 20 spie che lavorano nel Regno Unito sotto false identità».

Mosca minimizza, Bruxelles rincara la dose

Rispetto a quotidiani scandalistici come il Daily Mail o il Sun, ma anche ai più seriosi Guardian, e Times, il Daily Telegraph ha scelto di attendere l’evoluzione degli eventi prima di sbilanciarsi sulle reali mansioni di Katia nel periodo da lei trascorso presso il Parlamento britannico come assistente di Hancock.
Non solo. Il quotidiano è andato ad ascoltare l’altro lato della campana, riportando come la russa Kosmolskaya Pravda abbia minimizzato la vicenda riducendola a una «insignificante vendetta sulla Russia per essersi aggiudicata i mondiali di calcio 2018 a scapito dell’Inghilterra».
Da Bruxelles ha preferito invece non minimizzare la situazione Matyas Eörsi, politico ungherese che sino al 2009 ha presieduto l’Alleanza dei Democratici e Liberali per l’Europa (Alde) presso il Parlamento europeo.
Eörsi ha dichiarato alla stampa britannica di «avere speso un anno cercando di attirare l’attenzione sulle dubbie connessioni di Hancock con la Russia»  e si è detto sorpreso per le posizioni sinora tenute dal parlamentare inglese.
«Se fossi in lui, sarei scioccato da queste rivelazioni e chiederei subito all’M15 di investigare in ogni possibile direzione sul conto di miss Zatuliveter». Peccato che i file di Assange in questo caso non possano dare una mano agli 007 britannici.