Il sottosegretario alle Infrastrutture Armando Siri è indagato

Il sottosegretario alle Infrastrutture Armando Siri è indagato

L'accusa è corruzione: «Tangente da 30 mila euro». Al centro dell'indagine il re dell'eolico Nicastri, considerato vicino a Messina Denaro. Governo diviso. Toninelli ritira le deleghe. 

18 Aprile 2019 06.32

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Il sottosegretario alle Infrastrutture e ideologo della flat tax, Armando Siri risulta indagato dalla procura di Roma per corruzione. Come scrive La Repubblica, secondo l'accusa il senatore leghista avrebbe intrattenuto frequenti rapporti con Paolo Arata, docente universitario, ex deputato di Forza Italia e tra i professori scelti da Matteo Salvini per redigere il programma della Lega – su cui indagano da tempo i magistrati della Direzione distrettuale antimafia e gli investigatori della Dia per i suoi contatti con l'imprenditore Vito Nicastri, definito dal Financial Times «Signore dell'eolico», già ai domiciliari per concorso esterno in associazione mafiosa e fittizia intestazione di beni, è ritenuto vicino al superlatitante Matteo Messina Denaro. Nicastri, con la nuova indagine, si è visto aggravare la misura cautelare finendo in carcere. Il caso apre un nuovo fronte nel governo: da una parte il M5s chiede le dimissioni del leghista e il ministro Danilo Toninelli ha disposto il ritiro delle deleghe, dall'altra Salvini blinda il suo uomo ricordando di non aver mai chiesto le dimissioni per gli indagati del Movimento.

LE ACCUSE NEI CONFRONTI DI SIRI

Sempre secondo l'accusa, Siri avrebbe ricevuto denaro – 30 mila euro – per modificare un norma da inserire nel Def 2018 che avrebbe favorito l'erogazione di contributi per le imprese che operano nelle energie rinnovabili. Norma che però non è mai stata approvata. Per i magistrati però Siri non sarebbe stato a conoscenza dei legami tra l'imprenditore siciliano e l'ex parlamentare. Il sottosegretario è accusato dalla procura di Roma per avere, nella sua «duplice veste di senatore della Repubblica e sottosegretario alle Infrastrutture» nella «qualità di pubblico ufficiale» asservito «le sue funzioni e i suoi poteri a interessi privati». È quanto emerge dal decreto di perquisizione dei pm romani nel filone di indagine trasmesso dai colleghi di Palermo.

INDAGATI ANCHE TRE PUBBLICI UFFICIALI

Nell'indagine per corruzione per l'esercizio delle funzioni sono indagati anche tre pubblici ufficiali: si tratta di Alberto Tinnirello, ex funzionario del dipartimento Energia della Regione Siciliana, Giacomo Causarano, funzionario dell'assessorato all'Energia, e il funzionario del Comune di Calatafimi Angelo Mistretta. Tinnirello avrebbe incassato una tangente, non quantificata dai pm, per dare gli informazioni sullo stato delle pratiche amministrative inerenti la richiesta di autorizzazione integrata ambientale per la costruzione e l'esercizio degli impianti di bio-metano di Franconfonte e Calatafimi -Segesta della Solgesta s.r.l., di proprietà di Arata e Nicastri. Causarano avrebbe avuto 11 mila euro, mazzetta mascherata da pagamento di una prestazione professionale resa dal figlio, pure lui indagato. In cambio avrebbe passato informazioni sullo stato delle pratiche amministrative inerenti le istanze relative agli impianti di produzione di energia rinnovabile. Mistretta avrebbe ricevuto 115 mila euro per rilasciare una autorizzazione alla costruzioni di impianti di produzione di energia alternativa riferibili alle società di Arata e Nicastri. L'inchiesta dei pm di Palermo è nata dall'indagine sull'imprenditore Francesco Isca, anche lui socio di Nicastri

IL SOTTOSEGRETARIO: «NON HO RAGIONI PER DIMETTERMI»

A caldo Siri ha commentato: «Non so niente. Non ho idea, non so di cosa si tratti. Devo prima leggere e capire. Ho letto di nomi che non so». «Sicuramente», ha aggiunto, «non c'entro niente con vicende che possano avere risvolti penali. Mi sono sempre comportato nel rispetto delle leggi. Sono tranquillo». «Respingo categoricamente le accuse che mi vengono rivolte», ha scritto ancora in una nota. «Non ho mai piegato il mio ruolo istituzionale a richieste non corrette. Chiederò di essere ascoltato immediatamente dai magistrati e se qualcuno mi ha accusato di queste condotte ignobili non esiterò a denunziarlo». E alle richieste di fare un passo indietro avanzate dal M5s ha risposto categoricamente: «Non ho fatto niente di male: non ho ragioni per dimettermi».

LEGGI ANCHE: La lite su Roma allarga la crepa di governo tra Lega e M5s

SALVINI: «SU SIRI NESSUN DUBBIO»

Anche Salvini in prima persona blinda il collega di partito: «L'ho sentito oggi, l'ha letto dai giornali, è assurdo. Lo conosco, lo stimo, non ho dubbio alcuno, peraltro stiamo parlando di qualcosa che non è finito neanche nel Def». Il vicepremier e ministro dell'Interno ha quindi confermato piena fiducia in Siri.

LUIGI DI MAIO ALL'ATTACCO: «SI DIMETTA»

Di diverso avviso l'alleato di governo, Luigi Di Maio, che invece parte all'attacco. «Sarebbe opportuno che il sottosegretario Siri si dimettesse. Gli auguro di risultare innocente e siamo pronti a riaccoglierlo nel governo quando la sua posizione sarà chiarita», ha commentato il vicepremier M5s. «Non so se Salvini sia d'accordo con questa mia linea intransigente», ha aggiunto, «ma è mio dovere tutelare il governo e l'integrità delle istituzioni. Un sottosegretario indagato per fatti legati alla mafia è un fatto grave. Non è più una questione tecnica giuridica ma morale e politica. Va bene rispettare i tre gradi di giudizio, ma qui la questione è morale. Ma se i fatti dovessero essere questi è chiaro che Siri dovrebbe dimettersi», ha ribadito. Immediata la risposta di Salvini: «C'è solo un'iscrizione nel registro degli indagati e solo se sarà poi condannato dovrà mettersi da parte», ha detto il ministro dell'Interno da San Ferdinando. E ha ricordato: «Non ho mai chiesto di far dimettere la Raggi o parlamentari dei cinque stelle quando anch'essi sono stati indagati».

MORRA, COMMISSIONE ANTIMAFIA: «IPOTESI DI INDAGINI INQUIETANTI»

Rincara la dose il presidente della commissione Antimafia Nicola Morra. «Le ipotesi di indagini che coinvolgono il sottosegretario Siri, se confermate, sono inquietanti e gravi», ha dichiarato l'esponente pentastellato. «Il presunto legame con Vito Nicastri è un'ombra pesante perché Nicastri, agli arresti domiciliari, è l'imprenditore che risulta aver coperto e finanziato la latitanza di Matteo Messina Denaro. È lapalissiano questo filo che lega mafia e palazzi e ribadisco che, se accertato, risulterebbe di una gravità senza precedenti». E ha sottolineato: «La richiesta di dimissioni avanzata da Luigi Di Maio mi trova pienamente concorde. Ora è il momento di lasciar lavorare serenamente la magistratura che deve sentire la vicinanza e il sostengo di tutte le istituzioni e delle forze politiche».

TONINELLI DISPONE IL RITIRO DELLE DELEGHE

Il ministro delle Infrastrutture e trasporti Danilo Toninelli è passato dalle parole ai fatti diponendo il ritiro delle deleghe al sottosegretario indagato. «Alla luce delle indagini delle procure di Roma e Palermo, con il coinvolgimento della Direzione investigativa antimafia di Trapani», si legge in una nota ddel Mit, «il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, ha disposto il ritiro delle deleghe al sottosegretario Armando Siri, in attesa che la vicenda giudiziaria assuma contorni di maggiore chiarezza. Secondo il Ministro, una inchiesta per corruzione impone infatti in queste ore massima attenzione e cautela».

IL POST DI ALESSANDRO DI BATTISTA

«Ho sempre sostenuto questo governo, lo sosterrò ancor di più se il sottosegretario Siri si dimetterà il prima possibile», ha scritto su Facebook Alessandro Di Battista. «Nessun governo del cambiamento e nessun governo che si sta impegnando nella lotta alla corruzione può tollerare che vi sia un proprio esponente indagato per reati così gravi». Dibba continua: «Il sottosegretario Siri lavora nel ministero delle infrastrutture e dei trasporti, il ministero più delicato che c'è per via dei lavori e degli appalti che segue. È evidente che debba dimettersi all'istante perché, come diceva Borsellino, i politici non devono soltanto essere onesti, devono apparire onesti».

Ho sempre sostenuto questo Governo, lo sosterrò ancor di più se il sottosegretario Siri si dimetterà il prima possibile….

Geplaatst door Alessandro Di Battista op Donderdag 18 april 2019

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