Arpisella fuori da Confindustria

Redazione
17/10/2010

Rinaldo Arpisella non è più il portavoce del presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. L’annuncio è stato dato dalla stessa imprenditrice...

Rinaldo Arpisella non è più il portavoce del presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. L’annuncio è stato dato dalla stessa imprenditrice sabato 16 ottobre durante il Forum della piccola imprenditoria di Prato. La decisione, come dichiarato dalla stessa Marcegalia, è stata presa insieme al collaboratore.
«Di comune accordo con Rinaldo Arpisella abbiamo deciso che tornerà a occuparsi a tempo pieno della mia azienda», ha dichiarato la presidente di Confindustria, amministratore delegato dell’omonima impresa di famiglia, nel mantovano. Alla figura di Arpisella, il 15 ottobre, il settimanale Panorama ha dedicato un pezzo in cui si racconta come l’ormai ex portavoce minacciò nel 2009 un giornalista fino a impedirgli la pubblicazione di un’inchiesta riguardante l’azienda della presidente di Confindustria. Questo il passato.
Oggi, invece, Arpisella è al centro della vicenda del presunto dossieraggio nei confronti di Emma Marcegaglia, che vede tra i protagonisti anche Nicola Porro, Alessandro Sallusti e Fedele Confalonieri (qui l’intervista sul caso Marcegaglia). Porro, vicedirettore de Il Giornale, fu intercettato mentre comunicava all’ex portavoce di lavorare a un dossier contro Emma Marcegaglia. Il giornalista, prima della messa online del file audio della telefonata, aveva messo le mani avanti sostenendo che il dossier contro la presidente di Confindustria era in realtà una burla.
Per Alessandro Sallusti, direttore del Giornale, l’uscita di scena di Arpisella è imputabile solo a lui stesso e ai pasticci che ha combinato. «Fu lui», ha scritto nell’editoriale del 17 ottobre Sallusti, «a trascinare Confindustria dentro uno psicodramma mediatico fondato sul nulla. Fu lui, insistendo sulla tesi del complotto, a cadere nel trappolone del pm Woodcock che portò alle spettacolari perquisizioni e agli avvisi di garanzia per i vertici del Giornale.
Nessun reato ma troppi pasticci, troppi equivoci. «Mi spiace», per Arpisella, ha dichiarato infine Sallusti, «anche se le sue parole mi hanno procurato la non piacevole esperienza di essere svegliato dai carabinieri per una colpa che non ho».

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