Arrestati per terrorismo a Milano, nella chat anche minacce a Meloni

Redazione
17/10/2023

Secondo la procura, i due uomini fermati erano «estremamente attivi nella propaganda e nel proselitismo digitali per conto dell'Isis». Rintracciati messaggi minatori contro l'Occidente e gli organi istituzionali.

Arrestati per terrorismo a Milano, nella chat anche minacce a Meloni

Ci sono nuovi dettagli sulle due persone arrestate per terrorismo nella mattinata di martedì 17 ottobre su ordinanza del gip di Milano Fabrizio Filice. I due uomini sono residenti in due città diverse dell’hinterland milanese, hanno tra i 40 e 50 anni e lavorano nel settore delle pulizie (uno dipendente di un’impresa, l’altro titolare ma con società ora chiusa). Uno avrebbe indottrinato l’altro, stando alle indagini. A carico del secondo, in particolare, è stato rintracciato online il suo giuramento scritto e rinnovato di fedeltà e sottomissione all’Isis.

I due arrestati si dichiarano «terroristi» dell’Isis

Entrambi, stando alle indagini partite nel 2021 da analisi della Polizia postale di Perugia e dell’Osint (Open source intelligence), avrebbero inviato i loro messaggi, soprattutto commenti anche a video di massacri e attentati dell’Isis, su gruppi Telegram, WhatsApp e Facebook per fare proselitismo e propaganda, dichiarandosi «terroristi» dell’Isis.

Nelle chat trovate minacce alla premier Meloni e agli organi istituzionali

Nelle chat sarebbero state rintracciate anche delle minacce alla premier Giorgia Meloni. L’inchiesta, in cui già erano state svolte perquisizioni, si è concentrata soprattutto sull’analisi dei messaggi contro l’Occidente, tra cui appunto anche le minacce ad «organi istituzionali», e a favore dello Stato islamico e sul supporto attraverso finanziamenti inviati dai due per sostenere l’estremismo islamico. In particolare, i due avrebbero inviato soldi a donne rimaste vedove perché i loro mariti erano morti in contesti di guerra. È stato accertato che avrebbero mandato denaro anche a un uomo che, secondo indagini statunitensi, farebbe parte dell’Isis.

Dall’indagine non sono emerse prove sulla preparazione di attentati

Non sono emersi nell’indagine, da quanto si è saputo, progetti specifici di preparazione di attentati. Ai due, con gli arresti del 17 ottobre, sono stati sequestrati i telefoni e i dispositivi informatici e gli investigatori ora potranno analizzare anche se la loro attività di proselitismo sia aumentata o meno negli ultimi giorni con la guerra israelo-palestinese in corso e dopo i fatti del 7 ottobre.