Arrestato giornalista scomodo. Morsi lo libera

Redazione
23/08/2012

Arrestato per aver ‘offeso’ il presidente e rilasciato giovedì 23 agosto per decreto in nome del sovrano volere del suo...

Arrestato giornalista scomodo. Morsi lo libera

Arrestato per aver ‘offeso’ il presidente e rilasciato giovedì 23 agosto per decreto in nome del sovrano volere del suo stesso bersaglio.
Ha suscitato sentimenti tra la preoccupazione per la libertà di stampa in Egitto e il sollievo l’epilogo (provvisorio) della disavventura che ha coinvolto il direttore del quotidiano indipendente Al Dostour (La Costituzione), Islam Afifi: finito alla sbarra per presunti oltraggi al nuovo capo di Stato, Mohamed Morsi e arrestato sbrigativamente in aula nel momento in cui iniziava il suo processo, salvo essere rilasciato poche ore dopo sulla base di un decreto con cui lo stesso Morsi ha annullato la detenzione preventiva per reati a mezzo stampa.
Non è il primo colpo di scena politico con il quale il primo presidente eletto del dopo-Mubarak, uomo dei Fratelli Musulmani, sorprende i suoi connazionali e gli osservatori stranieri.
RINNOVO DEI VERTICI MILITARI. Come quando due settimane fa ha rinnovato all’improvviso, con decreti presidenziali, i vertici militari del Paese e ha annullato i precedenti decreti di quegli stessi militari che lo avevano privato, almeno in parte dei suoi poteri.
La vicenda di Afifi, tuttavia, è allarmante in sé perché il suo arresto è sembrato riproporre, con la nuova presidenza, metodi dell’era Mubarak, il raìs decaduto con la rivoluzione del 25 gennaio 2011, che proprio quei metodi annunciava di voler combattere.
Una sorta di paradosso se si pensa che Afifi rappresentava proprio quei sostenitori del vecchio regime che le elezioni legislative, prima, e presidenziali, poi, avevano spazzato via.

Nel mirino per aver scritto contro Morsi

Essendo stato nominato direttore di Al Dostour da Mubarak in persona, dopo che il predecessore, il frondista Ibrahim Issa, era stato arrestato e messo sotto processo per aver scritto articoli sulla cattiva salute del presidente.
Con un provvedimento speculare, inquirenti troppo zelanti – che sembrano essere stati ‘bacchettati’ da Morsi, resosi probabilmente conto del boomerang di impopolarità che rischiava di tornargli addosso – si sono spinti ora a rinviare a giudizio e addirittura ad arrestare Afifi.
La sua ‘colpa’ era di aver scritto che «l’Egitto diventerà un califfato dei Fratelli Musulmani nei giorni a venire» e che Morsi sarebbe stato «informato in anticipo dal capo dei servizi segreti del (recente) attentato che ha provocato l’uccisione di 16 guardie di frontiera, sottovalutando la minaccia». Afifi aveva anche accusato il presidente d’aver inviato malintenzionati a bordo di autobus per assediare la cittadella dell’informazione e terrorizzare il popolo e gli uomini dei media. Il riferimento era a sassaiole di gruppi di persone contro il direttore di una rete tivù locale che aveva parlato male di Morsi. 
ALLARME DELLE ORGANIZZAZIONI. Sia le organizzazioni per i diritti umani egiziane, sia Reporters sans frontieres hanno lanciato senza indugi grida d’allarme dopo l’arresto del direttore di Al Dostour e la formalizzazione di accuse analoghe contro il presidente di una tivù locale, Tewfik Okhasha, rievocando il clima di intimidazione contro la stampa caratteristico del periodo di Mubarak. 
In realtà, lo scontro sull’informazione non sembra estraneo alle lotte tra i gruppi di potere che sono dietro gli organi di stampa. Ma pericoloso è considerato pure l’esordio in questa materia dell’amministrazione Morsi, che ha delegato alla camera alta (la Shura, o Consiglio Consultivo) la nomina dei direttori dei giornali e di altri organi di informazione: scegliendo persone favorevoli alla Fratellanza Musulmana in sostituzione di predecessori indicati negli anni passati da Mubarak.