La storia dei cartelli delle agenzie funebri a Bologna

La storia dei cartelli delle agenzie funebri a Bologna

17 Gennaio 2019 07.50
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A Bologna i carabinieri hanno smantellato due cartelli di imprese di pompe funebri che controllavano le camere mortuarie dei due principali ospedali cittadini riuscendo in pratica ad avere il monopolio nell'aggiudicazione dei servizi funebri. Sono 30 le misure cautelari e 43 le perquisizioni eseguite da 300 militari che hanno sequestrato un patrimonio di 13 milioni di euro.

ASSOCIAZIONE PER DELINQUERE FINALIZZATA A CORRUZIONE E RICICLAGGIO

Le indagini, coordinate dalla procura della Repubblica di Bologna, hanno consentito di disarticolare un'associazione per delinquere finalizzata a corruzione e riciclaggio. I due cartelli, come accertato dagli investigatori, si spartivano i servizi nelle camere mortuarie dell'Ospedale Maggiore e del policlinico Sant'Orsola-Malpighi, ottenendo di fatto il monopolio nel settore.

COME FUNZIONAVA IL SISTEMA: GLI INFERMIERI AGGANCIAVANO I CLIENTI

Ma come funzionava la catena organizzativa dei cartelli? Gli infermieri agganciavano i familiari dei defunti, mettendoli in contatto con i referenti delle varie agenzie di servizi, proponendo quelle più economiche o efficienti. «Se dopo anni in camera mortuaria hai ancora dei mutui da pagare significa che non hai capito come funziona», sono le parole di un infermiere, rivolto a un altro indagato. Gli operatori dell'ospedale venivano quindi compensati con somme tra i 200 e 350 euro a 'lavoro'. Le agenzie poi fornivano dettagli e indirizzavano i clienti verso gli uffici per le pratiche. Al vertice invece c'erano i rappresentanti di due consorzi, che dividevano i compiti e ridistribuivano le somme guadagnate. Questo il sistema ricostruito dai carabinieri del reparto operativo – nucleo investigativo e della Compagnia Bologna centro – che hanno smantellato un business legato al settore funerario.

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