Articolo Uno, di’ qualcosa di sinistra sul razzismo

Peppino Caldarola
31/08/2017

Mentre Minniti e Orlando discutono sullo spauracchio dell'invasione, non una parola arriva da Gotor. Oppure da Pisapia. A quando una sfida culturale alle fake news di destra anti-migranti?

Articolo Uno, di’ qualcosa di sinistra sul razzismo

Non sarò io a cercar di far da paciere fra due ministri del Partito democratico, ma Marco Minniti e Andrea Orlando prima di definirsi diversi dovrebbero farci sapere di che cosa stiamo discutendo. In particolare il titolare dell’Interno. Che cosa ha voluto dire con quella frase sul «rischio della tenuta democratica del Paese» che lo ha spinto verso misure draconiane? Oggi sul Corriere della sera il capo della polizia ridimensiona un po’ questo spauracchio derivante dall’effetto migranti e sottolinea, invece, il pericolo terrorismo.

DICHIARAZIONI SAGGE DI GABRIELLI. Non solo. Franco Gabrielli sostiene che vi è una parte del flusso che è inarrestabile e, quindi, bisogna pensare a come “integrare” i migranti non fermati e non respinti. C’è una certa saggezza in queste parole consegnate a Giovanni Bianconi. Minniti, invece, a che cosa pensava?

MINNITI, CREDI AI GIORNALI DI DESTRA? Ci sono due ipotesi: la prima dice che il ministro immaginava una vera “invasione nera” come scrivono da anni tutti i giornali di destra. Da qui il rischio per la democrazia. La seconda ipotesi fa pensare a forze politiche o organizzazioni di destra che avrebbero “inventato” forme “private” di contrasto all’immigrazione sul solco della esperienza (in parte ridicola) della nave fascista nelle acque del mediterraneo.

Un ministro dell’Interno che si rispetti non cerca di contrastare la cosiddetta invasione, ma spinge per politiche di inclusione. A fare il duro si finsice come Sarkozy

La prima ipotesi non esisteva. I flussi erano sostenuti, ma non siamo mai stati di fronte a un mutamento della composizione demografica dell’Italia. L’arrivo di qualche migliaio di disgraziati in più avrebbe richiesto maggiore impegno nell’assistenza e soprattutto una attenta preoccupazione verso la formazione di sentimenti ostili.

OGNI "COLORED" VISTO COME UNA MINACCIA. Si sa che da anni, grazie alla destra, ogni “colored”, anche biancastro come i caucasici romeni o polacchi, viene presentato come una minaccia soprattutto per chi, povero e vecchio, comincia e finisce di vivere di paure. Un ministro dell’Interno che si rispetti non cerca di contrastare la cosiddetta invasione, ma spinge per politiche di inclusione. A fare il duro si finisce come Nicolas Sarkozy: si guadagnano consensi e Carla Bruni, si fa carriera, però poi si precipita nel sottoscala politico.

Più delicato è il tema degli agitatori politici. Qui si può far poco, se non una battaglia culturale imponente. I facinorosi sono organizzati attraverso giornali e trasmissioni tivù e producono fake news in quantità notevole. È così difficile organizzare un contrasto militante di tutte queste infamie? Non è in grado un partito della sinistra di fare un osservatorio e di mettere in piedi una squadra anti-fake segnalando le castronerie sulla Rete, ma anche negli editoriali e nelle trasmissioni di destra?

ORLANDO, UN DISCORSO A METÀ. Il ministro Orlando quindi fa bene a dire che il rischio democratico non c’è. Però lascia, come spesso gli capita, il discorso a metà. Se lui pensa che vi sia una deliberata accentuazione del pericolo migranti da parte di chi così agevola il risorgere di comportamenti che confinano col fascismo non può non aprire un contenzioso, dapprima culturale, col suo collega del Viminale.

IL GOVERNO NON PUÒ DIVIDERSI. Il governo può spaccarsi senza scandalo su alcuni provvedimenti, non può spaccarsi sul rischio democratico e su chi produce questo rischio. È un fatto di serietà. Poi se in questo dibattito volessero dire una parola, anche a caso, quelli di Articolo Uno (tranne Enrico Rossi che già lo fa) o Giuliano Pisapia saremmo contenti. Dove avete nascosto Miguel Gotor?

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