Asia, le cinque società da tenere d’occhio nel 2024

Federico Giuliani
21/01/2024

Con una crescita stimata del Pil del 4,2 per cento nei prossimi 12 mesi contro il +2,9 per cento globale, il continente si candida a guidare l'economia mondiale. Dai chip in silicio della cinese Sicc all'indonesiana Nickel Harita fino alla Tata indiana, le aziende che aspirano a diventare leader nei rispettivi settori.

Asia, le cinque società da tenere d’occhio nel 2024

Dai semiconduttori agli armamenti, dal nichel alle energie rinnovabili fino alle auto elettriche. Sono questi alcuni dei settori economici che per ragioni geopolitiche hanno maggiori chance trainare l’ascesa dell’Asia nel corso del 2024. Ma se, come ha evidenziato il Fondo Monetario Internazionale (Fmi), il continente guiderà l’economia mondiale – con una crescita stimata del Pil del 4,2 per cento nei prossimi 12 mesi contro il +2,9 per cento globale – quali sono le aziende asiatiche da monitorare con particolare attenzione? Nel mare magnum che comprende i due Paesi più popolosi del mondo, India e Cina, nazioni in via di sviluppo, come Bangladesh e Sri Lanka, fino a Giappone e Corea del Sud, è possibile provare ad individuare le “cinque stelle” che faranno brillare l’Oriente. L’elenco, parziale, include la cinese SICC, leader nella ricerca e sviluppo di semiconduttori, la sudcoreana Hanwha Aerospace, lo sviluppatore filippino di energie rinnovabili SP New Energy, il colosso dell’automotive indiana Tata Motors e l’azienda indonesiana mineraria di nichel Nickel Harita.

I chip in carburo di silicio di SICC

Se Taipei può contare sui semiconduttori di Taiwan Semiconductor Manufacturing Company, ovvero il più grande produttore indipendente al mondo, la Cina continentale non intende restare indietro, ed è per questo che sta scommettendo sui chip in carburo di silicio, un materiale resistente ad alte tensioni e temperature e ideale per la realizzazione dei semiconduttori utilizzati nella costruzione dei veicoli elettrici. Il mercato di questi chip vale attualmente 2 miliardi di dollari ma entro il 2030 dovrebbe raggiungere i 14 miliardi, con un tasso di crescita annuale del 26 per cento. Se tale previsione dovesse avverarsi la SICC, società con sede a Jinan, potrebbe presto avere tutte le carte in regola per sfidare colossi come Wolfspeed, Coherent, Rohm’s SiCrystal e SK Siltron.

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Batterie realizzate da Sicc (dal sito aziendale).

Armamenti sudcoreani: la crescita di Hanwha Aerospace

Il business della sudcoreana Hanwha Aerospace è in continua espansione. Negli ultimi due anni il valore degli ordini – che spazia dal settore della Difesa ai satelliti – è schizzato alle stelle, passando dai 2,4 miliardi di dollari del 2020 ai 15,2 miliardi registrati alla fine del 2022. E il 2023 non è stato da meno grazie alle quantità di obici semoventi K9 da 155 mm esportati in mezzo mondo. L’ultimo contratto firmato dall’azienda da 2,4 miliardi di dollari è stato stipulato con il governo australiano e riguarda la consegna di 129 veicoli da combattimento di fanteria (IFV) Redback. Dulcis in fundo Hanwha Aerospace collabora inoltre con le autorità di Seul per l’implementazione del programma spaziale nazionale. Dato l’aumento delle minacce militari nordcoreane, la sensazione è che Hanwha abbia davanti un’altra annata dorata.

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Lo stabilimento diHanwha Aerospace a Changwon (Getty Images).

Harita Nicke: la sfida indonesiana

Il grande business dell’indonesiana Harita Nickel, uno dei tanti bracci operativi del conglomerato locale Harita Group, è il nichel. Supportata dalla raffineria cinese Ningbo Lygend Mining, Harita gestisce il primo impianto di lisciviazione dell’acido ad alta pressione realizzato in Indonesia. Qui trasforma il nichel di bassa qualità in precipitato di idrossido misto, una materia prima necessaria per la produzione di batterie per veicoli elettrici. Lo scorso aprile la società ha debuttato in Borsa rendendosi protagonista della più grande IPO del 2023, raccogliendo 10 trilioni di rupie (672 milioni di dollari). L’ambizione di Jakarta di diventare uno degli attori chiave nella catena di approvvigionamento globale per i veicoli elettrici si basa proprio sulle sue vaste riserve di questo minerale, secondo alcune stime quantificabili in 2,75 miliardi di tonnellate. Il Paese asiatico può inoltre contare sull’80 per cento dei minerali necessari per produrre batterie al litio.

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Uno stabilimento Harita Nickel (dal sito aziendale).

 SP New Energy: la corsa al solare delle Filippine

Lo sviluppatore filippino di energie rinnovabili SP New Energy sta pianificando la costruzione di uno dei più grandi progetti fotovoltaici del mondo sull’isola di Luzon, dove è in fase di realizzazione un sito da 3,5 gigawatt e dal valore complessivo di 288 milioni di dollari. La società è di proprietà del più grande distributore di energia del Paese, Meralco, mentre il suo azionista di maggioranza è la First Pacific, holding di investimenti con sede a Hong Kong. Nel 2022 l’azienda dichiarava di puntare a raggiungere  8 GW tra il 2025 e il 2026, potenzialmente i due terzi dell’energia rinnovabile totale prodotta nelle Filippine. Il nuovo progetto in fase di realizzazione – aggiunto alla volontà del governo di Manila di portare la quota di energie rinnovabili nel suo mix energetico al 35 per cento entro il 2030 e al 50 per cento entro il 2040 – potrebbe dare nuovo slancio all’azienda. E non solo all’interno dei confini nazionali.

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Un impianto Sp Energy (dal sito aziendale).

L’India e la sfida elettrica di Tata

Dopo giapponesi, coreane e cinesi, potrebbe essere la volta delle auto elettriche made in India. I risultati di Tata Motors – la più importante casa indiana per la fabbricazione di automobili – sono incoraggianti. L’azienda è diventata leader dei veicoli elettrici di Nuova Delhi, vendendo 48.187 mezzi a batteria nel periodo compreso tra aprile e novembre 2023, il 72 per cento del totale. Tata, che si concentra sui veicoli utilitari sportivi, prevede ora di sfidare seriamente le concorrenti asiatiche lanciando tre suv elettrici nel corso del 2024. Sta inoltre aumentando la sua offerta premium per fare concorrenza a brand come Tesla. La strada da fare è ancora tanta e in salita ma il 2024 potrebbe essere l’anno della svolta. Sia per Tata sia per l’India, desiderosa di essere considerata a tutti gli effetti una potenza globale.