Aspirina made in Shangai

Redazione
09/12/2010

da Berlino Pierluigi Mennitti Va’ dove ti porta il business. E così anche la Bayer, la casa farmaceutica tedesca nota...

Aspirina made in Shangai

da Berlino

Pierluigi Mennitti

Va’ dove ti porta il business. E così anche la Bayer, la casa farmaceutica tedesca nota in tutto il mondo per l’aspirina, ma sviluppatasi negli ultimi tempi soprattutto nel settore dello sviluppo dei materiali plastici, diventa un po’ più cinese.
In questo caso non si tratta dell’acquisizione di tutta o parte dell’azienda da parte di imprenditori provenienti dal paese del Dragone, come accade sempre più spesso, ma di un massiccio spostamento di produzione e investimenti dei tedeschi in Cina, precisamente a Shangai. 
Ne danno notizia, all’unisono, i due quotidiani finanziari Handelsblatt e Financial Times Deutschland nelle edizioni del 9 dicembre. «Un miliardo di euro di investimenti in più nei prossimi 5 anni», questa è la cifra riportata dall’Handelsblatt che dà spazio alle parole del capo della Bayer, Marijn Dekkers: «Il potenziamento delle nostre capacità produttive in Cina è un passo decisivo per ampliare la presenza nei paesi emergenti».
La regione dell’Asia che si affaccia sull’Oceano Pacifico mostra livelli di crescita inarrestabili ed è lì che nei prossimi decenni andranno cercati i nuovi acquirenti. «La Cina rappresenta già oggi la forza trainante dei profitti della Bayer, in particolare per il settore della scienza dei materiali», afferma Michael König, responsabile della casa farmaceutica in Cina.
E lo sarà sempre di più: l’Handelsblatt stima che il mercato cinese frutterà oltre 5 miliardi di euro di incassi fino al 2016, il doppio del valore attuale. Cifre non riconducibili tanto alla crescita prevista nel settore farmaceutico, quanto nell’altra branca in cui l’azienda di Leverkusen si è indirizzata negli ultimi tempi, quella della produzione di materiali sintetici plastici.
Secondo il quotidiano di Amburgo, al centro della produzione cinese ci saranno nuovi e più leggeri materiali per la realizzazione di impianti energetici eolici e solari, così come per l’industria automobilistica e per i materiali necessari ai sistemi di isolamento termico degli edifici.
Nel mirino degli strateghi di Leverkusen ci sono le future politiche ambientali di Pechino, giacché il gigante economico dovrà porre un freno all’enorme inquinamento che produce: «La nostra offerta incontra perfettamente le domande espresse dalla dirigenza cinese nei piani di sviluppo economico», conferma König.

Una delocalizzazione strategica per la crescita aziendale

Un cambio di strategia rispetto agli ultimi decenni, che presuppone un salto di qualità delle politiche industriali della seconda potenza economica mondiale: da un lato l’attenzione alle questioni dell’ambiente e soprattutto del risparmio energetico, un fronte necessario per alimentare senza troppi sprechi e costi la produzione industriale, dall’altro lo sviluppo del settore automobilistico, la nuova frontiera verso cui si sta lanciando la Cina, come testimoniano le acquisizioni o le partecipazioni di molti investitori cinesi in marchi europei.
Per incontrare queste richieste, la Bayer ha dunque deciso di realizzare a Shangai una delle sue sedi principali e di sviluppare al suo interno un centro di ricerca e sviluppo per studiare ed elaborare proprio lì sul campo i nuovi prodotti assieme ai nuovi clienti.
Il Financial Times Deutschland nota come la decisione della Bayer sia di fatto un passo ulteriore nell’ambito di una direzione strategica già assunta: all’ampliamento della sede di Shangai erano già stati destinati 2,1 miliardi di euro, adesso se ne aggiunge un altro, portando a 3 miliardi la cifra definitiva. Per soddisfare l’attesa domanda di materiali plastici, gli impianti della Bayer dovranno potenziare fino a 1 milione di tonnellate l’anno le attuali produzioni di poliuretano e policarbonati e proprio la direzione amministrativa di questi prodotti verrà spostata dalla sede tedesca di Leverkusen a Shangai.
«Una scelta inevitabile, che non nuocerà agli interessi tedeschi», afferma Michael König di nuovo all’Handelsblatt. «É necessario essere fisicamente presenti nei mercati che offrono grandi opportunità per poterle cogliere e riversare i nuovi profitti all’interno dell’azienda, dunque anche a beneficio delle altre strutture operanti in Germania».
Di un rallentamento della crescita economica cinese, i manager della Bayer non vogliono sentir parlare: «Crediamo che la Cina continuerà a crescere ai ritmi attuali almeno per tutto il prossimo decennio ma soprattutto vogliamo accompagnare il salto di qualità che stanno preparando», affermano in coro.

La Cina terreno fertile per innovazione e sostenibilità ambientale 

Ambiente e risparmio energetico si accompagnano infatti a una produzione industriale e una pianificazione urbanistica di tutt’altro livello rispetto a quello di un Paese in tumultuosa crescita. È la sfida che attende la Cina nel decennio che si apre.
Patrick Thomas, responsabile del settore materiali della Bayer, ne è sicuro: «Ci sono grandi novità, ad esempio, nelle politiche dei trasporti. L’idea di una crescita disordinata del settore automobilistico è già superata». I dirigenti politici hanno riunito attorno a un tavolo tutti i costruttori, delineando una strategia che privilegia la diffusione dell’auto elettrica.
E per dimostrare di fare sul serio, è già stato presentato il piano per realizzare una rete di stazioni elettriche di rifornimento da disseminare lungo le principali arterie del Paese. «Significa che presto avranno bisogno di materiali appropriati come i paraurti per gli accumulatori agli ioni di litio, batterie a rischio di esplosione», conclude Thomas. E la Bayer si sta attrezzando per produrli in loco.