Assange, Downing Street cerca la via diplomatica

Redazione
20/08/2012

Niente strappi, ma ricerca di una strada più morbida, almeno a parole. La Gran Bretagna vuole una soluzione diplomatica all’impasse...

Assange, Downing Street cerca la via diplomatica

Niente strappi, ma ricerca di una strada più morbida, almeno a parole.
La Gran Bretagna vuole una soluzione diplomatica all’impasse di Julian Assange.
Lo ha indicato Downing Street, intenzionata a risolvere il caso Wikileaks.
NESSUN SALVACONDOTTO. Un portavoce ha confermato che per Assange non è previsto alcun salvacondotto fuori dall’ambasciata e che l’obbligo legale del Regno Unito rimane quello di estradarlo in Svezia.
«Vogliamo adempiere a questo obbligo», ha detto il portavoce aggiungendo che il governo di Londra «continerà a parlare con il governo ecuadoregno e con altri per una soluzione diplomatica».
I soggetti coinvolti non sono stati specificati, ma sarebbero Stoccolma e gli Stati Uniti.
Gli Usa vorrebbero mettere Assange sotto processo per aver divulgato segreti di Stato, un reato ben più grave delle accuse di stupro che gli contesta la magistratura svedese e potenzialmente passibile della pena di morte.
SUD AMERICA CON ASSANGE. Un invito al dialogo è arrivato anche dai ministri degli Esteri dell’Unasur, Unione delle Nazioni Sudamericane, riunite a Guayaquil nell’Ecuador.
Appoggio e «solidarieta» a Quito, una condanna della minaccia britannica di violare l’immunità dell’ambasciata di Knighsbridge, ma nel comunicato finale della riunione durata appena 20 minuti, i capi delle 12 diplomazie latino-americane non hanno esplicitamente avallato la decisione dell’Ecuador di dare a Assange l’asilo politico.
C’è invece un invito al «dialogo diretto per arrivare a una soluzione accettabile dalle due parti».
L’ESEMPIO DI MANNING. Il portavoce di Wikileaks, Kristinn Hrafsson, aveva indicato quello che, a suo avviso, sarebbe stato il gancio per far uscire Assange dal suo rifugio: un impegno scritto di Stati Uniti, Svezia e Gran Bretagna che, una volta trasferito in Svezia, l’australiano non sarebbe stato estradato negli Usa dove teme di fare la fine di Bradley Manning.
Il soldato ed ex informatico americano avrebbe scaricato i documenti top secret del Dipartimento di Stato e del Pentagono per poi passarli a Wikileaks. Un eroe, secondo Assange, che in settembre, dopo oltre 800 giorni in stato di detenzione, dovrebbe essere messo sotto processo per spionaggio.