Assange, si studia l’accusa di spionaggio

Redazione
08/12/2010

Il ministro della Giustizia americana Eric Holder sta valutando di incriminare Julian Assange (leggi la cronaca del suo arresto) per...

Assange, si studia l’accusa di spionaggio

Il ministro della Giustizia americana Eric Holder sta valutando di incriminare Julian Assange (leggi la cronaca del suo arresto) per reati che vanno oltre le violazioni dell’Espionage Act del 1917 e che potrebbero includere il complotto o il traffico in proprietà rubate.
Lo ha scritto il sito online del New York Times, citando fonti vicine all’inchiesta. Nei giorni scorsi, il ministro della Giustizia Eric Holder aveva ammesso alcuni problemi per l’applicazione dell’Espionage Act al caso Assange, precisando che i suoi procuratori stavano studiando i codici per capire se il fondatore di Wikileaks avesse o meno violato altre leggi.
L’Espionage Act, un retaggio della Prima Guerra Mondiale, è stato usato con successo dal governo federale per processare funzionari responsabili di fughe di notizie top secret. Il governo Usa non è però mai riuscito a incriminare persone che hanno ricevuto i documenti segreti, per poi passarli a terzi, nel caso di Assange.
Mai prima del terremoto Wikileaks, il dipartimento della Giustizia ha mai cercato di processare un giornalista, né sotto una amministrazione democratica, né sotto i repubblicani.
Assange si definisce come tale. Fonti del governo Usa hanno precisato al New York Times che, nel caso si scoprisse che Assange ha aiutato Bradley Manning, il giovane militare accusato di aver passato al sito il materiale che scotta, anche solo fornendogli assistenza tecnica, processare il fondatore di Wikileaks sarebbe molto facile.
Intanto la cyberguerra messa in atto dagli hacker sostenitori di Julian  Assange continua: i pirati informatici hanno preso d’assalto il sito web della procura svedese, bloccandone l’accesso. Il sito è tornato visibile l’8 dicembre, anche se non in modo ottimale. La procura ha denunciato l’assalto che è stato attribuito dalle autorità svedesi al gruppo “Anonymous”.
Ma la procura non è stata l’unica vittima: anche il sito Mastercard, il colosso delle carte di credito che ieri aveva bloccato i bonifici per Wikileaks, è stato messo ‘ko’ da un gruppo di anonimi “vendicatori” di Julian Assange. Anche qui la firma è quella degli hacker attivisti di Anonymous che hanno bloccato pure il sito web di Paypal.