Assange: tre donne in sette giorni

Elisabetta Grandi
21/12/2010

Le avventure di Mr. Wikileaks oscurano la sua sfida all'establishment.

Assange: tre donne in sette giorni

Un amico gliel’aveva detto: «Julian, a te ti rovineranno le donne…» Come dargli torto? Le (dis)avventure erotiche di Assange rischiano di oscurare le sue sfide all’establishment mondiale in nome della libertà di informazione. E, soprattutto, forniscono materia per un vaudeville in salsa nordica, che vale la pena di riassumere.
LE AVVENTURE DI STOCCOLMA. Dunque, Assange è andato a Stoccolma tra l’11 e il 18 agosto 2010. Una settimanella fitta di impegni, tra conferenze e incontri con i sostenitori di Wikileaks e della sua filosofia. Ma non ha prenotato un albergo come i comuni mortali. Niente affatto. Una bella svedese bionda, militante per la libertà di informazione, lo ha informato (appunto) che avrebbe potuto ospitarlo a casa sua. Dopo di che, i due sono usciti a cena e successivamente entrati nel letto di lei. Assange è uscito (dal letto), tonificato e ancora più ganzo, tanto che il pomeriggio stesso, dopo una conferenza con altri adepti del suo sito, si è infilato nel letto di un’altra ammiratrice svedese, la quale, ahimé, proprio come fanno certi uomini che disprezziamo, il giorno successivo ha chiamato un’amica per vantarsi di essere stata a letto con il biondino più famoso del pianeta. Peccato l’amica, ed ecco che la trama prende il sapore del vaudeville, fosse proprio la stessa con cui Julian aveva passato la notte precedente. Le due seduttrici sedotte, scoperto l’inganno, hanno deciso di farla pagare al fedifrago, pensando che si fosse comportato proprio da “stupratore maschilista”, dandosi da fare per spogliarle e sedurle più di una volta (dettagli che decisamente lo inchiodano al profilo del profittatore sessuale).
LA TERZA DONNA. E fin qui, più o meno, la storia ci era nota. Ma Julian non smette di stupirci. È del 21 dicembre la notizia di una terza donna che, sempre a Stoccolma, e sempre negli stessi giorni, sarebbe stata sedotta da Assange in questo modo: lui è uscito a cena con lei e con il di lei marito. A un certo punto, Assange e la donna sono usciti dal locale per fumare. La sigaretta galeotta si è prolungata per 45 lunghi minuti, al termine dei quali il marito insospettito è uscito dal ristorante e ha trovato i due in atteggiamento inequivocabile, incazzandosi non poco con l’efebo australiano. Il risultato è che ormai, al posto delle rivelazioni sulle ambasciate o sulle banche americane, siamo tutti in attesa di veder spuntare la prossima donna che racconterà di essere stata sedotta da Assange in quei sette giorni di passione scandinava. Un fatto è certo. Se la Cia fosse appena un po’ più efficiente, con la modica spesa di una sciampista avvenente usata come esca, avrebbe potuto carpire al cospiratore globale tutte le password e i codici di accesso del suo impero di files maledetti. E lasciarlo, letteralmente, in mutande.