Assenze strategiche aspettando Natale

Nadia Marchetti
16/12/2010

Gli studenti si preparano al giro di boa del primo quadrimestre.

Assenze strategiche aspettando Natale

Le feste natalizie si avvicinano, ma a scuola l’attività è frenetica: la fine del primo quadrimestre non è lontana e quindi fioccano le interrogazioni e i compiti in classe. Purtroppo i tempi stabiliti sono stretti, infatti il numero di verifiche scritte e di interrogazioni  per quadrimestre è stabilito nel Pof (Piano dell’Offerta Formativa) e quindi non sono concesse deroghe.
Gli studenti sono sotto pressione e l’atmosfera è piuttosto elettrica, sia per l’eccitazione del Natale imminente, sia per l’oppressione dello studio. Ma è così per tutti? Non direi. Esiste una categoria di studenti  che sfugge o tenta di sfuggire con abili strategie, comparendo e scomparendo magicamente in caso di compiti in classe e interrogazioni.
Sono gli specialisti delle assenze strategiche, che trovano spesso validi alleati nei genitori, i quali firmano ad occhi chiusi tutte le giustificazioni, anche le meno plausibili. Vi sembra possibile che tutte le visite mediche urgenti e improrogabili debbano avvenire nel mese di dicembre? Oppure che una mamma distratta giustifichi l’assenza della figlia indicando come motivo febbre alta e tosse, quando l’insegnante il giorno prima aveva incontrato madre e figlia durante lo shopping ed era anche stata cortesemente salutata?
Ci sono alunni che entrano in classe alla seconda ora ed escono alla quarta, prelevati dai genitori, a causa di vaghi malesseri  che stranamente coincidono con una verifica programmata; l’ultima risorsa è l’infermeria, che nessun insegnante si sognerebbe mai di negare: e se per una volta il malanno fosse vero? Sembra di giocare a guardie e ladri, oppure a gatto e topo. Certo, quasi tutti da studenti abbiamo tentato di evitare compiti o interrogazioni che avrebbero potuto causare una situazione spinosa, ma non in modo così frequente e ampio e , soprattutto, non appoggiati dai genitori.
Dopo la “bigiata” si affrontavano coraggiosamente le conseguenze con una confessione completa oppure si tentava di falsificare la firma, con esiti incerti ,che spesso conducevano direttamente alla Presidenza, peggiorando la situazione. Ora invece è tutto in regola e legittimato, almeno in apparenza.
Mi dispiace solo per gli alunni che comunque si rendono reperibili e rischiano magari di prendersi un’ insufficienza, mentre gli altri hanno tutto il tempo per prepararsi: quindi uso anch’io delle strategie che scoraggino questa pratica, ad esempio interrogazioni dettagliate (dalla a alla z) oppure compiti in classe rinforzati con un esercizio in più, sfidando l’ira dei genitori.
Il fenomeno è dilagante e in sala insegnanti ci confrontiamo dicendo: «Ma tu quanti voti hai?». In una classe turbolenta di trenta alunni sono riuscita ad avere due voti scritti e due orali. Un mio collega mi ha chiesto scherzando se potevo dargliene alcuni e io gli ho risposto che se ne poteva parlare, a certe condizioni. Scandalizzati? Ma è quello che ha fatto Mr B. in Parlamento.
Allora perché possono i politici e non gli insegnanti? Perché noi dobbiamo sottostare a delle regole ferree e altri possono mercanteggiare come e quanto vogliono? Non dovrebbero essere degli esempi per tutti noi? Comunque preciso che anch’io ho risposto scherzando, perché non vorrei  incappare in un richiamo ufficiale, dato che Mrs G. prende seriamente il suo lavoro e non sembra  molto incline all’ironia. Considerando il momento difficile, avrei venduto i miei voti al massimo per caffè e brioche, cioè avrei agito da sconsiderata.
Però sono stanca e arrabbiata, perché la norma è ormai non rispettare le regole; noi, che siamo costretti a rispettarle o a farle rispettare, siamo considerati come degli alieni provenienti da un pianeta lontanissimo.