Atene, austerity a rate

Redazione
21/08/2012

La Troika vorrebbe tutto. E, soprattutto, subito. Il premier greco Antonis Samaras, invece, ha bisogno di tempo, di altro tempo,...

Atene, austerity a rate

La Troika vorrebbe tutto. E, soprattutto, subito. Il premier greco Antonis Samaras, invece, ha bisogno di tempo, di altro tempo, per imporre ulteriori tagli alla spesa pubblica.
Con il Pil calato del 18% in quattro anni, ben sette manovre finanziarie di fila e uno stato sociale gambizzato, il capo del governo di Atene non vorrebbe riaccendere una rabbia sociale che non sembra essersi mai sopita. La cittadinanza è allo stremo, l’autunno di protesta alle porte. E poco male che nelle capitali europee, si parli di un nuovo buco miliardario nelle finanze elleniche.
TAGLI PER 13,5 MILIARDI. Samaras si è già detto disposto a tagliare più della cifra prevista inizialmente: 13,5 miliardi di euro contro gli 11,5 già ipotizzati. Solo non vorrebbe farlo in un colpo solo. Ma dilazionare il pacchetto in due fasi, senza tuttavia un rinvio formale.
Potrebbe essere considerato un sottile equilibrismo, o anche un’ipocrisia. Ma potrebbe essere l’unico spiraglio rimasto al primo ministro conservatore, eletto per portare a termine il patto sottoscritto con i creditori internazionali. Bruxelles e Berlino avrebbero già rifiutato la proposta di dilazionare il programma di riforme al 2016. 
INCONTRI BILATERALI. Le ultime due occasioni che Samaras ha per convincere i partner europei sono prima la visita del presidente Jean-Claude Juncker ad Atene, il 22 agosto, poi il viaggio dello stesso Samaras a Berlino, in programma per il 24.

Prima i risparmi alla spesa, e poi i tagli allo stato sociale

In attesa del faccia a faccia cruciale, Samaras starebbe già pensando a un programma concreto per diluire le riforme. Lunedì 20 agosto, il premier ne avrebbe discusso il dossier con il ministro delle Finanze, Yannis Strournaras.
Il responsabile dei conti si è rifiutato di commentare. Le indiscrezioni, però, parlano del taglio di 30-40 mila impiegati del pubblico impiego, che riceverebbero il 70% dello stipendo per uno o tre anni. E della decurtazione tra il 5 e il 15% delle pensioni sopra i 700 euro.
LA PROPOSTA A FINE AGOSTO. A fine agosto il ministro dovrebbe presentare lo schema completo di riforma, un pacchetto molto più incisivo di quelli adottati dai governi precedenti, promettono all’Europa il pugno di ferro, di cui i suoi predecessori non sono stati capaci
L’idea accarezzata da Samaras, però, sarebbe cominciare con riduzioni di spesa per un valore di 4,6 miliardi. E posticipare la mannaia sullo stato sociale, pari a 5,2 miliardi di euro. Se calice amaro deve essere, Samaras spera di berlo il più tardi possibile.