Meloni blinda Atreju 2023: solo membri di Fratelli d’Italia e giornalisti amici nei dibattiti chiave

Andrea Muratore
13/12/2023

Alla faccia della kermesse bipartisan in cui i figli della destra sociale si confrontavano con i rivali: oggi che sono al governo, hanno limitato i contraddittori affidandosi ai fedelissimi. Paragone, Vecchi, Borselli, Capezzone, Buttafuoco e soci: l'evento è stato trasformato in una passerella pro-Giorgia. In cui l'unico risultato sarà parlarsi addosso.

Meloni blinda Atreju 2023: solo membri di Fratelli d’Italia e giornalisti amici nei dibattiti chiave

Atreju ai tempi del governo è arrivata. E Fratelli d’Italia per la prima volta nella storia si presenta da forza-trainante della maggioranza alla manifestazione in cui la sua classe dirigente si è formata. In attesa del discorso finale di Giorgia Meloni, previsto per domenica 17 dicembre, la festa di Fdi vedrà una sfilata di primari esponenti del governo, della politica, delle istituzioni. Compresi due leader dall’estero, il premier albanese Edi Rama e quello del Regno Unito Rishi Sunak, al netto dei suoi guai “domestici” con la maggioranza dei Tory che potrebbero ostacolarne la presenza. Ma il vero “mister X” è appunto il proprietario di X, l’ex Twitter, Elon Musk, che ha accettato l’invito della presidente del Consiglio. Un altro “colpaccio” arriva dal mondo dello sport, visto che nel programma c’è anche il commissario tecnico della Nazionale, Luciano Spalletti. Spicca però, in quest’ottica, un fatto interessante: la kermesse, tradizionalmente presentata come bipartisan e in cui i figli della destra sociale che immaginavano la scalata al governo hanno costruito la loro visione del mondo, i loro riferimenti e la loro comunità, appare notevolmente “blindata”.

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La premier Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Ospiti “scomodi” protetti: nessun contraddittorio

In che senso? Beh, a partire dagli ospiti “scomodi” che sono stati messi in sicurezza senza grandi contraddittori. Senza dimenticare gli eventi chiave moderati da giornalisti ritenuti “amici” dell’area di Fdi o addirittura da parlamentari meloniani. Per non parlare dei panel, infine, in cui si inverte il trend e i giornalisti figurano tra i relatori e i politici tra i moderatori: insomma non c’è più traccia dell’Atreju scanzonata di una volta, tra slogan e politica. Da quest’anno viene lasciato il passo a una festa di governo da cui traspare la volontà di non sbagliare nulla sulla comunicazione. A costo di compiere scelte complicate sul fronte dell’organizzazione, che possono frastornare gli osservatori.

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Chiara Colosimo (Imagoeconomica).

Storicamente, tre donne avevano le chiavi dell’organizzazione di Atreju: le “sorelle d’Italia” Giorgia e Arianna Meloni e la loro figlioccia politica, Chiara Colosimo. Ora le tre sono ben più affaccendate: Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, Arianna nel partito in vista dei congressi territoriali, Colosimo come presidente della Commissione Antimafia. La struttura di Fdi organizzata da Giovanni Donzelli ha assemblato dunque un programma di massima cautela, in cui la spinta propulsiva delle vecchie edizioni lascia spazio a un’impronta conservativa.

Che coppia il primo giorno: Paragone con Bignami

Il giorno d’apertura, il 14 dicembre, spicca la solitaria presentazione di Moderno sarà lei, il libro dell’ex senatore Gianluigi Paragone che strizza l’occhio all’elettorato a destra della destra con la sua Italexit. Al suo fianco, un meloniano di ferro come Galeazzo Bignami (quello, per intenderci, che posava con la divisa da nazista).

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Gianluigi Paragone (Imagoeconomica).

Venerdì Giorgetti, Tria e il meloniano Osnato a moderare

Guardando al programma di venerdì 15 dicembre si capisce quanto detto. È il giorno delle grandi sfilate dei ministri del governo Meloni. Alle 12, nella Sala Mattei di Castel Sant’Angelo, è atteso l’intervento di Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia e delle Finanze. Assieme a lui un affermato economista come Giovanni Tria (già professore ordinario di Economia politica e ministro dell’Economia nel Conte I), Alberto Orioli (vicedirettore de Il Sole 24 ore) e Roberto Sommella (direttore di Milano Finanza). A moderare? Un politico Fdi: Marco Osnato, presidente della Commissione Finanze della Camera, chiamato a guidare la discussione sul superamento dell’austerità.

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Marco Osnato (Imagoeconomica).

Unica voce fuori dal coro: Peter Gomez, ma depotenziato

Alle 16 tocca alla sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro coordinare, da esponente Fdi, un panel sulla lotta alla mafia in cui sono stati invitati a parlare, tra gli altri, il sottosegretario Alfredo Mantovano, la già citata Colosimo e il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, assieme a don Maurizio Patricello e a un altro relatore-giornalista, il direttore de ilfattoquotidiano.it Peter Gomez. Depotenziato nella sua vis polemica che avrebbe diversamente potuto proporre da gestore della tavola rotonda.

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Il giornalista Peter Gomez (Imagoeconomica).

Si parla di carne sintetica, ovviamente coi vertici di Coldiretti

Messo in sicurezza, nella giornata di sabato, pure il panel sulla salute e l’alimentazione con il “primo cognato” Francesco Lollobrigida e i vertici di Confagricoltura e Coldiretti. A blindare la svolta decisa dal governo su temi come la carne sintetica l’introduzione di Patrizio La Pietra, sottosegretario di Stato al ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, e la moderazione di Luca De Carlo, senatore Fdi e presidente della commissione Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare di Palazzo Madama.

Coldiretti che muove le mani e quel rapporto intimo con Fratelli d'Italia
Francesco Lollobrigida con Ettore Prandini di Coldiretti (Imagoeconomica).

Vecchi, la pasionaria Borselli, Venezi, Giuli: tutti dalla stessa parte

Nei due giorni centrali dell’evento, invece, spazio per altri giornalisti “amici”. La (depotenziata) ministra del Lavoro Marina Calderone, nell’evento successivo a quello con Mantovano, deve confrontarsi con Luigi Sbarra, segretario di una Cisl che guarda sempre più al centrodestra: a moderare ecco Davide Vecchi, che guida il “fratellissimo” Il Tempo. A Hoara Borselli, opinionista e pasionaria pro-Meloni, la moderazione dell’evento sulla cultura col ministro Gennaro Sangiuliano, la direttrice (o meglio, il direttore) Beatrice Venezi e i giornalisti Pietrangelo Buttafuoco e Alessandro Giuli, “cavalli di razza” della cultura di destra.

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Hoara Borselli (Imagoeconomica).

Dopo Capezzone, gran finale con Vespa: il tifoso del premierato

A Daniele Capezzone, direttamente da Libero, casa degli Angelucci, la moderazione del panel sulla Giustizia con Carlo Nordio e Matteo Renzi. Gran finale con Bruno Vespa, che da primo sussurratore della premier è divenuto ampiamente tifoso del suo disegno di riforma costituzionale: il conduttore di Porta a porta ha in gestione un panel dal titolo emblematico, “Premierato, fine dei giochi. Di Palazzo”. Tra i partecipanti sono previsti la ministra delle Riforme, Maria Elisabetta Alberti Casellati, Luciano Violante, ex presidente della Camera e sostenitore della riforma delle istituzioni, e il presidente del Senato Ignazio La Russa.

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Giorgia Meloni con Bruno Vespa (Imagoeconomica).

L’acclarata partigianeria del format può rivelarsi un boomerang

«Il domani appartiene a noi», cantavano storicamente i ragazzi di Atreju. Ora che domani è arrivato, la parata di stelle che si prepara a Castel Sant’Angelo e i riflettori puntati su Fdi impongono di corazzare al massimo la comunicazione e far apparire una passerella pro-Meloni il tradizionale appuntamento. Potrà una kermesse nata per animare una forza all’opposizione e far circolare le idee piegarsi al governismo? Dalla reazione del pubblico meloniano e della base Fdi, che in larga misura aspetta a giudicare l’ampiezza dei compromessi fatti dalla premier, si capirà se l’entusiasmo di ieri si trasformerà in consenso costruttivo oggi e domani. Fdi si guarda allo specchio e per questo si impone di non sbagliare. Ma l’acclarata partigianeria del format può rivelarsi un boomerang. Specie se, parlandosi addosso, il governo e il suo partito guida tralasceranno molti dei temi caldi rimasti sul tavolo per non scollare la coalizione. E dal Mes alle future regole di bilancio, dalla riforma fiscale alla giustizia, sono ancora molti i nodi aperti su cui il futuro della maggioranza si gioca nel 2024. A prescindere dalle celebrazioni di Atreju.