Attacchiamoci al rubinetto

Marianna Venturini
10/10/2010

I nutrizionisti si schierano con l’acqua corrente.

Gli italiani bevono una quantità smisurata d’acqua minerale l’anno: una media di 195 litri a testa. Per questo la Coop ha lanciato una campagna per invitare gli italiani a consumare più acqua del rubinetto o scegliere le etichette delle fonti più vicine a casa. Lo scopo dell’iniziativa è quello di ridurre i costi e l’inquinamento che derivano dal trasporto dell’acqua su strada.

«Ne consumiamo troppa. E comunque occhio all’etichetta»

Pietro Migliaccio, presidente della società italiana di scienza dell’alimentazione, ha le idee molto chiare: «La Coop è stata fin troppo moderata», ha detto a Lettera43. «L’Italia è al primo posto in Europa nel consumo di acqua in bottiglia, un record inutile ed eccessivo perché consumiamo le falde idriche e danneggiamo l’ambiente». Quindi l’acqua dei rubinetti italiani si può bere perché «arriva da acquedotti mediamente ottimi».
E poi «le etichette andrebbero lette attentamente e l’acqua bevuta in base alle proprie esigenze», ha avvertito Migliaccio. «Le minerali presentano alcuni nutrienti in diverse quantità: chi soffre di osteoporosi deve cercare quelle con più calcio. L’ipertensione, invece, si può contrastare anche con un’acqua a basso contenuto di sodio». In ogni caso l’invito a bere dal rubinetto resta valido: «Così l’impatto ecologico sull’ambiente viene ridotto. La campagna della Coop è giustissima».

Quella del rubinetto costa un millesimo

Anche per Carlo Cannella, docente di scienza dell’alimentazione all’università La Sapienza di Roma, «l’acquedotto è controllatissimo, l’acqua del sindaco è buona e costa un millesimo rispetto a quella in bottiglia quindi perché non sceglierla sempre?». Le abitudini dei consumatori invece sono differenti perché «la bottiglia di plastica è pratica e ha cambiato il nostro stile di vita. Questo, però, non vuol dire che sia meglio del vetro, che resta comunque più sicuro».
L’iniziativa della Coop», ha concluso Cannella, è almeno «un tentativo di educare i consumatori. In Italia ci sono oltre 240 marchi di acque registrate. Troppe».