Attentati in Spagna, le cose da sapere

Redazione
18/08/2017

La fuga del terrorista più ricercato, il 22enne Younes Abouyaaqoub, è finita. La polizia catalana ha ucciso il fuggitivo che...

Attentati in Spagna, le cose da sapere

La fuga del terrorista più ricercato, il 22enne Younes Abouyaaqoub, è finita. La polizia catalana ha ucciso il fuggitivo che ha fatto strage sulla Rambla in un'operazione a Sant Sadurní d’Anoia, a circa 50 km da Barcellona. Inizialmente alcuni media spagnoli avevano parlato di arresto, poi i Mossos d'Esquadra hanno confermato di aver abbattuto il killer, che indossava una cintura esplosiva falsa.

SEGNALATO DA UNA DONNA. Abouyaaqoub è stato individuato grazie alla segnalazione di una donna, che lo ha riconosciuto nei pressi di una pompa di benzina. Ha tentato di fuggire nei vigneti e prima di essere colpito dagli agenti ha urlato «Allah akbar». In conferenza stampa la polizia ha confermato che tutta la cellula, formata da 12 uomini, è stata smantellata. Otto membri sono morti, altri quattro sono stati arrestati.

Abouyaaqou ha falciato i passanti sulla Rambla il 17 agosto: ha provocato 13 morti e ha ferito almeno 100 persone. Tra le vittime si contano anche tre italiani: Bruno Gulotta, Luca Russo e l'italo-argentina Carmen Lopardo.

LA FUGA ATTRAVERSO IL MERCATO DELLA BOQUERIA. Il terrorista, secondo la ricostruzione de LaVanguardia, si è poi mescolato alla folla nel mercato della Boqueria. E a piedi, confuso tra le sue stesse vittime, è riuscito a fuggire. È uscito dall'ingresso posteriore del mercato e poi si è diretto verso la zona universitaria, dove ha aggredito e accoltellato a morte Pau Perez per rubargli l'auto. Qualche ora dopo un nuovo attacco è avvenuto a 100 chilometri dalla città catalana. Una vettura ha ferito sette persone nel comune di Cambrils e una donna successivamente è deceduta, portando a 15 il totale delle vittime. La polizia è intervenuta uccidendo cinque terroristi. Un singolo agente ne ha abbattuti quattro. Sono stati identificati e sono risultati collegati all'attacco sulla Rambla.

1. In azione un'unica cellula

Le indagini della polizia si sono concentrate verso due basi arretrate dei terroristi nella Catalogna profonda, dove è forte l'influenza dell'estremismo salafita nell'importante comunità marocchina della regione, che conta 200 mila persone. Al centro dell'inchiesta due cittadine: Ripoll, nei Pirenei vicino alla frontiera francese, e Alcanar, nella provincia di Tarragona.

LE INDAGINI A RIPOLL E ALCANAR. Proprio a Ripoll, 10 mila abitanti, si sarebbe formata la cellula. Sempre a Ripoll abitavano nove membri del gruppo terroristico: nove fratelli appartenenti a quattro famiglie diverse. Tutti di origine marocchina e tutti giovani, fra i 17 e i 34 anni, senza precedenti per terrorismo. Ad Alcanar c'era invece la base operativa, dove la cellula preparava ordigni esplosivi per colpire a Barcellona.

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La cellula protagonista degli attacchi, secondo il comandante della polizia catalana Josep Lluis Trapero, organizzava «da tempo» un attentato. Ma l'esplosione accidentale avvenuta nella notte tra il 16 e il 17 agosto nel covo di Alcanar ha cambiato i piani dei terroristi che hanno deciso di colpire in forma «più rudimentale». Nella casa sono state ritrovate 120 bombole di gas. Due persone che facevano parte della cellula sono morte nell'esplosione, una terza è rimasta ferita.

CHI SONO GLI ARRESTATI. Dei quattro terroristi arrestati tre sono di nazionalità marocchina, un quarto è spagnolo. Nessuno ha precedenti per terrorismo. Si tratta di Mohamed Houli, rimasto ferito nell'esplosione ad Alcanar, che sta collaborando con gli inquirenti. Driss Oukabir, fratello di Moussa, ovvero del 17enne che avrebbe noleggiato il furgone usato per la strage; un loro conoscente di Ripoll; e il fratello del conducente della macchina usata per l'attentato a Cambrils, spagnolo di Melilla.

2. Il ruolo dell'imam di Ripoll

Al centro dell'indagine è finito anche l'imam di Ripoll, Abdelbaqi Es Sattii, 45 anni. Il religioso è considerato il leader della cellula terroristica. La polizia catalana il 21 agosto ha confermato che l'uomo è morto nell'esplosione del covo di Alcanar. «I resti dell'imam erano lì», ha detto il comandante Josep Lluis Trapero. L'imam era uscito nel 2012 dal carcere di Castellon, dopo avere scontato una condanna a 4 anni per traffico di droga. In prigione avrebbe avuto contatti con i jihadisti condannati per le stragi dei treni del 2004 a Madrid. Es Sattii, da due anni imam di Ripoll, aveva fatto alcuni viaggi in Belgio, forse per stingere relazioni con altri jihadisti.

«CELLULA NEUTRALIZZATA». Il 19 agosto il ministro degli Interni spagnolo e quello catalano si sono scontrati sull'eventualità che la cellula fosse stata smantellata oppure no. Madrid riteneva che la fase acuta della ricerca fosse passata, di diverso avviso il governo catalano. Il giorno successivo, tuttavia, anche le autorità di Barcellona hanno affermato che la cellula è stata «neutralizzata».

3. Due attacchi in poche ore: 14 morti a Barcellona, uno a Cambrils

La cronaca: poco dopo le 17 del 17 agosto un van noleggiato è piombato sulla folla lungo la Rambla di Barcellona centrando i passanti e uccidendo 13 persone, tra le quali anche tre cittadini italiani. Il furgone ha compiuto una corsa a zig-zag di circa 600 metri, schiantandosi contro uno dei chioschi che si trovano sul marciapiede che separa le corsie della Rambla destinate alle automobili. Il mezzo è partito da Plaça de Catalunya e si è fermato in Plaça Boqueria.

LA FUGA A PIEDI ATTRAVERSO IL MERCATO. Dopo la strage l'autista killer è entrato nel mercato della Boqueria. Si è mescolato tra la folla che correva senza sapere cosa stava succedendo: ha attraversato il mercato camminando di buon passo ed è riuscito a raggiungere la zona universitaria, dove si è impossessato di un'auto uccidendo il proprietario, Pau Perez.

L'ATTACCO A CAMBRILS. Il secondo attacco è avvenuto di notte intorno all'1.15 nella cittadina di Cambrils, a circa 100 chilometri a Sud di Barcellona. Cinque terroristi volevano pugnalare percorrendo tutto il lungomare il maggior numero di turisti a passeggio. Ma il loro piano è in parte fallito perché sono stati intercettati a un posto di blocco, che hanno forzato. Inseguiti dalla polizia hanno ferito a coltellate sei persone – una donna poi è morta in ospedale – ma sono stati poco dopo abbattuti dagli agenti.

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4. L'esplosione nel quartier generale, il furgone: così hanno cambiato i piani

Le indagini della polizia si sono concentrate anche sull'esplosione avvenuta ad Alcanar, nella notte tra mercoledì 16 e giovedì 17 agosto. Inizialmente la deflagrazione era stata derubricata come una semplice fuga di gas, ma le successive indagini hanno individuato 120 bombole. L'ipotesi è che la cellula stesse progettando un attacco esplosivo multiplo con autobombe. Ma qualcosa è andato storto.

MIRAVANO ALLA SAGRADA FAMILIA. L'incidente ha costretto i jihadisti, che preparavano attentati di grandi dimensioni, a cambiare i loro piani e ad agire "alla disperata", senza esplosivi, a Barcellona e Cambrils. Secondo indiscrezioni degli inquirenti, il "piano A" era «far saltare in aria» la Sagrada Familia, la basilica cattolica simbolo di Barcellona, con «enormi quantità di esplosivo». L'idea sarebbe stata quella di lanciare contro la chiesa un camion carico di bombole di gas ed esplosivo Tatp, quello con cui l'Isis ha firmato le sue stragi in Europa. I terroristi non hanno potuto nemmeno prendere a nolo il furgone che avrebbero voluto, di grandi dimensioni, probabilmente per rendere più devastanti gli effetti dell'attentato. Il mezzo è stato loro rifiutato, perché troppo giovani e con pochi anni di patente di guida alle spalle.

5. Nove fratelli: chi sono i jihadisti della Catalogna

La cellula terroristica che ha colpito a Barcellona secondo gli inquirenti contava almeno 12 persone. Fra loro ci sono tre coppie accertate di fratelli: Moussa e Driss Oubakir, il primo ucciso dalla polizia a Cambrils e il secondo arrestato. Mohamed e Omar Hychami, entrambi uccisi a Cambrils. Younes e Houssaine Aboyaaqoub, il primo in fuga e il secondo abbattuto a Cambrils. Infine Said, Youssef e Mohamed Aallaa. Il primo è stato ucciso a Cambrils, il secondo potrebbe essere morto nell'esplosione ad Alcanar, il terzo è stato arrestato.

6. Oltre 30 nazionalità coinvolte: morti tre cittadini italiani

Le autorità iberiche hanno dichiarato che nell'attacco di Barcellona sono rimaste ferite persone appartenenti a 34 differenti nazionalità. I morti sono stati tutti identificati: sei vittime sono spagnole, tre italiane (Bruno Gulotta, Luca Rosso e Carmen Lopardo), due portoghesi, una belga, una statunitense, una canadese e una australiana. Tra loro c'è anche Julian Cadman, il bambino di sette anni dato per disperso dopo che la madre era rimasta gravemente ferita nell'attacco.

7. La rivendicazione ufficiale dell'Isis e le minacce all'Italia

Il 19 agosto l'Isis ha pubblicato una rivendicazione ufficiale, con un comunicato del gruppo, degli attacchi in Spagna affermando di aver «ferito o ucciso oltre 120 crociati ed ebrei». Una prima rivendicazione era arrivata tramite l'agenzia Ama.

«MEGLIO ANDARSENE DA QUI». A proposito il rabbino capo di Barcellona, Meir Bar-Hen, commentando, prima dell'inizio dello Shabbat, l'attentato terroristico nella città catalana ha invitato ad andarsene: la nostra comunità, ha deto "è condannata" sia a causa dell'islam radicale sia per la presunta riluttanza delle autorità a confrontarsi con questo. Bar-Hen-ha invitato i correligionari «a pensare di non essere qui per sempre. Li ho incoraggiati a comprare proprietà in Israele. Questo posto è perso. Meglio andarsene prima che dopo». La Catalogna è il territorio a più alta concentrazione jihadista della Spagna.

L'ITALIA PROSSIMO OBIETTIVO. ​Due giorni dopo gli attentati, un canale della piattaforma Telegram legato all'Isis ha indicato l'Italia come prossimo obiettivo. Lo ha riferito Site, il sito americano diretto da Rita Katz di monitoraggio dell'estremismo islamico sul web.