Attentato Barcellona, i terroristi in Francia prima di colpire

Redazione
22/08/2017

L'Audi A3 utilizzata a Cambrils dai terroristi di Barcellona è stata fotografata da un autovelox nella regione dell'Île-de-France il 12...

Attentato Barcellona, i terroristi in Francia prima di colpire

L'Audi A3 utilizzata a Cambrils dai terroristi di Barcellona è stata fotografata da un autovelox nella regione dell'Île-de-France il 12 agosto scorso, cinque giorni prima dell'attacco. «Non conoscevamo questi individui», ha spiegato il ministro dell'Interno francese Gerard Collomb, «hanno fatto un viaggio estremamente rapido e poi sono tornati indietro». Le motivazioni che hanno spinto i jihadisti a recarsi a Parigi sono attualmente oggetto di indagine (leggi anche: Attentati in Spagna, le cose da sapere).

UNA NOTTE TRASCORSA IN HOTEL? Secondo il quotidiano Le Parisien, i terroristi a bordo dell'auto avrebbero trascorso una notte in hotel, nel dipartimento dell'Essonne, l'11 agosto. Intanto gli inquirenti spagnoli stanno cercando di capire se Younes Abouyaaquob sia stato aiutato da qualcuno durante la sua fuga, durata 93 ore. Due sono i motivi che fanno ritenere possibile l'intervento di uno o più complici: la falsa cintura esplosiva e il cambio di abbigliamento. Giovedì 17 agosto le telecamere del mercato della Boqueria lo avevano infatti inquadrato con una maglia bianca a righe orizzontali blu, che non indossava più al momento della sua uccisione.

LA CELLULA VOLEVA COLPIRE LA SAGRADA FAMILIA. Nel frattempo Mohamed Houli Chemal, 21 anni, uno dei quattro presunti terroristi arrestato, ha continuato a raccontare i piani della cellula. Chemal ha spiegato a un giudice di Madrid che i piani iniziali del gruppo prevedevano un attentato più vasto, con esplosivi, a Barcellona. L'uomo, ferito gravemente nell'esplosione del covo di Alcanar, ha raccontate che i gruppo voleva colpire con un grande attentato con esplosivi la Sagrada Familia e altri monumenti. Secondo un'indiscreazione del sito El Confidencial uno degli arrestati nel corso di un interrogatorio avrebbe raccontato che l'imam di Ripoll Abdelbaki voleva immolarsi come kamikaze in un grande attentato nella città catalana.

SCARCERATO UNO DEI FERMATI. Intanto il giudice che segue il caso hanno deciso che tre dei quattro sospettati per l'attacco resteranno in carcere, mentre uno di loro è stato liberato. Il magistrato ha anche negato la cauzione a due di loro e prolungato di 72 ore la carcerazione per un terzo.

TROVATI 500 LITRI DI AMMONIACA NEL COVO. Nell'ordinanza con la quale il giudice Fernando Andreu ha decretato l'incarcerazione di due dei quattro è stato spiegato che nel covo di Alcanar i terroristi preparavano ingenti quantità di esplosivi e 'mitraglia' per un grande attentato a Barcellona con 500 litri di ammoniaca, componente della Tapt, la 'madre di Satana' spesso usata negli attentati dell'Isis. In una casa abbandonata in provincia di Tarragona, a Riudecanyes, usata come punto di appoggio dei terroristi di Ripoll gli inquirenti hanno trovato gli scontrini del l'acquisto l'1 e il 2 agosto di 500 litri di acetone usati per preparare nel covo di Alcanar l'esplosivo Tapt.

ORDIGNI DA NASCONDERE IN 20 FEDERE. Nel covo distrutto mercoledì da una esplosione sono state trovate anche oltre 120 bombole di gas e una «grande quantità di chiavi», che dovevano essere usate con la Tapt come "mitraglia". Gli ordigni in preparazione dovevano essere nascosti nelle più di 20 federe di cuscini trovate fra le macerie. La distruzione del covo, dovuta probabilmente a un errore di manipolazione degli esplosivi da parte dei terroristi, aveva ucciso il capo della cellula, l'imam di Ripoll Abdelaqui Es Datty e il terrorista Youssef Aalla, e ferito gravemente un terzo jihadista, Mohamed Huli Chemlal, arrestato, che ora collabora alle indagini. Nella base di Alcanar è stato trovato anche un documento manoscritto, probabilmente scritto dall'imam, che definisce i terroristi come «soldati dello Stato Islamico nella Terra di Al Andalus» e biglietti di aereo a nome di Es Satty per Bruxelles.

INDAGINI ANCHE IN MAROCCO. Inoltre l'arresto avvenuto in Marocco di Nourine Oukabir, cugino 35enne dei fratelli Moussa e Driss, il primo ucciso e il secondo arrestato. Nourine è stato fermato per apologia del terrorismo. Nonostante vivesse in Marocco era residente a Ripoll e, secondo quanto trapelato, avrebbe incontrato la cellula in un bar della cittadina catalana per diverse ore. La polizia e i servizi segreti marocchini stanno facendo accertamenti su altre tre persone legate ai terroristi di Barcellona.

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Chiusa la fase acuta dell'emergenza inizia anche l'esame interno alle forze dell'ordine spagnole con un crescendo delle polemiche per gli errori dell'inchieste. I sindacati della Guardia Civil e della Polizia Nazionale sostengono che le forze di sicurezza nazionali siano state tagliate fuori dall'inchiesta per dare al mondo «l'immagine di uno stato catalano autosufficiente».

I SINDACATI: «LACUNA SULL'INDAGINE DI ALCANAR». I due sindacati, Augc e Sup, citano in particolare le falle nelle indagini sull'esplosione del covo dei terroristi ad Alcanar, considerata in un primo tempo dalla polizia catalana come dovuta a fuga di gas. Gli inquirenti catalani non avevano fatto ricorso alla polizia nazionale e alla Guardia Civil, con maggiore esperienza, affermano. Secondo i due sindacati – che parlano di 'blocco informativo' da parte della polizia catalana – «se si fosse indagato bene su questa prima esplosione si sarebbe giunti alla conclusione che un attacco terrorista era in preparazione: questo lo sapevano anche i terroristi, e per questo si precipitarono gli attacchi».

FORZE NAZIONALI ESCUSE DA INDAGINI. I sindacati criticano anche il fatto che la polizia catalana non sapesse che l'imam di Ripoll, poi risultato il capo della cellula, «fosse stato il discepolo di uno dei principali detenuti nell'operazione Chacal della polizia nazionale del 2007 contro il terrorismo jihadista». «La debolezza delle istituzioni e dei responsabili politici del nostro paese – hanno scritto – ha fatto sì che l'esperienza e la struttura a livello nazionale presenti nella Polizia Nazionale e nella Guardia Civil nell'ambito della lotta antiterrorista siano state emarginate in forma dolosa dall'inchiesta con un unico obiettivo: trasmettere all'estero l'immagine di uno stato catalano autosufficiente».