Cosa sappiamo sull'attentato al bus al Cairo

Cosa sappiamo sull’attentato al bus al Cairo

28 Dicembre 2018 17.43
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Morti e feriti nell'attacco a un bus turistico alla periferia del Cairo, avvenuto nella serata del 28 dicembre. Un ordigno artigianale è esploso nella zona di Marioutiyah, che si trova vicino alle piramidi di Giza, investendo il veicolo che trasportava 14 turisti vietnamiti. Secondo una prima ricostruzione, la bomba era nascosta dietro a un muro sul ciglio della strada. Sabato è arrivata una prima risposta del governo: 40 terroristi sono stati uccisi in uno scontro a fuoco con le forze di sicurezza tra il Nord Sinai e Giza.

TUTTI VIETNAMITI I FERITI, ECCETTO LA GUIDA E IL CONDUCENTE

Secondo il ministero dell'Interno egiziano, sono quattro le vittime finora accertate, tre turisti e la guida che li accompagnava. Altre 10, invece, le persone rimaste ferite nell'esplosione. A perdere la vita sono stati tre cittadini vietnamiti e l'uomo egiziano che era con loro: gran parte dei feriti proviene dallo stesso Paese asiatico.

Il premier egiziano Mostafa Madbouly ha spiegato che l'autobus avrebbe deviato da una tradizionale strada di transito turistico, ritenuta «sicura» e «sorvegliata dalla polizia». L'autista avrebbe scelto un altro percorso senza avvisare i servizi di sicurezza.

I TURISTI TORNANO A ESSERE NEL MIRINO

L'Egitto combatte da anni contro organizzazioni estremiste islamiche attive nel Sinai, dove attentati e attacchi sono frequenti. Occasionalmente, i terroristi hanno colpito nel resto del Paese, prendendo di mira esponenti della minoranza cristiana copta o turisti, in particolare pellegrini in viaggio verso gli antichi monasteri del Sinai. Ma era da due anni che turisti stranieri non erano l'obiettivo di attentati.

VERSO UN INASPRIMENTO DELLE MISURE DI SICUREZZA

Il turismo egiziano, colpito duramente dal 2011 da anni di sommovimenti politici, violenze e terrorismo, si stava lentamente riprendendo negli ultimi mesi. L'ultimo attacco è probabilmente destinato a provocare un inasprimento delle misure di sicurezza, in particolare attorno ai luoghi-simbolo del Paese – come le piramidi, il museo egizio del Cairo o i resort turistici sul Mar Rosso – e presso le chiese cristiane e gli altri siti dove è presente la comunità copta (circa 10 milioni di persone), nell'approssimarsi delle celebrazioni di Capodanno.

QUARANTA TERRORISTI UCCISI IN UNO SCONTRO A FUOCO

Una prima risposta all'attentato è arrivata il 29 dicembre. Quaranta terroristi sono stati uccisi in uno scontro a fuoco con le forze di sicurezza egiziane durante una serie di incursioni nei governatorati del Nord Sinai e di Giza. Lo ha comunicato il ministero dell'Interno precisando di avere avuto informazioni su un gruppo terroristico che stava pianificando di effettuare una serie di attacchi contro le istituzioni statali, l'industria del turismo, le forze armate, la polizia e le chiese.

LA CONDANNA DEGLI USA E DELLA TUNISIA

Gli Stati Uniti hanno condannato duramente l'attacco. In un comunicato stampa diffuso dall'ambasciata americana al Cairo su Twitter, il portavoce del dipartimento di Stato Robert Palladino ha espresso le sue condoglianze alle famiglie delle vittime e ha augurato ai feriti una pronta guarigione. Il portavoce ha confermato il sostegno degli Usa alla guerra contro il terrorismo portata avanti dall'Egitto e agli sforzi del governo egiziano per consegnare i colpevoli alla giustizia. Stessa condanna è arrivata dalla Tunisia. Il ministero degli Esteri di Tunisi ha ribadito «la piena solidarietà al governo e al popolo egiziano e il suo sostegno per le misure che sta prendendo per affrontare i vili attacchi terroristici mirati alla sua sicurezza e stabilità e ai suoi cittadini e ospiti». La Tunisia ha inoltre ribadito «l'invito alla comunità internazionale nel suo complesso a continuare a sostenere gli sforzi e il coordinamento per combattere il flagello del terrorismo, che ora costituisce una seria minaccia per la pace e la sicurezza internazionali, la stabilità degli Stati e le capacità dei popoli senza eccezione».

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