Autismo, la lotta di Nicoletti contro il tabù delle neuro-diversità

Autismo, la lotta di Nicoletti contro il tabù delle neuro-diversità

22 Aprile 2018 10.00
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L’autismo è ancora un tabù. Un argomento off-limits, una verità da non rivelare, che non si riesce ad accettare e che spesso si trasforma in vergogna. Eppure secondo l’Istituto superiore di sanità sono più di mezzo milione le persone che in Italia sono affette da autismo o altre forme di neuro-diversità.

DISTURBO AVUTO DAI GENI. Ragazzi come Tommy, 20 anni e tanti ricci, vivace, svampito come un bimbo e totalmente incapace di parlare. Il padre di Tommy è Gianluca Nicoletti, voce pungente di Radio24, che da anni ha deciso di rendere pubblica la condizione del figlio, approfondendo il tema nei suoi libri. Nell’ultimo di questi, Io figlio di mio figlio (Mondadori), Nicoletti rivela, con tanto di pubblicazione della risonanza magnetica al cervello, di essere affetto dalla “sindrome di Asperger”, un disturbo che hanno avuto geni come Mozart, Hitchcock, Einstein e Jobs, che non compromette intelligenza e autonomia, ma che riguarda solo il piano relazionale.

VIAGGIO NELLE STRANEZZE. «Non mi ero mai domandato quanto l’autismo di mio figlio dipendesse da me», confida Nicoletti a Enrico Cisnetto durante Roma InConTra, «e questa diagnosi mi ha fatto fare un viaggio a ritroso nella mia vita, dando una spiegazione a tutte le mie stranezze». Le stranezze, appunto, quelle che rientrano nel vastissimo mondo delle neuro-diversità e che vanno dalla genialità nell’arte, musica, scienza, fino ai problemi gravi di tipo cognitivo.

In fondo chi di noi non ha avuto un compagno di classe un po’ ombroso, poco incline a parlare, tanto brillante nello studio quanto impacciato nella vita sociale? «Ero un ragazzo solitario», ricorda Nicoletti, «passavo giornate intere in cima agli alberi, costruivo mondi immaginari e giocavo con fiori e piante. E lo facevo da solo, non mi andava di stare con gli altri. Se penso che lavoro da oltre 40 anni nel mondo della comunicazione capisco che il mio mestiere mi ha salvato».

FREGARSENE DEGLI SCHEMI. Cervelli diversi, insomma, poco inclini ai pensieri convenzionali, ai saluti, alle cortesie e a tutte quelle consuetudini che Nicoletti definisce «ammortizzatori sociali», che consentono all’uomo di sentirsi parte integrante di un contesto, mitigando al minimo le differenze e accentuando all’inverosimile le caratteristiche comuni. Gli autistici no: se ne fregano degli schemi e vivono, amano, percepiscono solo attraverso le loro chiavi di lettura, spesso minacciate dal mondo esterno brutale e cattivo, che fa paura.

PERSONE A CUI DARE UN FUTURO. «Anche queste persone hanno il diritto di avere un ruolo nella società», denuncia Nicoletti, «mentre i nostri figli sono socialmente utili solo quando diventano una retta, e pure salata, per chi li deve nascondere in qualche istituto dove vengono abbandonati e trattati come bestie». Ecco il fine ultimo di tutte le battaglie del giornalista di Radio24: assicurare a questi ragazzi un futuro dignitoso quando le famiglie non potranno più accudirli.

Spesso la disperazione porta i genitori di ragazzi autistici a rivolgersi a ciarlatani, maghi, esorcisti, sottoponendo i propri figli a terapie non scientitiche

«Oggi i genitori dei ragazzi autistici hanno pochi aiuti istituzionali», spiega Nicoletti, «e spesso la disperazione li porta a rivolgersi a ciarlatani, maghi, esorcisti, sottoponendo i propri figli a terapie che di scientifico non hanno nulla, tipo cure con le cellule staminali, purificazione del sangue, ma che servono solo a spendere valanghe di quattrini».

IN OGNI FAMIGLIA C'È UN FOLLE. Alla base c’è il rifiuto di voler accettare la realtà, invece di vivere il proprio figlio per com’è, semplicemente con un cervello diverso dagli altri. Comunicare di avere un diabete è facile, rivelare problemi di tipo psichico lo è molto meno, per quello strano pudore che ci porta a nascondere, insabbiare. Eppure in ogni famiglia c’è un parente un po’ più folle degli altri – come lo zio Teo dell’Amarcord di Fellini – e magari molti di noi devo ancora scoprire la propria neuro-diversità.

MURO DA PICCONARE E ABBATTERE. Si tratta di abbattere un muro, quindi, per migliorare la vita di Tommy e di tutti gli altri ragazzi come lui, e come noi. Nicoletti quel muro lo sta picconando. E per di più con serenità, senza rabbia.

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