Auto, annus horribilis

Redazione
01/10/2010

Il 2010 automobilistico sarà ricordato come l’anno dei richiami. Mai, infatti, si erano registrati così numerosi i casi di vetture...

Il 2010 automobilistico sarà ricordato come l’anno dei richiami. Mai, infatti, si erano registrati così numerosi i casi di vetture costrette a rientrare in officina per risolvere difetti o malfunzionamenti. Una disfatta che ha coinvolto un po’ tutti i costruttori, compresi quelli più blasonati. Persino Spirit of ecstasy, la mitica Vittoria Alata della Rolls-Royce, è stata costretta ad abbassare le ali e a tornare mestamente in officina.
La Bmw, proprietaria del marchio inglese dal 1999, ha infatti richiamato ben 5.800 Rolls, oltre a 198 mila vetture Bmw delle serie 5, 6 e 7 vendute sul mercato americano. Il problema in questo caso era un difetto al sistema di frenata. In tutto il mondo le vetture della casa bavarese da riportare in officina sarebbero 345 mila.

A inizio settembre era toccato alla Ferrari

Uno choc per uno dei costruttori più affidabili. Che però si trova in buona compagnia. L’ultima, in ordine di tempo, è stata la Ferrari. Dopo l’incendio di cinque 458 Italia, il 1° settembre la casa di Maranello è stata costretta a intervenire su tutte le vetture di questo tipo prodotte, 1.148 pezzi. I tecnici modenesi avevano riscontrato un’anomalia nel fissaggio dell’isolante all’interno dei passaruota che rendeva reale il rischio di incendio. Gli oltre mille proprietari dell’esclusivo esemplare di Ferrari sono stati contattati per un controllo accurato dei componenti a rischio.
Ad agosto era stata la casa automobilistica giapponese Mazda a richiamare 288 mila auto per un possibile difetto al servosterzo. Le vetture interessate erano la Mazda 3 e la Mazda 5, potenzialmente soggette a ruggine nelle pompe idrauliche del servosterzo. Un problema che avrebbe potuto ridurre di potere sterzante e, quindi, il rischio di incidenti.
A giugno era stata Volvo ad annunciare un richiamo di quasi 30 mila macchine in tutto il mondo. In quel caso il problema era il cambio, che poteva provocare difficoltà di guida. Poi è stato il turno della Fiat, che ha richiamato quasi 30 mila Panda a Gpl. Poche settimane dopo è stata la volta di Chrysler, finita nell’orbita Fiat, costretta a controllare quasi 700mila vetture per problemi all’apparato frenante dell’auto, al sistema d’accelerazione e alle portiere.

Ko anche giapponesi e coreani

La coreana Kia, invece, ha dovuto intervenire su 100 mila auto in tutto il mondo tra giugno e settembre. Dall’ecatombe da cui non si sono salvati nemmeno i costruttori giapponesi. In casa Honda è stato il dispositivo simbolo della sicurezza a creare problemi: l’airbag del posto di guida. Lo scorso febbraio il secondo costruttore giapponese ha richiamato 437 mila auto. Secondo l’azienda, in caso d’incidente l’airbag avrebbe potuto gonfiarsi con troppa violenza, col rischio di ferire il guidatore. Ma il caso più clamoroso è quello che ha costretto Toyota, primo costruttore mondiale, a richiamare ben 1,8 milioni di vetture, di otto diversi modelli, commercializzate in Europa per un difetto al pedale dell’acceleratore, che in alcuni casi poteva bloccarsi.
Un problema che ha coinvolto anche il gruppo Peugeot-Citroen, partner di Toyota nella costruzione dei tre modelli gemelli Citroen C1, Peugeot 107 e Toyota Aygo: 100 mila le vetture costrette a tornare in officina. E a proposito di francesi, anche Renault ha dovuto richiamare 700 mila Scénic, in questo caso per un difetto al freno di stazionamento.