Carlo Terzano

Quanto costa un'automobile in tasse: dalle accise al bollo

Quanto costa un’automobile in tasse: dalle accise al bollo

21 Febbraio 2018 13.22
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In Italia c'è una categoria di contribuenti che, più delle altre, viene intesa dallo Stato come mucca da mungere, soprattutto nei periodi di crisi. E no, non è la folta schiera dei dipendenti e nemmeno quella dei pensionati, anche se con ogni probabilità vi rientrano comunque. Perché i soggetti su cui il Fisco si accanisce maggiormente sono gli automobilisti, vessati di continuo da decine e decine di tasse dirette e indirette, tra accise sulla benzina, bollo e pedaggi autostradali. La Cgia di Mestre ha provato a fare due calcoli.

1. Per lo Stato un giro d'affari da 73 miliardi di euro

Il carico fiscale che grava sui 42,8 milioni (al 2016) di autoveicoli presenti nel nostro Paese ammonta a 73 miliardi di euro. La cifra, mostruosa, è certificata dalla Cgia di Mestre che ha identificato, proprio negli automobilisti, i più vessati dall'erario. Solo per dare un’idea della dimensione del prelievo, sottolinea l'Associazione Artigiani e Piccole Imprese, il gettito derivante dalle imposte che gravano su tutti gli immobili presenti nel Paese ammonta a poco più di 40 miliardi. Chi pensava che possedere una casa fosse indice di lusso dovrà ricredersi: oggi è l'auto a fare da status symbol, considerato quanto costa mantenerla.

2. Le accise sui carburanti incidono per circa la metà

La maggior parte del prelievo è camuffato da tassazione indiretta e, nemmeno a dirlo, è costituito dalle accise sui carburanti. Dei 73 miliardi di euro complessivi, infatti, quasi 35 se ne vanno semplicemente facendo benzina. Un passaggio obbligato per tutti gli automobilisti, se non si vuole restare a piedi. E, soprattutto, una tassa odiosa non solo in quanto occulta, ma anche perché colpisce indiscriminatamente tutti, ignorando il reddito. Per ogni litro di gasolio che acquistiamo alla pompa, il 63% circa del prezzo è riconducibile al peso del fisco. Percentuale che schizza al 66% per la benzina.

3. L'Iva sui ricambi pesa per 10 miliardi in un anno

Un'altra "voce di spesa" parecchio importante su cui la Cgia pone l'accento è l'Iva, nelle sue molteplici forme (e, anche in questo caso, si tratta di una tassa non democratica, uguale per tutti, poveri e ricchi). Nel 2016, solo sulla manutenzione e riparazione/acquisto di ricambi o accessori e pneumatici, questo prelievo ha alleggerito le tasche degli italiani di 10,2 miliardi di euro (pari al 14% della spesa totale). L’Iva sull’acquisto degli autoveicoli, invece, è costata poco più di 7 miliardi di euro (9,8% del totale), mentre il bollo auto ha assicurato alle casse delle Amministrazioni regionali 6,6 miliardi (9,1 % del totale).

4. Sui pedaggi autostradali il Fisco incide per 2 miliardi

Ma l'imposizione selvaggia non si ferma qui: una volta pagate la tassa di circolazione e l'iva sull'acquisto del mezzo e sulle sue riparazioni, altre gabelle sono pronte a mettersi sulla nostra strada appena proviamo a uscire dal garage. Le tasse sui parcheggi blu e sulle contravvenzioni hanno garantito ai Comuni, sempre più in affanno, un gettito di 5,6 miliardi (7,7% del totale), quelle sui premi di assicurazione Rc auto quasi 3,9 miliardi di euro (5,3 per cento del totale). Sui pedaggi autostradali il Fisco ha inciso per 2 miliardi, mentre l’imposta di trascrizione ha permesso alle Amministrazioni provinciali di incassare 1,7 miliardi. Sui lubrificanti, infine, imposte e accise sono costate agli automobilisti 1 miliardo di euro.

5. L'automobile continua a essere un "male (di lusso) necessario"

A queste tasse collegate all'automobile gli italiani non possono sfuggire nemmeno volendo perché, come Lettera43.it aveva già scritto, la macchina rimane un "male necessario", considerato lo stato in cui versa il trasporto pubblico locale. Secondo l'ultimo report dell'Automobile Club Italiano (Aci), il mercato dell'auto ha chiuso il 2017 positivamente tornando sui livelli del 2010, ultimo anno prima della profonda crisi che ha investito tutti i settori: si sono registrate 1.994.407 prime iscrizioni riportando una crescita del 7,8% sul 2016 che a sua volta aveva già raggiunto un incremento di circa il 16% sul 2015 con 1.849.608 formalità. A livello territoriale, si sono rilevati buoni risultati sia in valori assoluti che percentuali in Piemonte, Lazio e Trentino Alto Adige (tra i pochi a registrare anche un incremento nelle cilindrate dai 2.500 cavalli in su) trainati rispettivamente da Torino (214.220 iscrizioni e aumento di quasi il 33%), Roma (224.530 pratiche ed una crescita dell’11,5%) e Bolzano (148.757 formalità). Dati coincidenti con il database di Comuni-italiani.it che, sebbene sia meno aggiornato (è fermo al 2015), riporta una interessante graduatoria di paesi e città superiori ai 5 mila abitanti in cui circola il maggior numero di autoveicoli in rapporto alla popolazione: apre la graduatoria Trento, con un parco macchine di oltre 213 mila mezzi privati, seguono Bolzano (194.600) e Scandicci (126.889). Si posizionano invece tra i virtuosi, per minor presenza di veicoli, il comune tarantino di Statte con poco meno di 6 mila mezzi a quattro ruote, quello milanese di Baranzate sotto i 4.500, il campano Procida e quello di Maiori, in provincia di Salerno, al di poco sopra le 2.200 unità.

6. Lo Stato potrebbe mai rinunciare a un simile gettito?

Se è vero che l'alto numero di veicoli privati che circola quotidianamente sulle nostre strade rende irrespirabile l'aria (il 27% delle emissioni proviene dalle marmitte, dati Legambiente), accresce il rischio di incidenti mortali (ogni anno in Italia perdono la vita 54 persone per milione di abitanti, dati Commissione Ue sulla sicurezza delle strade) e concorre a creare ingorghi che rallentano anche la nostra competitività (tra i 30 e i 50 miliardi di euro, per oltre il 2% del Pil – dati The European House Ambrosetti), è pure vero che quelle stesse auto risultano per lo Stato una preziosissima – e forse insostituibile – fonte di sostentamento. Alla luce dei dati emersi dalla ricerca della Cgia Mestre si comprende meglio perché, in questi anni, sia stato fatto molto poco per rendere l'automobile uno strumento sempre meno necessario: in un mondo ideale gli italiani potrebbero fare a meno del proprio veicolo, ma lo Stato potrebbe fare a meno di quei 73 miliardi di euro di tasse che gravano, come un bagaglio indesiderato, su tutti i cofani?

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