Sull’autonomia il M5s vuole dare spazio al parlamento contro la Lega

13 Febbraio 2019 09.28
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L'autonomia differenziata s'ha da fare, però senza fretta. E soltanto se parallelamente si definiranno i Lep, i "livelli essenziali delle prestazioni" nei servizi erogati come prevede l'articolo 117 della Costituzione. Ma, soprattutto, ogni intesa dovrà essere discussa in Parlamento, con le Camere che potranno emendare i testi e non soltanto ratificarli. In caso contrario, salterà tutto. Nessuno alza i toni, ma dai Cinquestelle è arrivato agli alleati della Lega un aut aut molto chiaro sul federalismo. Al prossimo consiglio dei ministri il premier Giuseppe Conte, come promesso lo scorso ottobre, avrebbe dovuto dare il via libera alle bozze d'intesa con i nuovi poteri per Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. E invece prende sempre più quota l'ipotesi che il consesso farà soltanto un check sullo stato dell'arte, anche perché su pezzi importanti delle competenze da trasferire – soprattutto Sanità, strade e ferrovie – la discussione ai tavoli tecnici è ancora lontana dall'arrivare a risultati concreti. Di conseguenza, il governo dovrebbe darsi un mese in più per arrivare a un'intesa.

IL PATTO TRA CONTE, DI MAIO E LA MINISTRA LEZZI

Dietro questo slittamento c'è una "manina" grillina. O meglio, un patto di ferro tra lo stesso Conte, il suo vicepremier Luigi Di Maio e il ministro per il Sud, Barbara Lezzi, per rimescolare le carte e prendere tempo, tanto tempo, convinti che le intese – così come si stanno profilando – siano penalizzanti per il Mezzogiorno e soprattutto ricalchino eccessivamente uno schema caro alla Lega – che pure diventata nazionale si è scoperta più divisa sul dossier – e lontano dai progetti del Movimento. Considerazioni non nuove nel primo partito, ma esplose dopo la débâcle alle Regionali in Abruzzo, dove il M5S ha dimezzato i voti. Inutile dire che questa posizione acuisce le tensioni già esistenti nella maggioranza giallo-verde, con i leghisti che vogliono arrivare alla firma delle intese già prima delle Europee. Ma se la base grillina non vuole strappi sui diritti, i vertici temono che accettare senza dibattere alle Camere le richieste di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna faccia registrare un'emorragia di voti a maggio anche nei territori del Sud, ripetendo quanto avvenuto in Abruzzo.

I GRILLINI VOGLIONO RITAGLIARE UN RUOLO PER IL PARLAMENTO

Il cronoprogramma dei grillini prevede d'inserire nelle bozze d'intesa – che al momento parlano soltanto di commissioni paritetiche tra Stato e Regioni – un chiaro margine al potere del Parlamento di poter discutere ed emendare i testi prima di approvarli. I leghisti, con il vicepremier Matteo Salvini in testa, dicono che è invece sufficiente una semplice ratifica. In quest'ottica i Cinquestelle sono pronti anche a presentare un atto d'indirizzo parlamentare, che vincoli il governo a dare l'ultima parola alle Camere, anche con un'apposita commissione ad hoc. Parallelamente bisogna iniziare il lavoro di definizione dei Lep sui servizi essenziali (assistenza, scuola, trasporti…) che non sono stati mai stabiliti, nonostante li prevedano la legge 42 del 2009, quella istitutiva del federalismo fiscale, e il Titolo V della Costituzione. Soltanto allora – e a differenza di quello che chiedono le Regioni del Nord – si potranno definire quali pezzi di fiscalità nazionale trasferire agli enti locali e come calcolare i fabbisogni standard nella sanità. Spiega Vincenzo Presutto, senatore pentastellato e vicepresidente della Bicamerale sul federalismo fiscale: «L'approvazione del Parlamento, e non la semplice ratifica, è una condizione imprescindibile, perché lo prevede la Costituzione. E oltre l'approvazione, nel passaggio parlamentare, si deve dare alle Camera anche la possibilità di emendare e modificare questi atti. Leggo sui giornali che basterebbe una ratifica come si fa con le intese per il riconoscimento delle confessioni religiose straniere, ma è un errore: le religioni spesso non hanno origine sul territorio italiano, nascono in ambito extraterritoriale, quindi serve un accordo tra lo Stato e un soggetto terzo. Ma le Regioni non sono un soggetto terzo, sono un pezzo dello Stato stesso».

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