La rivolta contro l'autonomia regionale parte dalla Campania

La rivolta contro l’autonomia regionale parte dalla Campania

13 Febbraio 2019 12.57
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La rivolta contro l'autonomia regionale chiesta e votata da Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna è partita dalla Campania. Il giorno in cui il ministro per gli Affari regionali Erika Stefani ha annunciato la presentazione del testo per l'autonomia rafforzata il 14 febbraio in consiglio dei ministri, il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, ha annunciato: «Faremo di tutto per bloccare il processo dell'autonomia differenziata se vengono meno le questioni di contenuto e metodo democratico. Siamo pronti al ricorso alla Corte Costituzionale, alla mobilitazione sociale e alla lotta», ha dichiarato De Luca. «Lo spirito che abbiamo è di un nuovo Risorgimento se vanno avanti spinte destinate a disgregare l'unità del Paese», ha aggiunto. Intanto il ministro Stefani ha assicurato che non ci sarà nessuno slittamento: «I testi sono pronti», ha spiegato anche se «restano dei nodi politici sui quali discutere». Il presidente della Regione Veneto Luca Zaia ha commentato: «C'è finalmente un documento finale sulla autonomia che, se fosse confermato avere i contenuti proposti dal Veneto, per noi è immediatamente sottoscrivibile». E ha aggiunto: «Ci sono ancora delle resistenze su taluni aspetti da parte di certi dicasteri, ma sono e resto un inguaribile ottimista, spero che questi ostacoli vengano superati perché se così sarà, si firma».

DE LUCA SI APPELLA AL MOVIMENTO 5 STELLE «IN LETARGO»

L'iniziativa della Campania contro l'autonomia differenziata è «rivolta a tutti i gruppi parlamentari e forze politiche, verifichiamo chi vuole difendere in maniera civile il sud e chi tradisce il Sud», ha ribadito De Luca nel corso di una conferenza stampa. De Luca si è rivolto al suo partito, il Pd, ma «in primo luogo alla forza politica» – ha detto – «che ha avuto larghi consensi nel Sud e che in questo momento è silente, impressionata dal voto in Abruzzo, in letargo». Ai cronisti che gli riportavano la posizione dei 5 Stelle che affermano di essere garanti della perequazione nei confronti del sud, De Luca ha detto «a queste favole non crede nessuno». De Luca ha ricordato di aver chiesto al governo che la Campania possa sedere al tavolo della trattativa sull'autonomia: «E il governo non ci ha ancora risposto. Non siamo degli intrusi ma soggetti cointeressati in maniera vitale alle decisioni che si prendono in relazione a Veneto, Lombardia ed Emilia. È necessario sapere se c'è una affermazione non equivoca da parte di tutte le istituzioni su due domande fondamentali: l'unità nazionale è un valore irrinunciabile per tutti? Rimane l'impegno alla coesione nazionale?».

130 INTELLETTUALI CONTRO L'AUTONOMIA SU AMBIENTE E URBANISTICA

Al suo appello si sono unite altre voci critiche. In particolare il no del mondo della cultura è riassunto in un appello firmato da 130 nomi di storici, paesaggisti, soprintendenti, intellettuali. «Un vento di follia sta investendo il Paese, quanto resta dello Stato viene sbriciolato a favore di Regioni che, in quasi mezzo secolo, hanno spesso dimostrato inerzia, incapacità, opacità a danno della comunità, della Nazione italiana», si legge nella dichiarazione. Il provvedimento per l'autonomia differenziata, che domani sarà all'esame del Consiglio dei ministri come annunciato ora dal ministro per le Regioni Erika Stefani, è «un atto costituzionale che assesta un colpo mortale allo Stato unitario, destinato a portare al massimo il caos politico-amministrativo del Paese anche nei suoi rapporti con l'Ue e col resto del mondo». Preoccupa in particolare il fatto che «fra le prime competenze rivendicate in esclusiva vi sono Ambiente, Beni Culturali, Urbanistica (ma non solo)».

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