Il confronto tra l'autonomia per Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna

Il confronto tra l’autonomia per Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna

14 Febbraio 2019 18.12
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Nessun emendamento del parlamento, ai tre disegni di legge per l'Autonomia di Veneto, Lombardia e Emilia Romagna da discutere nel consiglio dei ministri del 14 febbraio 2019. Nonostante il Movimento 5 Stelle puntasse a far modificare i testi dai parlamentari. È quanto si evince nelle bozze delle tre intese che saranno esaminati stasera dal Consiglio dei ministri. Le bozze dell'intesa affermano infatti che l'approvazione da parte delle Camere «avverrà in conformità» del procedimento «per l'approvazione delle intese tra lo Stato e le confessioni religiose» che per prassi parlamentare sono inemendabili. «Il Governo presenta alle Camere un apposito disegno di legge», si legge nel testo, «che recepisce i contenuti dell'Intesa da approvare a maggioranza assoluta dai componenti di entrambe i rami del Parlamento». Ma cosa c'è nelle intese? Intanto sono autonomie differenziate cioè diverse per competenze.

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PER IL VENETO BALLANO LE CONCESSIONI E L'AMBIENTE

Il presidente del Veneto Luca Zaia ostenta ottimismo sul punto di caduta dell'intesa con il Governo sull'Autonomia differenziata, che il Consiglio dei ministri si appresta a licenziare. Se pare superata l'impasse sul punto dei tributi, che al posto dei nove decimi del gettito fiscale mette la «spesa storica», da superare in un periodo da tre a cinque anni, le materie che ancora "ballano" sono strategiche, come la gestione delle infrastrutture e le concessioni, come quelle elettriche e portuali, i beni culturali e l'ambiente. Parlando con i giornalisti a margine dei lavori del Consiglio regionale, a Venezia, Zaia ha fatto un riferimento generico a «criticità», ma ha distinto tra i tavoli tecnici, che hanno partorito il documento, e la trattativa tutta politica che si dovrebbe aprire dopo la data fatidica del 15 febbraio, 'one to one' con il premier Giuseppe Conte. Sul controverso capitolo delle infrastrutture, in particolare, «vediamo le controproposte. Noi siamo convinti del fatto che questo porti a essere più efficienti, così come è convinta qualunque altra Regione che chieda queste competenze». Intanto, il Veneto incassa l'ok sulla norma finanziaria: «Per noi va bene», ha sottolineato Zaia, precisando che «dopo il primo anno di avvio si arriverà alla media nazionale. La vera pietra miliare è l'uscita dal Consiglio dei Ministri e la firma dell'intesa, dopodiché il tema del passaggio parlamentare se c'è la buona volontà lo si può chiudere velocemente. Se si risolvono questi punti la firma si fa» «Siamo a un 70%», ha concluso, «ma non mi preoccupo».

LOMBARDIA: ACCORDO SULL'ISTRUZIONE NON SULLE INFRASTRUTTURE

Ticket sanitari, valutazioni d'impatto ambientale e bonifiche, infrastrutture e regionalizzazione delle soprintendenze: sono questi i nodi più critici da sciogliere tra Regione Lombardia e Governo per arrivare a un'intesa completa sull'Autonomia. Le richieste della Regione guidata da Attilio Fontana riguardano tutte le 23 materie trasferibili dallo Stato alle Regioni secondo l'articolo 116 delle Costituzione. Tre sono di esclusiva competenza statale (giustizia di pace, norme generali sull'istruzione e tutela dell'ambiente dell'ecosistema e dei beni culturali), le altre venti di legislazione concorrente, tra cui i rapporti internazionali e con l'Unione europea, l'istruzione, la protezione civile, l'energia, l'ordinamento sportivo, la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, la ricerca scientifica, le grandi infrastrutture. Uno dei capitoli più corposi dell'accordo riguarda la scuola. In materia di istruzione – alla Lombardia sarà trasferita la disciplina dell'organizzazione e delle modalità di valutazione del sistema educativo, la programmazione dei percorsi di alternanza scuola-lavoro e la definizione del fabbisogno regionale del personale, con la facoltà per la Regione di bandire concorsi per reperire insegnanti e altro organico. Dirigenti, docenti e altre figure già in servizio avranno inoltre la facoltà di passare da dipendenti statali a regionali. Sul fronte culturale, la Regione punta invece a ottenere la potestà legislativa su beni di rilievo come la Pinacoteca di Brera (se non sul Cenacolo Vinciano). Tra le parti che potrebbero saltare, invece, una delle più pesanti riguarda la competenza – reclamata dalla Regione – sulle infrastrutture ferroviarie, stradali, autostradali e strategiche che si trovano sul territorio lombardo. La casella risulta infatti in bianco, così come quella relativa alle risorse finanziarie. L'obiettivo della Lombardia è di ricevere da Roma le stesse somme che lo Stato spende nella Regione per le funzioni trasferite o assegnate, avendo come parametro di riferimento iniziale la spesa storica per arrivare nel giro di cinque anni a definire e applicare i costi standard. Un capitolo, tuttavia, che appare tutto da scrivere.

EMILIA ROMAGNA: 15 COMPETENZE, MANCA L'INTESA SULLE RISORSE

Quindici competenze, con risorse certe e con la «presunzione di saperle gestire meglio». È questa la richiesta avanzata dalla Regione Emilia-Romagna che si aspetta che vengano recepite dal governo e che è più light rispetto a quella di Lombardia e Veneto che hanno richiesto l'autonomia su un numero maggiore di materie. Sulla base del titolo quinto della seconda parte della Costituzione, l'Emilia-Romagna chiede maggiore autonomia nella gestione di 15 materie a legislazione concorrente, quelle, cioè che non vengono attribuite dalla Carta né allo Stato né alle Regioni. Si tratta, fra le altre, di questioni come tutela e sicurezza del lavoro, istruzione, ricerca, governo del territorio, protezione civile, ambiente, salute, sport, giustizia di pace e cultura. Fra le richieste anche quella relativa all'agricoltura. Dopo un primo accordo siglato con il governo Gentiloni, rinnovato e ampliato con il governo Conte, il presidente della Regione Stefano Bonaccini ha spesso denunciato resistenze da parte di alcuni ministeri: resistenze che potrebbero modificare il decreto rispetto all'accordo iniziale. Il nodo principale, però, rimane quello relativo alla modalità della gestione delle risorse. «La nostra proposta», ha più volte ripetuto Bonaccini, «non prevede un euro in più di quanti già oggi ne siano spesi per il nostro territorio dallo Stato centrale. Chiediamo di poter gestire le risorse già ora spese per le competenze richieste, convinti di poterlo fare con maggiore efficacia e rapidità». Bonaccini ha voluto però anche rispondere alle perplessità che si stanno levando, anche dalle fila del Pd e da altri presidenti di Regione di centrosinistra. «Per me l'unità del Paese e la solidarietà tra territori sono principi inviolabili e sacri. Anche il superamento degli sprechi e delle inefficienze però è cruciale. Spero che per ogni legittimo timore espresso per il divario tra Nord e Sud arrivi anche un impegno per contenere il divario dell'efficienza».

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