Autoritratto con sfregio

Redazione
16/10/2010

di Ferdinando Cotugno In La carta e il territorio Michel Houellebecq racconta la storia di Jed Martin, fotografo, pittore, travolto...

Autoritratto con sfregio

di Ferdinando Cotugno

In La carta e il territorio Michel Houellebecq racconta la storia di Jed Martin, fotografo, pittore, travolto da una fama mondiale che non fa nulla per ottenere o mantenere. È un tipico personaggio houellebecqiano, freddo entomologo delle cose del mondo, distaccato dai pochi affetti. Per esempio: conosce una donna stupenda («tra le cinque più belle di Parigi»), se ne innamora, ma non fa niente per trattenerla quando vola via dalla città e dalla sua vita.
Anche il padre, architetto e uomo d’affari, si allontana ogni giorno di più da Jed, senza che questi tenti di fermarlo. Il suo primo amore si prostituisce, lui non ha nulla in contrario. La sua vita è tutta così, passiva, e La carta e il territorio la segue con discrezione.
Non sembrano più esserci i guasti del desiderio, al centro dell’attenzione di Houellebecq, ma i meccanismi della cultura, della fama, dell’apprezzamento pubblico. La prima scena di sesso è a pagina 56. Come se avesse già dato. Di Jed si racconta l’ascesa alla fama come fotografo, per una serie di scatti delle carte geografiche Michelin.
L’azienda francese lo nota, ne fa una sua creatura, gli mette a disposizione uffici stampa e spazi espositivi. Jed diventa celebre, ma la sua integrità, unica esigenza umana a stargli davvero a cuore, gli impone di seguire il suo istinto artistico, di abbandonare non soltanto il suo stile, ma anche il mezzo stesso. Lascia la fotografia, torna alla pittura. Dipinge gente e mestieri, dal macellaio equino a Steve Jobs. Diventa ancora più famoso.
Gli manca solo un soggetto per completare la serie, lo scrittore Michel Houellebecq. Nel libro, il doppio dell’autore non fa una bella fine, ma era nelle premesse. Nella realtà, non se la passa troppo male, ma al prezzo di aver scelto il curioso destino di falsificatore di se stesso. In ultimo, va detto che La carta e il territorio è il libro più francese di Houellebecq, un’altra difficoltà per il lettore.

Assonanze

La canzone: Lou Reed, Vicious (1972). Houellebecq vorrebbe diventare il Lou Reed della letteratura. Un coltello tra le costole della società, piantato lì da un tagliagole che se ne può liberare solo raccontandola.

Il film: Werner Herzog, Grizzly Man (2005). Non potrebbero essere più diversi, Houellebecq e Werner Herzog, eppure consumare di seguito La carta e il territorio e guardare Grizzly Man, (per afforfondire) il documentario del regista tedesco sull’uomo che voleva vivere con gli orsi e ne è stato ammazzato, provoca lo stesso senso di distacco dal genere umano.

La serie tivù: Guardare la Francia attraverso Houellebecq è come camminare in un ospedale accompagnati dal dottor Gregory House. Dispensa diagnosi impossibili, ci stupisce con intuizioni fulminanti, e ci rivela che i pazienti, come gli esseri umani, mentono sempre. Ma House è più spiritoso.

La città: Houellebecq è Parigi, perché la odia come sempre, ma con una segreta nostalgia. E poi perché uno scrittore così portato per questo sentimento non può che identificarsi con ciò che detesta.

Il cibo: Vino cileno, salumi tagliati male, su un tavolaccio di legno, pochi formaggi, nessun ordine, nessuna disciplina alimentare.