Barbara Ciolli

L'anomalia italiana nel panorama delle autostrade europee

L’anomalia italiana nel panorama delle autostrade europee

21 Agosto 2018 06.00
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Fondate e finanziate dallo Stato, smembrate e privatizzate quasi mai con successo, anzi con grandi guai, anche se il guaio maggiore c'è stato in Italia, rinazionalizzate in extremis anche in tempi recenti, a volte riprivatizzate per sgravare lo Stato dei costi. In pochi decenni le grosse società delle autostrade in Europa hanno cambiato pelle con disinvoltura, a dispetto di chi prospetta lento e complesso il passaggio da privato a pubblico, dopo il crollo del ponte Morandi a Genova. Ma in nessun Paese dell'Ue, neanche in Francia con il modello più simile al sistema italiano delle concessioni, si è data tanta mano libera ai privati. Il controllo sui pedaggi – se esistono – dello Stato resta forte. Altrettanto quello sugli obblighi di manutenzione e sicurezza e non ci sono parti di contratti secretate. Anche sulle clausole finanziarie c'è piena trasparenza.

IN SPAGNA AI PRIVATI, MA CON POCHI PEDAGGI

Prendiamo la Spagna, dove non a caso i Benetton che attraverso Atlantia controllano Autostrade per l'Italia hanno dal marzo 2018 rilevato la principale concessionaria dei tratti a pagamento Albertis. Ebbene, tra gli Anni 60 e 70, Madrid ha prestato soldi ai privati per costruire la rete autostradale: quasi un unicum di deregulation, per quei tempi, in Europa. Ma poi fu costretta a nazionalizzare le tre società concessionarie andate nel frattempo un bancarotta, per infine riprivatizzarle nel 2003. Solo che da allora il sistema di pedaggio è sempre rimasto limitato in Spagna: al momento è previsto solo per il 20% della rete con un costo è definito dal ministero dei Lavori pubblici. Mentre in Italia è il solito scaricabarile: per il governo i pedaggi dipendono dal «piano di investimento delle concessionarie», per le concessionarie dalle «direttive nazionali». E in effetti è il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ad approvare le proposte dei gestori privati. Di fatto vincolato però alle concessionarie dagli obblighi finanziari – secretati – dei contratti.

I francesi hanno aperto ai capitali privati le autostrade, creando un vero sistema concorrenziale. Non un monopolio di privati

IN FRANCIA TRASPARENZA E CONCORRENZA TRA PRIVATI

A Genova sono stati i Benetton, non lo Stato, a sospendere alla fine il pedaggio. Anche in Francia, come in Italia, c'è su tutta le rete un pedaggio in continuo aumento da anni e le autostrade sono appaltate a privati, sia per la costruzione sia per la gestione. Ma il pedaggio intanto è meno caro che in Italia. Tutti i contenuti dei contratti con le concessionarie sono poi pubblici e resi consultabili online (anche l'ex ministro italiano alle Infrastrutture e ai Trasporti Graziano Delrio lo aveva postato nel febbraio scorso, ma lasciando secretati gli allegati) dal governo. Attraverso uno specifico dipartimento il ministero francese delle Infrastrutture prepara anche una relazione annuale completa sull'operato e, non ultimo, al contrario che in Italia la liberalizzazione è stata reale. Scottati dal crac dei tre super gestori privati e costretti alla loro nazionalizzazione, dal 2000 i francesi hanno riaperto ai capitali privati le autostrade, creando un vero sistema concorrenziale. Non un monopolio di privati, come in Italia, ma 19 società per circa 9 mila chilometri.

LA GERMANIA CONSERVA IL PUBBLICO SENZA PEDAGGI

Guai a chiamare carrozzoni le grandi società pubbliche tedesche. Il ministero delle Infrastrutture fino agli anni recenti ha costruito (ex novo dal 1990 nella Ddr) gran parte dei 13 mila chilometri di autostrade in Germania, che controlla e mantiene senza pedaggi, chapeau. Dal 2005 un sistema satellitare fa pagare solo i mezzi superiori a 12 tonnellate, cioè i camion. Mentre dal 2019 è in arrivo il contestato pedaggio per gli stranieri con un sistema di bollini (ai tedeschi quello annuale sarà scaricato dalla tassa di circolazione) che, come già per i tir, finiranno dritti in una nuova società pubblica per il finanziamento delle infrastrutture, creata ad hoc nel 2003. Per le ultime grandi opere sono stati lanciati progetti in partnership pubblico-privata, ma in forma limitata e strettamente controllati dal ministero. Soldi amministrati con grande rigore e, per i tedeschi, con fin troppa parsimonia: si chiede un piano di nuove infrastrutture e si teme il crollo dei ponti logori ma, al contrario che in Italia, è un'agenzia ministeriale a schedarli e supervisionati regolarmente.

NEL REGNO UNITO AUTOSTRADE GRATIS, SOLO I PONTI AI PRIVATI

La Mitteleuropa che ha imposto, tra le misure lacrime e sangue, privatizzazioni selvagge di beni pubblici alla Grecia e agli altri Paesi Pigs, conserva solide aziende pubbliche. Come la Germania, l'Austria ha una rete autostradale totalmente gestita da una società per azioni al 100% statale, che se ne assume da sempre ogni onere, attraverso da un sistema di pedaggio di bollini diverso in funzione di veicoli e tratte. Che il governo fosse di destra o di sinistra, le autostrade austriache sono sempre rimaste in mano pubblica. E anche nel Regno Unito del libero commercio in libero Stato, lo Stato esercita un deciso controllo sulla viabilità pubblica. Costruita con capitali pubblici, ai privati è appaltata la gestione a scadenza, ebbene sì, solo di alcuni ponti e altre strutture sui fiumi. Dal 2013 anche di altre concessioni per progetti a capitale privato. Ma la Società autostrade britannica è di proprietà interamente statale, come quella scozzese, e il compenso ai privati è vincolato alla qualità del servizio e al rispetto della sicurezza. E una sola tratta è a pagamento.

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