Andrea Prada Bianchi

Chi è Aviv Kochavi, il nuovo capo dell'esercito d'Israele

Chi è Aviv Kochavi, il nuovo capo dell’esercito d’Israele

17 Gennaio 2019 07.00
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Generale e filosofo, paracadutista e vegano: Aviv Kochavi, il nuovo capo dell'esercito israeliano, è una figura che potrebbe sembrare paradossale in un Paese normale. Ma Israele non lo è, e un laureato di Harvard può essere lo stesso uomo che butta giù i muri delle case dei palestinesi a mazzate. Kochavi, 54 anni, ha assunto di fronte alle massime autorità del Paese la carica di capo di Stato maggiore dell'Idf (Israel defense forces), una posizione di importanza fondamentale in una nazione perennemente in armi. Prende il posto di Gady Eisenkot, che lascia l'esercito dopo 40 anni di servizio di cui gli ultimi quattro in veste di capo di Stato maggiore. Nel corso di una cerimonia al ministero della Difesa, il premier e ministro della Difesa ad interim Benyamin Netanyahu ha affermato che Israele si trova «in una fase storica di transizione» in cui deve cimentarsi «con minacce senza eguali rispetto al passato». Con l'Iran sempre più forte e presente nella Siria di Bashar al Assad e con Hezbollah in posizione dominante in Libano, per Kochavi l'incarico non sarà semplice, ma il generale sembra molto motivato. «L'Idf è la mia seconda casa», ha detto nel suo discorso di insediamento, «amo l'organizzazione e i suoi soldati. Mi impegno a dedicare tutte le mie energie per rafforzare le nostre difese e per costruire un esercito che sia efficiente, moderno e letale».

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Kochavi ha percorso tutta la gerarchia dell'esercito da quando è entrato come paracadutista nel 1982. Comandante dei parà, comandante della divisione di Gaza, capo del comando settentrionale, capo dell'intelligence militare e infine vice di Eisenkot, rappresenta la tradizione delle forze armate israeliane ma anche la sua modernità. Con la sua nomina, è diventato il primo capo di Stato maggiore vegano della storia di Israele, il cui esercito è quello con la più alta penetrazione di questa dieta al mondo. Secondo dati delle forze armate, un militare su 18 si dichiara vegano e negli ultimi tre anni il numero di soldati che passa all'alimentazione senza prodotti animali o suoi derivati è aumentato di 20 volte. L'esercito è venuto incontro alla tendenza levando la pelle dagli stivali di ordinanza e la lana dai berretti, e garantendo razioni di cibo vegano a chi lo desidera. L'hummus e le lenticchie hanno dato sufficiente energia a Kochavi per scalare di grado in grado fino al vertice delle forze armate.

IL CASO SHALIT E LA (PRESUNTA) PROPOSTA DI UCCIDERE ASSAD

Dopo una laurea in filosofia all'Università ebraica di Gerusalemme, un master a Harvard e uno alla Johns Hopkins, Kochavi si è arruolato nei parà nel 1982 e da allora non ha più lasciato l'esercito. Nel 2001 era già a capo dell'intera divisione dei paracadutisti, dove a suo modo ha applicato la filosofia all'arte militare. «Lo spazio non è nient’altro che il risultato della tua interpretazione. Così mi sono chiesto: come interpreto un vicolo?», spiegava in un'intervista nel 2002, durante la seconda intifada, quando era incaricato delle operazioni in Cisgiordania.

«Noi interpretiamo un vicolo come un posto in cui è proibito camminare, una porta come un luogo che non si può attraversare e una finestra come uno spazio dal quale non si può guardare», era la sua teoria, per il quale è diventato famoso nell'esercito, «e lo facciamo perché sappiamo che il nemico interpreta lo spazio in maniera tradizionale e piazza le sue trappole di conseguenza. Dovevamo sorprenderli, per questo abbiamo evitato vicoli, porte e finestre e ci siamo fatti largo di casa in casa attraverso i muri». Una teoria applicata alla lettera: le sue truppe sono diventate celebri per la tattica di muoversi all'interno delle cittadine e dei paesi palestinesi sfondando le pareti delle abitazioni a mazzate, passando dai bagni, dalle cucine e dalle camere da letto. Una modalità copiata negli anni successivi dai soldati Usa in Iraq e Afghanistan.

Quattro anni dopo, nel 2006, Kochavi era già al comando della divisione di Gaza. È proprio durante le operazioni lungo la Striscia che ha affrontato il suo periodo più difficile della carriera. A giugno i miliziani di Hamas catturavano il giovane carrista israeliano Gilad Shalit: un rapimento che ha portato alle operazioni militari a Gaza e in Libano nella stessa estate e che si è risolto solo nel 2011, quando Tel Aviv ha accettato di liberare un migliaio di palestinesi per avere indietro Shalit. Il generale-filosofo, dopo un'indagine interna, è stato sollevato da ogni responsabilità e ha potuto proseguire nella sua carriera. Nel 2010 è entrato nel General Staff dell'Idf (lo Stato maggiore dell'esercito) come capo dell'Intelligence militare. Un incarico di prestigio che gli ha permesso di gestire e modernizzare anche la celebre Unità 8200, specializzata in spionaggio elettronico e cyberwarfare (una sorta di Nsa israeliana). Secondo fonti non confermate ma accreditate da media affidabili, da responsabile dell'intelligence ha proposto l'assassinio del presidente siriano Bashar al Assad.

UNA NOMINA ALL'OMBRA DELLO SCONTRO NETANYAHU-LIEBERMAN

Un piano che non è stato approvato dal Mossad, che preferiva avere qualcuno di ostile ma conosciuto con cui comunicare durante il conflitto siriano piuttosto che un salto nel vuoto. Nel 2014, Kochavi è stato promosso al comando settentrionale e dopo tre anni è passato subito a vice capo di Stato maggiore. L'ultimo salto, quello alla massima carica, è arrivato anche grazie a uno scossone politico. A fine ottobre 2018, il suo nome era nella lista dei quattro candidati favoriti per il posto dal primo ministro Netanyahu e dal ministro della Difesa Avigdor Lieberman (le due cariche responsabili della nomina). All'epoca Lieberman era già in contrasto con il capo del governo, prima delle dimissioni di metà novembre, e ha voluto giocargli un ultimo tiro. Il capo della Difesa sapeva che la prima scelta di Netanyahu era il capo del comando meridionale, il generale Eyal Zamir, e mentre il premier era in visita ufficiale in Oman ha nominato a sorpresa Kochavi. Al suo ritorno, il primo ministro ha dovuto accettare la nomina, ma per compensare allo smacco ha nominato Zamir vice capo dello Staff. Un modo per tenere sotto controllo da vicino Kochavi, che si trova ora a dover gestire la Difesa di Israele e contemporaneamente a districarsi dalla presa politica di un premier tanto più ingombrante quanto più si avvicinano le elezioni anticipate ad aprile.

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