La prima pagina di Avvenire diventa icona Twitter della sinistra

Luca Burini
06/05/2020

Il titolo «Lavorare meno, tutti» spinge il quotidiano cattolico tra le tendenze del 6 maggio. I migliori cinguettii sul tema.

La prima pagina di Avvenire diventa icona Twitter della sinistra

Di questi tempi basta un titolo in prima pagina per diventare un’icona della sinistra. «Lavorare meno, tutti», così è sbarcato in edicola (e sui nostri tablet e affini) il 6 maggio Avvenire. Nell’articolo di apertura si fa riferimento all’ipotesi di taglio dell’orario di lavoro, mantenendo lo stesso stipendio, tra le misure ventilate per la crisi coronavirus nel decreto maggio.

La prima pagina è inevitabilmente diventata virale su Twitter, entrando tra le tendenze della giornata. Sul social network c’è chi, come Marti, cinguetta sbigottita: «Che succede?», postando la gif di Morgan a Sanremo 2020 dopo l’abbandono del palco da parte del nemico-amico Bugo.

QUELLI CHE SE L’ASPETTAVANO

E Marti non è l’unica ad essere colta di sorpresa da questo titolo. «Visto il nome del giornale pensavo fosse una testata avanguardista…», twitta Matteo in risposta a Frankie hi-nrg mc. Mentre contro la schiera degli increduli twitta chi se lo aspettava come Andrea:«Anche meno perché? Avvenire non è l’organo di stampa della Chiesa cattolica, è una voce critica (“strano” a dirsi ma persino di critica anti-capitalista), in un mondo variegato e complesso dove vivono tane diverse sensibilità anche riguardo alle scelte bioetiche». Alberto invece fa notare che si tratta di un quotidiano cattolico che «prende dentro tutte le tensioni della Chiesa, di sinistra, di destra e pure di centro». D’altronde, cinguetta Sandro, il papa «è il migliore esponente della sinistra mondiale checché se ne dica».

A qualcuno, come Marina, non era sfuggito il posizionamento del quotiano: «Grande rivelazione in questa quarantena! Ha mostrato una grandissima attenzione verso temi sociali e diritti civili e umani (migranti/ povertà/ lavoratori/ reddito minimo/ diritto alla cura/ diritto alla casa ecc…)». O Paola che, da non credente, da non credente, mai avrebbe immaginato di ritwittare il quotidiano cattolico per eccellenza: «Ma ultimamente mi trovo sempre più d’accordo con voi».

ENTUSIASMO VIRALE

Come lei la pensano in tanti, che la buttano un po’ più in caciara. Non so quanti siano i tweet sulla scia di «Il sol dell’avvenire». Domenico invece opta per un «Hasta siempre», accompagnato dal pugno chiuso. Un classico che non stanca. Andrea vola alto col suo: «Avvenire e martello». Mentre Compagno Андрей arriva addirittura a prevedere che «con tutti gli Avvenire che arrivano ai nostri preti, qui abbiamo la nuova patria del socialismo». Per Tommaso però Avvenire è solo una parentesi rosa in attesa che arrivi in edicola Domani, il nuovo quotidiano di Carlo De Benedetti: «Fino all’uscita di Domani e nell’assenza dell’Unità, ci si accontenta di Avvenire, il Manifesto è troppo conservatore…», scrive. Manifesto che, secondo Gnarrrgh, si posizionerebbe più a destra del quotidiano cattolico.

QUELLI A CUI MANCANO I GIORNALI DI SINISTRA

Ok l’entusiasmo, ma questa prima pagina lascia spazio anche alle riflessioni di alcuni come Gianni che, sconsolato, scrive: «Diciamo che il problema non è Avvenire, ma l’assenza o quasi di giornali di sinistra, tanto che un’ovvietà così diventa dirompente». Lo stesso sentimento lo esprime Maryanto: «Dimmi te se per leggere qualcosa di sinistra devo leggere Avvenire». Sic punta il dito contro Repubblica:«È diventato un foglio neo-con capace di spingere, tra un pezzo e l’altro sul pigiama di Mariella Agnelli, fake news di Trump smentite dal suo stesso entourage (!). Intanto Avvenire è diventato la cosa più di sinistra a esistere su carta».

QUELLI CHE NON CI CASCANO

Poi c’è la schiera di quelli che non ci cascano: «Avvenire non m’inganni. Digli al papa di uscire i soldi», twitta un Baura Loldrini, profilo parodia di Laura Boldrini. «Ci stiamo facendo dettare la linea dall’Avvenire? No dico, Ci stiamo facendo dettare la linea dall’Avvenire?», si arrabbia Fritz Kobus. Come Oiza che frena gli entusiasmi e postando un articolo sugli aborti in Inghilterra ci ricorda che il quotidiano non è dalla parte delle donne.