Generali, il fallimento Fca-Renault beffa anche Donnet

L’ad della compagnia del Leone alato stava lavorando per l’aggregazione tra le due compagnie assicurative. Ma il fallimento della trattativa tra Detroit e Parigi e l'opposizione di un trio eretico di azionisti - Caltagirone, Del Vecchio e Benetton - hanno fatto naufragare l'inziativa.

11 Giugno 2019 09.56
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Una beffarda sfortuna. Non si può definire diversamente la coincidenza astrale che ha travolto il piano targato Philippe Donnet di celebrare il matrimonio tra Generali e la francese Axa, suo vero obiettivo fin da quando è arrivato a Trieste lasciando proprio il colosso assicurativo transalpino. L’amministratore delegato della compagnia del Leone alato, saputo da Alberto Nagel dei preparativi in corso per la fusione tra Fca e Renault, aveva pensato, condividendo l’idea con lo stesso ad di Mediobanca, che l’operazione in corso tra Torino e Detroit da un lato e Parigi dall’altro fosse la cornice ideale, la giusta premessa per far seguire a quella un’altra iniziativa tra i due capitalismi, quello italiano e quello francese, l’aggregazione tra le due maggiori compagnie assicurative dei due Paesi. Naturalmente, visti i numeri delle società in campo e il diverso peso politico di Italia e Francia, si tratta di aggregazioni formalmente paritarie ma sostanzialmente a prevalenza francese.

Philippe Donnet, amministratore delegato di Generali.

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IL PIANO SEGRETO PER FONDERE AXA E GENERALI

Così era concepita la fusione tra Fiat-Chrysler e Renault, così l’aveva in testa Donnet quando ha cominciato a tessere la sua tela (si vocifera che abbia ricercato il consenso anche di Mario Draghi, ma si tratta solo di illazioni). Peccato, però, che il francese ex Axa, proprio mentre diceva agli interlocutori «se si fa la grande società italo-francese delle automobili, si può fare anche quella delle polizze assicurative», si sia trovato in mano la frittata a quattro ruote. Una vera disdetta. Anche perché del suo piano segreto sono comunque venuti a conoscenza gli azionisti che negli ultimi tempi hanno rastrellato a mani basse titoli Generali – Francesco Gaetano Caltagirone (la sua partecipazione si attesta al 5,065%) e Leonardo Del Vecchio (ha il 4,86%), cui si aggiunge la Edizione Holding dei Benetton con il 4% – con l’intenzione di superare il 13% scarso di Mediobanca e provare a prendere in mano la governance della compagnia (già adesso i tre sono ufficiosamente accreditati di una quota vicina al 16%). E la cosa non è affatto piaciuta.

La sede di Mediobanca a Milano.

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CALTAGIRONE, DEL VECCHIO E BENETTON OSTILI ALL’OPERAZIONE

Fortuna che il cda, compresi dunque presidente e amministratore delegato, è stato appena rinnovato, e la battaglia tra gli imprenditori italiani e Mediobanca è destinata a proseguire sottotraccia fino alla prossima assemblea. Quando sicuramente il trio “eretico” (persino Luciano Benetton, che non se ne è mai occupato, ha inserito le Generali tra le priorità degli investimenti del gruppo) verrà di nuovo allo scoperto per tentare il ribaltone e togliere a piazzetta Cuccia il suo storico controllo sul più importante asset finanziario del Paese.

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