Azienda scuola

Delia Cosereanu
10/12/2010

Docenti all'attacco: troppo potere ai dirigenti.

Azienda scuola

Troppo potere ai dirigenti scolastici. A denunciarlo sono state alcune associazioni di insegnanti, che si sono lamentate per l’atmosfera «da caserma» delle scuole italiane, dove da un anno, per effetto del decreto legislativo 150 del 2009, il cosiddetto decreto Brunetta, sull’ottimizzazione del lavoro nelle pubbliche amministrazioni, il potere di sanzionare gli insegnanti è passato nelle mani dei dirigenti scolastici. Secondo i docenti in alcuni casi basterebbe davvero poco, un piccolo gesto di disubbidienza, un’opposizione al capo dell’istituto per vedersi punire con giorni di sospensione e relative trattenute dalla busta paga.
La normativa, infatti, prevede che alcune sanzioni possano essere inflitte ai docenti direttamente dai dirigenti scolastici. Prima dell’entrata in vigore del decreto, il capo d’istituto poteva arrivare al massimo all’avvertimento scritto, mentre spettava all’Ufficio scolastico regionale o al Consiglio nazionale della pubblica istruzione intervenire più severamente in caso di infrazioni gravi.
Con l’attuale normativa invece, il dirigente scolastico ha il potere di ricorrere alla censura e alla sospensione dal servizio fino a un massimo di 10 giorni. Quest’ultimo provvedimento comporta la perdita della retribuzione per il periodo corrispondente (fatto salvo l’assegno alimentare, pari a circa il 50 % della retribuzione) e il ritardo di un anno dell’attribuzione dell’aumento di retribuzione.
Prima del decreto Brunetta la sospensione poteva essere decisa dall’Ufficio scolastico regionale solo dopo il parere di un organismo collegiale. La competenza di quest’ultimo nei procedimenti disciplinari è stata abrogata (è rimasta invece immutata quella in materia di trasferimento per incompatibilità dell’insegnante).

I sindacati: «neanche durante il fascismo i presidi avevano questo potere»

«Perfino la riforma Gentile, in piena epoca fascista, prevedeva un organismo disciplinare collegiale per tutelare la libertà di insegnamento», ha tuonato Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli insegnanti. Secondo il sindacalista, non può passare inosservato il caso, reso noto i primi giorni di dicembre, dell’insegnante sospesa dal servizio per tre giorni dal proprio preside per aver trasformato in una barchetta di carta il foglio con cui la dirigenza le aveva notificato un ordine di servizio che la docente aveva già eseguito.
«Il caso di questa collega», ha dichiarato il sindacalista, «è soltanto una delle situazioni aberranti che si stanno verificando dopo che la riforma Brunetta ha attribuito ai dirigenti scolastici uno spropositato potere disciplinare non bilanciato da adeguati organi di controllo».
La situazione è resa ancora più delicata dal fatto che non è mai stato stilato un codice disciplinare richiamato dallo stesso decreto 150, per cui non sono delineati gli obblighi del personale e le relative sanzioni. Questo significa che i dirigenti scolastici hanno piena libertà decisionale, confermando così le paure delle associazioni di insegnanti e dei sindacati.
Da un lato, il rapporto stretto tra dirigenti e docenti può aiutare a valutare meglio il rendimento dei dipendenti, ma, sottolineano i critici della norma, la stessa vicinanza può mettere in pericolo l’obiettività necessaria alla valutazione del singolo docente da parte del capo dell’istituto.
«Nelle scuole si respira un clima da caserma», ha dichiarato Mimmo Pantaleo, segretario nazionale Federazione lavoratori della conoscenza della Cgil. «Con le nuove regole si creano dei conflitti inutili. Qualsiasi opposizione al dirigente scolastico può essere considerata come mancanza di rispetto e venire quindi sanzionata».

I dirigenti: «è solo una semplificazione. I docenti possono comunque fare ricorso»

Si tratta invece solo di casi isolati, secondo Gregorio Iannaccone, presidente dell’Associazione Nazionale Dirigenti Scolastici. «Il rapporto tra docenti e dirigenti non cambia. Il decreto Brunetta non ha fatto altro che semplificare alcuni aspetti del sistema che in passato non funzionava bene, era lento e farraginoso. Inoltre», ha concluso Iannaccone, «al docente ingiustamente sanzionato resta aperta la strada del ricorso avanti il giudice del lavoro o della denuncia per abuso d’ufficio».
Soluzione che però le associazioni degli insegnanti considerano «onerose, lunghe e insicure nelle conclusioni e dunque scoraggianti come iniziative per i docenti sanzionati».
Il vero problema sarebbe in realtà la mancanza di preparazione dei dirigenti scolastici per i nuovi poteri. «Da quando le scuole hanno ottenuto l’autonomia», ha spiegato Alessandra Cenerini, presidente dell’Associazione Docenti Italiani, «la responsabilità dei presidi è aumentata. Solo sulla carta. Adesso, con i nuovi poteri, i dirigenti potrebbero svolgere meglio il proprio lavoro. Peccato però che in Italia il reclutamento e la preparazione di queste figure è un vero problema. Basti pensare che l’ultimo concorso per dirigenti scolastici», ha aggiunto Cenerini, «risale a sei anni fa e che alcuni bocciati di allora sono stati recuperati con un concorso sanatoria e oggi sono presidi di istituti scolastici».