La vera battaglia per Mediaset è il prezzo delle azioni

La quota per favorire il progetto MediaforEurope deve essere sopra 2,77, cioè il costo che verrebbe riconosciuto per il recesso. Il 4 l'assemblea per la fusione con la controllata spagnola.

27 Agosto 2019 19.00
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La vera battaglia sul futuro di Mediaset non si gioca in tribunale, ma in Borsa: sulle quotazioni delle azioni, sul valore a cui gli investitori lo scambiano, mentre sul tavolo c’è il grande progetto MediaforEurope e la possibilità per gli azionisti di lasciare la partita. La battaglia legale, infatti, appare sempre più semplice, mentre per i titoli la società televisiva italiana non può permettersi di scnedere sotto quota 2,77 euro, cioè il prezzo che verrebbe riconosciuto agli azionisti in caso di recesso dall’operazione holding in Olanda.

IL 4 SETTEMBRE L’AVVIO DEL PROGETTO MEDIAFOREUROPE

Se rimane sopra questa quota le cose saranno molto più facili e per ora la Borsa si dimostra ottimista, muovendo il Biscione poco sotto i tre euro. Sul fronte legale la richiesta di Vivendi (che detiene il 9,9% di Mediaset) di essere accettata nella prossima cruciale assemblea sarà discussa di fronte al giudice del Tribunale di Milano Amina Simonetti, lo stesso che ha rigettato l’urgenza per l’annullamento delle precedenti assise richiesta dalla fiduciaria Simon, che detiene il 19% del gruppo televisivo. Il giudice ha già deciso che dovrà esserci un’udienza con la convocazione delle parti e l’ha fissata per giovedì 5 settembre, mentre la prima richiesta di Vivendi era che si procedesse ‘inaudita altera parte’. Ancora non risulta alcuna decisione da parte di Simon, ma l’assise Mediaset del 4 settembre si avvicina e il suo ruolo è cruciale: l’eventuale presenza della sola Vivendi difficilmente impedirà l’approvazione della fusione con la controllata spagnola e l’avvio del progetto MediaforEurope.

LA CARTA SPUNTATA DEL RECESSO: VIVENDI PERDEREBBE 300 MILIONI

Ma al centro della contesa resta il prezzo del titolo Mediaset, che determina attraverso il concambio la possibilità che anche in Spagna il recesso sia o meno conveniente: l’ultima seduta di Piazza Affari è stata negativa dell’1,23% a 2,93 euro, una quota comunque di sicurezza per il successo della fusione. Un livello conquistato con l’impennata del 15% dei giorni di Ferragosto, quando qualche fondo acquistò in vista proprio dell’assemblea decisiva e altri si ricoprirono da posizioni corte che ‘scommettevano’ sul fallimento dell’operazione. Anche perché la carta del recesso da parte dei francesi è giocabile ma a questi prezzi piuttosto spuntata, soprattutto perché se in inverno il titolo sarà sopra i 2,77 si troveranno investitori pronti a subentrare. Ma anche perché per i francesi sarebbe un salasso. Secondo Equita, è vero che i titoli in mano direttamente o indirettamente a Vivendi valgono quasi un miliardo e quindi molto di più dei 180 milioni messi a disposizione dal Biscione, ma se esercitasse il recesso Vivendi accuserebbe una perdita superiore ai 300 milioni.

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