Baby rapinatore

Redazione
30/01/2011

di Enzo Ciaccio «Eccomi qua, sto bene. Non rispondevo perchè il telefonino era fuori campo. Tranquilla, fra una decina di...

Baby rapinatore

di Enzo Ciaccio

«Eccomi qua, sto bene. Non rispondevo perchè il telefonino era fuori campo. Tranquilla, fra una decina di minuti torno a casa. Che c’è da mangiare, per cena?»: poco prima di entrare in quel supermercato di Qualiano per consumare la rapina, Domenico Volpicelli, detto Nico, 16 anni, allievo del secondo anno “dal rendimento discreto” all’istituto professionale Ipsia “Petronio” di Giugliano, paesone di 120mila anime a nord di Napoli, risponde al cellulare a una telefonata della mamma, che fa la casalinga e lo sta cercando da tre ore perchè è preoccupata. «Fra poco torno a casa» la rassicura il ragazzo « prepara la cena, chè poi forse dovrò uscire di nuovo. Tutto a posto, mammà». Tutto a posto, sì.

Un agguato fatale per 200 euro

E invece, qualche attimo dopo, ecco l’agguato a mano armata fra i clienti terrorizzati, le pistole che minacciano morte, quei 200 euro di magro bottino, la fuga a rotta di collo interrotta dall’arrivo della guardia giurata e del suo figliolo carabiniere. Che intimano l’alt. E sparano, mentre Domenico scappa ed è ormai già fuori in strada e forse si illude di averla fatta franca. Un proiettile, poi un altro. E resta lì a terra, sul selciato che sa di periferia, gli occhi sbarrati e la vita che si spegne in corpo. L’altro, il complice, muore sul colpo. Ucciso dai proiettili dei due uomini in divisa. A Mimmo detto Nico, figlio di un addetto alla ristorazione ferroviaria e di una casalinga, la malasorte concede ancora qualche respiro. Solo due attimi. Muore.
SI CERCA IL TERZO COMPLICE. Ora si cerca il terzo complice. Che, se c’è, sembra svanito nel nulla. Ingoiato da questa terra di silenzio, omertà, paura e labirinti, dove basta imboccare su un motorino la Grande Circumvallazione, la cosiddetta “strada degli ammericani” zeppa di cartelloni sguaiati e di immondizia e veleni che circonda i paesoni a nord di Napoli, per scomparire a cento all’ora alla vista di amici e nemici. E ancor di più di carabineri e polizia. Luigi D’Amore, lo zio del ragazzo morto, che fa il parrucchiere, contesta la dinamica della rapina così come è stata ricostruita. Non può crederci che Domenico fosse armato. E il complice, secondo lui, non poteva che avere una pistola-giocattolo. Mamma casalinga, papà ristoratore. Domenico detto Nico era il primogenito di quattro figli. Dopo di lui c’è Antonio, 12 anni. E due gemellini, Simone e Manuela, di cinque anni. I genitori hanno saputo dal figlio Antonio quel che era appena accaduto a pochi chilometri da casa. Due ragazzotti in motorino avevano avvicinato Antonio e gli avevano urlato di corsa: «Totò, corri a Qualiano. Hanno ammazzato tuo fratello Nico». Il ragazzo si era precipitato a casa, aveva riferito spaventato quelle parole sperando che fosse uno scherzo di pessimo gusto. Invece era tutto vero. 

Una famiglia di incensurati

Un appartamento dignitoso e ordinato. Il tinello per i pranzi di festa. Le posate buone esposte in vetrina. In un condominio di gente per bene. Via Redi a Giugliano, il paese dove mesi fa un sito titolato “amici di camorra” ha raccolto in poche ore 65mila contatti. Famiglia di incensurati, i Volpicelli.  Processione di vicini, per le condoglianze. Si sussurra sottovoce, c’è riserbo e misura.
QUEL PAIO DI SCARPE TROPPO COSTOSE. I genitori attoniti. «Mai a immaginare…». Già: mai si poteva immaginare. Loro però da qualche tempo erano preoccupati per certi comportamenti di Nico il primogenito, un ragazzino – raccontano amici e conoscenti – «estroverso, solare, sempre pronto a prendere in giro se stesso e gli altri, appassionato di canzoni e di spettacolo». Gli piaceva giocare a calcetto. Amava lo sport. E tante cose che amano i ragazzini della sua età. Ma allora perchè mamma e papà erano preoccupati? Perchè di recente Nico appariva inquieto. Nervoso. Gli avevano visto ai piedi un paio di scarpe costose. Troppo costose. Nico, dove le hai prese? «Le ho comprate coi miei risparmi», aveva risposto infastidito. Scarpe da grande, lucide e a punta. Mica di quelle per giocare a calcetto.

Un rotolo di 400 euro in tasca

La mamma è mamma. E, se si allarma, non si ferma davanti a niente. Le mani nelle tasche dei pantaloni del figlio. Di notte. Di nascosto. E una notte sobbalza, il cuore esplode in  gola. Al buio tasta qualcosa di strano. Tira fuori un pacco di banconote. Quattrocento euro. Che ci fanno nelle tasche di Nico tutti questi soldi?  «Me li ha dati un amico che ha vinto una scommessa sulle partite di calcio. Mi ha chiesto di tenerli in  custodia per qualche giorno», è la risposta che non sta in piedi. La mamma è mamma. E non ci casca: «Se dici bugie, fa’ la valigia e vattene di casa».
«IO MI STO ACCORTO, CHE TI CREDI?».  Raffaele Pavia, 28 anni, un altro zio, in quei giorni di litigate avvicina Nico e gli parla da quasi coetaneo: «Hai letto di quel ragazzo, Antony Fontanarosa, ucciso l’altra sera durante una rapina? Dimmi, non è che ti stai mettendo nei guai? Guaglio’, lo vedi che fine fanno i ragazzini che si credono troppo furbi?» Nico reagisce pacato, rassicurante: «Ma no, che vai pensando. Io mi sto accorto, che ti credi?». E invece non è stato accorto, Domenico detto Nico. Per niente. Ora gli amici di scuola e di calcetto e quelli che incrociava al Bar “Basile” stanno in fila sotto casa sua. Tristi. Muti.

Il padre gli aveva sequestrato il motorino

Qualcuno piange. «Siamo troppo dispiaciuti», si scherniscono all’unisono.  «Negli ultimi giorni si lamentava del fatto che il papà gli aveva sequestrato il motorino. Te lo restituisco, aveva detto, appena prendi la patente». Sulla dinamica non ci sono dubbi: la rapina in cui sono morti Domenico e il complice è stata filmata dalle telecamere del supermercato, che poi altro non è che un misero negozietto in via Palumbo a Qualiano, stradina isolata dove non passa nessuno. Ma è assai vicina alla Grande Circumvallazione, che garantisce fuga rapida e omertà. Il luogo ideale, per una rapina da quattro soldi. Consumata da attori improvvisati e un po’ balordi. Figli di una terra dove la camorra tutto pervade ed entra in vena come droga ineluttabile, che respiri nell’aria e ti stordisce anche se cresci in una famiglia normale.
MORIRE DI CRIMINE A 16 ANNI. L’altro rapinatore, Raffaele Topo di 24 anni, di Villaricca, è figlio di un piccolo imprenditore edile. Lascia un figlio di un anno. Morire di crimine a sedici anni, qui nella terra delle discariche e nei dintorni dove impazza Ecomafia, non è accidente né storia rara. Due anni fa Mario Verde, 16 anni, va a rapinare una coppietta insieme a cinque sbandati come lui. Un poliziotto gli spara e lo ferisce. I complici lo abbandonano agonizzante. Quattro anni fa, toccò a Emanuele Petroso, 15 anni, durante una rapina a un negozio. Pochi giorni fa è toccata a Antony Fontanarosa, figlio imberbe di pregiudicati. Qualche giorno di agonia. Poi, il buio. E venerdì scorso due matti di sedici anni hanno rapinato un bar a Somma Vesuviana. Mille euro, il bottino.