Carlo Terzano

Cosa sapere dei ballottaggi del 12 maggio in Sicilia

Cosa sapere dei ballottaggi del 12 maggio in Sicilia

Cinque Comuni tornano alle urne, tra cui il capoluogo Caltanissetta. Lega e M5s smentiscono alleanze strategiche. A Gela si testa la tenuta del patto del Nazareno. Una guida. 

11 Maggio 2019 16.00

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Sicilia ancora in bilico. Cinque dei sette Comuni che prevedevano la possibilità di andare al ballottaggio andranno nuovamente alle urne. Rinviata quindi a domenica 12 maggio la possibilità per i partiti di piazzare le proprie bandierine sull'Isola e sfruttare il risultato in vista delle ormai imminenti Europee.

I RISULTATI DEL PRIMO TURNO

Lo scorso 28 aprile sull'Isola si è votato in 34 Comuni: mezzo milione i siciliani chiamati a rinnovare le amministrazioni cittadine. Molti meno quelli che hanno deciso di recarsi ai seggi: l’affluenza è stata del 58,42%, in calo quasi ovunque a eccezione di Gela. Due sole le vittorie al primo colpo nei sette centri più grandi, dove si è votato con il maggioritario a due turni, entrambe messe a segno dal centrosinistra. A Bagheria (Palermo), ha infatti vinto Filippo Tripoli, sostenuto dal Pd (anche se in “incognito” e con l'appoggio di parte del centrodestra), mentre, ad Aci Castello, nel Catanese, si è insediato Carmelo Scandurra.

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L'INCOGNITA DELL'ASTENSIONISMO

La disaffezione degli elettori ha contribuito a sparigliare le carte e a frammentare ulteriormente la situazione: il Movimento 5 stelle ha perso entrambi i Comuni in cui governava anche se ha ancora la possibilità di conquistare Castelvetrano e, soprattutto, Caltanissetta, che rappresenta ancora la sfida principale. «Restiamo il primo partito», si è affrettato a commentare il capo politico dei 5 stelle, Luigi Di Maio, facendo riferimento ai risultati ottenuti da Giancarlo Cancelleri alle Regionali del 2017. Nemmeno la Lega, nonostante lo sforzo elettorale compiuto da Matteo Salvini, ha sfondato, sebbene abbia rafforzato la propria presenza sul territorio. Significativa la rielezione, con oltre il 44% dei voti, di Anastasio Carrà a Motta Sant'Anastasia, nel Catanese, già noto alle cronache giornalistiche per essere il primo sindaco leghista in Sicilia.

IL REBUS DELLE ALLEANZE TRA M5S E LEGA A CALTANISSETTA

Domenica 12 maggio, dalle 7 alle 23, secondo turno a Caltanissetta, Castelvetrano, Mazara del Vallo, Gela e Monreale. Tutte piazze politicamente interessanti. Caltanissetta per la sua importanza strategica, essendo capoluogo. Sebbene Salvini e Di Maio ripetano come un mantra a ogni comizio che non stringeranno alleanze per sostenersi reciprocamente, sono in molti ad attendersi accordi sottobanco a Caltanissetta, Mazara e Gela. A Caltanissetta i nisseni dovranno scegliere tra il candidato del centrodestra Michele Giarratana (37,4% al primo turno), sostenuto dall'Udc, da Forza Italia e Fratelli d'Italia ma non dalla Lega che potrebbe dunque indirizzare i propri consensi verso Roberto Gambino del Movimento 5 stelle, che però si è fermato al 19,9%. Al sostegno leghista, il M5s potrebbe rispondere supportando, a Gela e a Mazara, i leghisti Francesco Spata e Giorgio Randazzo.

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IL PATTO DEL NAZARENO ALLA PROVA DI GELA

Gela si dimostra ancora una volta un curioso laboratorio politico in cui prendono vita bizzarri esperimenti: dopo aver dato i natali alla vita politica di Rosario Crocetta, sindaco antimafia, gay e comunista, oggi testa la tenuta del “patto del Nazareno” siculo tra Partito democratico e Forza Italia. Una alleanza per alcuni innaturale che, però, al primo turno ha saputo raccogliere circa 12 mila preferenze (il 36,23%). A correre per la carica è Cristoforo Greco, proveniente dalle file berlusconiane nonché aspro oppositore della sinistra, fatto che ha creato non pochi imbarazzi ai Dem del posto. Contro di lui il sovranista Giuseppe Spata, militante di Libera di Don Ciotti, fervente cattolico che solo recentemente ha abbracciato la fede leghista perché, ha motivato, «Salvini difende il crocifisso nelle scuole». Entrambi si spartiranno i voti che furono dei grillini, usciti mestamente di scena al primo turno. Come era prevedibile, Gela ha voltato le spalle ai cinque stelle: si era del resto conclusa nel modo peggiore la breve esperienza dell'ex sindaco pentastellato Domenico Messinese, eletto nel 2015, cacciato quasi immediatamente dal Movimento (per aver «avallato il protocollo di intesa tra Eni, ministero dello Sviluppo economico e Regione Siciliana. Un accordo contrario alle più accreditate politiche di tutela ambientale, energetiche, occupazionali e di economia turistica») e infine sfiduciato nel 2018 dal Consiglio comunale.

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IL NODO DI CASTELVETRANO

Castelvetrano, tristemente nota per aver dato i natali 57 anni fa alla primula rossa della criminalità organizzata Matteo Messina Denaro, prova a tornare alla normalità dopo la gestione prefettizia. Al primo turno è andato a votare poco più di 1 cittadino su 2: il 55% degli aventi diritto. La vera sfida del 12 maggio, per il centrista Calogero Martire e il pentastellato Enzo Alfano, sarà dunque battere l'astensione e riconquistare la fiducia dell'elettorato. Non sarà facile: secondo un sondaggio effettuato dalla startup BG Comunicazioni subito dopo l'ultima operazione dei Carabinieri che ha sconvolto la cittadina (“Artemisia”, assestata contro la loggia che si spartiva il potere), per il 56,4% sarebbe stato meglio prorogare il commissariamento. Ma non sarà facile nemmeno amministrare: lo scorso febbraio il Comune ha dichiarato lo stato di dissesto finanziario e il prossimo sindaco sarà dunque affiancato dai commissari dell'organismo straordinario di liquidazione che, inevitabilmente, imporranno politiche di austerità e aumenti della tassazione.

LE SFIDE DI MAZARA E MONREALE

Infine, in corsa per la fascia tricolore a Mazara del Vallo il civico vicino al centrosinistra Salvatore Quinci (31,5%) e il leghista Giorgio Randazzo (24,2%). A Monreale andrà in scena una sfida tra civiche, la stessa già vista cinque anni fa: Alberto Arcidiacono (23,94%), sostenuto da Nello Musumeci, a questo giro, visti i risultati del primo turno, potrebbe soffiare la poltrona al sindaco uscente Pietro Capizzi (21,20%), appoggiato dal centrosinistra.

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