Mario Balotelli capitano dell’Italia, ultimo simbolo dell’opposizione

01 Giugno 2018 09.56
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Al fronte anti-gialloverde non è rimasto che lui. Mario Balotelli, il redivivo. Centravanti della Nazionale tornato dopo 4 anni, in gol al debutto nella sua nuova vita in Azzurro contro l'Arabia Saudita, e – udite udite – (forse) capitano nella sfida all'Olanda di lunedì 4 giugno 2018 a Torino, dopo l'occasione sfumata contro la Francia tre giorni prima.

PARADOSSALE COINCIDENZA. Così il destino ha intavolato un paradossale incrocio politico-pallonaro: all'alba del nuovo “governo del cambiamento” M5s-Lega che ha visto nascere uno dei ministeri dell'Interno più intransigenti e xenofobi della storia della Repubblica sotto la guida di Matteo Salvini, potremmo assistere alla prima fascia sul braccio di un calciatore nero dell'Italia.

In esclusiva la prima circolare ministeriale di Matteo Salvini

Geplaatst door Socialisti Gaudenti op vrijdag 1 juni 2018

E non uno qualsiasi: al netto delle “balotellate” – neologismo coniato apposta per le sue provocazioni e il suo stile di vita esagerato e zeppo di scivoloni fuori dal campo – a Super Mario non si può non riconoscere una sorta di impegno “politico”, da sempre. Roba che nel mondo del calcio è più raro di un giocatore che ammette di essersi buttato per sgraffignare un rigore.

«SIAMO NEL 2018, SVEGLIATEVI». L'ultima uscita di Balo contro una certa deriva razzista era arrivata proprio lunedì 28 maggio nell'amichevole coi sauditi: ai tifosi che durante la partita avevano esposto lo striscone “il mio capitano è di sangue italiano” Mario ha risposto su Instagram: «Siamo nel 2018 ragazzi basta! Svegliatevi! Per favore!».

«UN SEGNALE PER GLI IMMIGRATI». Dose poi rincarata in conferenza stampa, domenica 3 giugno: «Il razzismo fa molto male, dà fastidio. È ora che l'Italia diventi come tanti Paesi, più aperta, e cominci a integrare le persone che vengono da fuori», ha detto Balotelli. «Essere il capitano? Sarebbe un bel segnale per gli immigrati africani rappresentare il mio Paese da originario africano e capitano. Il nuovo governo? Non sono ancora un politico, quando lo sarò risponderò…».

Non era scampato alle invettive di Balotelli nemmeno Toni Iwobi, primo senatore di colore eletto in parlamento tra le fila della Lega. Un segnale dal Carroccio di pax verso gli stranieri? Macché, Mario non se l'era bevuta: «Forse sono cieco io o forse non gliel’hanno detto ancora che è nero. Ma vergogna!!!», aveva scritto sempre sui social.

NEMICO DI SALVINI, AMICO DEL MANCIO. Salvini replicò subito, lapidario: «Non mi piaceva in campo, mi piace ancor meno fuori». Ora che Mario è tornato a fare cose che piacciono in campo (43 gol in 66 partite nel suo biennio in Francia con la maglia del Nizza), la Nazionale del neo c.t. e suo vecchio estimatore Roberto Mancini l'ha rispolverato dal dimenticatoio.

Ma sulla fascia il leghista a capo del Viminale resta scettico: «Il capitano deve essere rappresentativo e giocare bene a pallone, non deve essere bianco o nero. Spero che sia scelto per questo. Magari Balotelli mi stupirà, ma negli anni passati, sia in campo che fuori, non mi è sembrato una di quelle persone umili, in grado di fare squadra, anzi metteva in disaccordo tanti», ha detto Salvini a Non stop news su Rtl 102.5.

MARTINA DEL PD FAVOREVOLE. Di parere opposto il segretario reggente del Partito democratico, Maurizio Martina, che ha parlato a Radio 24: «L'idea mi piace, me lo auguro per tutti noi. Ha espresso parole giuste, semplici e forti. C'è bisogno di una voce come la sua per far capire certe battaglie. Se c'è un giocatore riconosciuto e bravo che si mette a riflettere sull'Italia ben venga».

PIÙ EFFICACE MARIO DEI DEM. Con gli Azzurri Balotelli aveva “chiuso” dal 2014, anno del fiasco nel Mondiale brasiliano, quando politicamente era l'apogeo renziano con quel 40% conquistato dal Partito democratico alle Europee che sembrava il preludio di una nuova rinascita del centrosinistra grazie al rampante giovane segretario. Sappiamo come è andata a finire. Spariti dai radar i dem, ridotti all'insignificanza nello scacchiere istituzionale, Balotelli di nuovo simbolo della Nazionale è l'ultimo baluardo che resta per contrapporsi all'ondata populista-leghista. L'opposizione ci faccia un pensierino se è ancora alla ricerca di un leader.

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