Balotelli, il perfetto italiano

Alberto Schiavone
17/12/2010

L'ex giocatore dell'Inter e Antonio Cassano, esempi del carattere del nostro Paese.

Vuoi vedere che ha fatto tanta fatica per nulla? Interviste e colpi di scena, sciarpe rossonere arrotolate, Striscia la notizia, tapiri, dito medio, linguacce. Poi arriva Cassano, il maestro dell’avanspettacolo, manda a quel paese un vecchio riccone, si fa mettere fuori squadra, e gli ruba il posto pure al Milan?
Mario Balotelli è come quei ragazzi che per un anno scalpitano per andare all’estero e poi appena partiti hanno nostalgia dell’Italia. Appena può torna nella provincia bresciana. Si fa ospitare da Chiambretti. Cambia un po’ di fidanzate. Tutte italiane.
È persino andato a lavorare in un ristorante italiano, quello di Roberto Mancini. Il proprietario è arabo, d’accordo, ma i camerieri sembrano quelli di una pizzeria di Milano: Tevez, David Silva, Kolarov, lo spilungone Vieira a fare da maitre. L’amico del direttore. Parla anche lui italiano.
Come sta giocando Mario in Inghilterra? Malino. O benino. Ha pur sempre vent’anni. Ha giocato poco per via di un infortunio. Ha fatto qualche partita da titolare. Ha segnato una manciata di gol. Si è già fatto espellere e ammonire per la sue antipatiche scene isteriche. È venuto alle mani con un suo compagno di squadra, Boateng, il fratello del Boateng che gioca nel Milan (ma uno è tedesco e uno ghanese).
Mario Balotelli ha sbattuto i piedi per un anno, rischiato seriamente di rovinare lo spogliatoio (finalmente coeso) dell’Inter campione di tutto, ha gettato la maglia per terra dopo una semifinale di Champions trionfale. È stato preso a schiaffi e scarpe in faccia da qualche suo compagno di squadra (Materazzi? Stankovic?). È riuscito a fare fallire l’infallibile Mourinho, anche se gli ha salvato la testa parecchie volte. E infatti quest’anno all’Inter uno come lui manca terribilmente.
Si è fatto ritrarre con la sciarpa del Milan. Avrebbe una voglia matta e adolescente di urlare «forza rossoneri!» ma qualcosa lo trattiene e non è certo il rispetto per i colori neroazzurri che lo hanno reso celebre. Ogni tanto si presenta allo stadio, gioca con il telefonino, abbraccia qualche suo amico debosciato, ride. Passa dei pomeriggi negli ospedali, a fare compagnia ai malati, perchè Mario è un bravo ragazzo. È un bravo ragazzo, solo un po’ scalmanato e selvaggio. Ha la vena che gli si chiude troppo facilmente. Gli esperti dicono che può diventare il più forte calciatore del mondo. Sicuramente il più forte calciatore italiano. Altri dicono che sarà solo un altro Cassano.
Mario Balotelli è un ragazzo italiano di vent’anni. Ha già distrutto diverse automobili. È ricco. Ha sollevato il polverone mediatico per una “ragazzata” in centro a Milano con le pistole ad acqua. Si sente un po’ perseguitato. È nero. E gli italiani ci tengono a ricordarglielo ogni volta che gioca a pallone. Lui se ne è andato a lavorare all’estero, perchè là sono più aperti di mentalità. Ma appena può torna a casa.
È un bamboccione?
Probabilmente lo rivederemo giocare a calcio in Italia. Tornerà al paese, come quelli che salutano tutti e ridendo dicono «qui non ci torno più!», e poi, invece, eccoli di nuovo. Riprenderanno a fischiarlo e lui riprenderà a mandare a quel paese il pubblico. Probabilmente litigherà con altri allenatori e getterà magliette per terra. Distruggerà altre automobili, tanto può permetterselo. Farà gol bellissimi. Continuerà a essere italiano. Si rassegnino coloro che pensano «non esistono negri italiani». Non è vero. Mario Balotelli è italiano, incredibilmente italiano. Un vero italiano. Sciocco, spavaldo, ridanciano, timoroso. Uno di quelli che appena vanno via dall’Italia poi fanno di tutto per ritornarvi. E lamentarsene. Lui e Cassano ci assomigliano.