Banca Generali, arte e iniziative culturali come risorse per la sostenibilità sociale

Redazione
12/02/2024

Presentata un'indagine esplorativa dell’ITIR - Università di Pavia - in collaborazione con l'istituto bancario e Deloitte Private. I beni sono accessibili al grande pubblico, ma solo il 20 per cento delle organizzazioni rende note sul web informazioni su impatto e performance. Ne deriva la necessità di aumentare la comprensione e la consapevolezza degli SDGs.

Banca Generali, arte e iniziative culturali come risorse per la sostenibilità sociale

Molte organizzazioni detengono beni artistici culturali e/o promuovono iniziative culturali, ma quante di queste ne determinano e tracciano l’impatto sociale ed economico? Rispondono a questa domanda i dati emersi da un’indagine esplorativa condotta dall’Istituto per la Ricerca sull’Innovazione Trasformativa (ITIR) – Università di Pavia – in collaborazione con ARTE Generali, Banca Generali e Deloitte Private. Risultati alla mano, sono ancora pochi gli operatori del mondo dell’arte e della cultura che promuovono la misurazione e la rendicontazione di indicatori connessi a fattori Esg legati alla cultura: solo il 38 per cento delle realtà intervistate conosce il framework Culture|2030 dell’UNESCO e solo il 7 per cento lo utilizza. Il 34,5 poi non comunica alcun dato sulla sostenibilità o sulla performance sociale, comprese le informazioni su arte e cultura. Il sondaggio è stato indirizzato a un campione di 236 organizzazioni dislocate principalmente in Italia, Germania e Francia.

Solo il 20 per cento delle organizzazioni pubblica informazioni su attività e iniziative

Siano esse profit o noprofit, lo studio intende comprendere se e come tali organizzazioni gestiscano, misurino e comunichino verso l’esterno il proprio impatto sociale. Il monitoraggio e la rendicontazione degli impatti sono infatti strumenti fondamentali per incrementare il potenziale dell’arte e della cultura nella promozione dello sviluppo sostenibile, e possono supportare le organizzazioni impegnati su questo fronte ad attrarre risorse da stakeholder, investitori e donatori. Che quadro emerge dall’indagine? I beni culturali sono accessibili al pubblico e il numero di visitatori è incoraggiante benché ancora limitato. L’analisi condotta sui siti web delle organizzazioni selezionate mostra che solo il 20 per cento si impegna a pubblicare informazioni relative alle proprie attività e iniziative di gestione dell’arte e culturali, impegnandosi nella comunicazione trasparente delle proprie performance. La distribuzione dei report disponibili al pubblico varia inoltre a seconda del Paese di appartenenza dell’organizzazione. La Spagna, per esempio, mostra un incoraggiante 41,1 per cento di organizzazioni che pubblicano un proprio report, grazie anche a una forte regolamentazione in materia di reporting. L’Italia, invece, si ferma al 12,5. Sebbene sia promettente che il 74 per cento degli intervistati sia interessato a misurare il proprio impatto sociale e il 60 per cento il proprio impatto economico, è essenziale aumentare la comprensione e la consapevolezza degli SDGs per aiutare le organizzazioni culturali ad apprezzarne l’importanza. Inoltre, il fatto che circa la metà delle organizzazioni non consideri l’arte un asset in senso stretto, invita tutti alla riflessione.

Esistono opportunità per ricalibrare i modelli di governance della cultura

La ricerca, infine, mette in luce l’esistenza di un’opportunità significativa per ricalibrare i modelli di governance della cultura, le capacità organizzative e le competenze individuali delle persone che operano nel settore, al fine di amplificare gli impatti positivi generati e accrescere la capacità di contribuire allo sviluppo sostenibile. L’indagine presentata rappresenta il primo passo di un’osservazione più ampia per monitorare costantemente l’evoluzione dell’analisi d’impatto di arte e cultura, anche in considerazione dei recenti sviluppi normativi europei – partendo dal Green Deal per arrivare alla nuova direttiva 2022/2464 sulla comunicazione societaria di sostenibilità, meglio nota come direttiva CSRD.

Maria Ameli (BG): «La misurazione degli impatti sociali è un’opportunità per le aziende»

Queste le dichiarazioni di Maria Ameli, responsabile del Corporate, Real Estate e Art Advisory di Banca Generali, in merito ai risultati dell’indagine: «Non c’è dicotomia tra finanza, arte e sociale. Questo deve essere chiaro e la misurazione degli impatti sociali è fondamentale e un’opportunità per tutte le aziende. Oggi sono circa 300 le imprese in Italia che redigono il bilancio di sostenibilità, entro un anno diventeranno circa 6 mila. Questo cambiamento ha bisogno di contenuto e la nuova normativa deve essere vista non come un obbligo ma come una chance in più per accelerare un percorso ineluttabile»