Banda cinese

Fabio Chiusi
07/10/2010

Partnership tra Tiscali e il colosso Zte per il digitale in Italia.

Banda cinese

Parte dalla Sardegna, ma si estenderà presto in tutta Italia la partnership tra Tiscali e il leader cinese di telecomunicazioni e servizi di rete Zte siglata oggi. L’accordo strategico, firmato dall’amministratore delegato Renato Soru e dall’executive vicepresident Fan Qingfeng, è finalizzato ad accelerare lo sviluppo della banda ultra larga nel nostro Paese. A cominciare dall’hinterland di Cagliari, dove sarà implementata una rete in fibra ottica attraverso le 50 mila linee segnate dei condotti del gas attualmente in costruzione.

Le origini. Tiscali è nata nel 1997 su iniziativa di Renato Soru, già braccio destro di Nicki Grauso, fondatore del primo internet provider italiano, Video online. L’imprenditore di Sanluri, poco distante da Cagliari, si era laureato in Scienze economiche e sociali all’università Bocconi di Milano ed era entrato nel mondo della finanza attraverso Lazender, prima, e Cbi Merchant poi, dove rimase fino al 1990. Ma la svolta risale al 1995, quando entrò nell’universo, allora tutto da scoprire, di internet a fianco di Grauso. Poco dopo, investendo 300 milioni di lire, riuscì a portare la rete in 32 città cecoslovacche, creando quello che in poco tempo sarebbe diventato il leader dei provider del paese, Czech On Line. Convinto delle capacità del mezzo, Soru fece ritorno in Sardegna dando vita, nel giugno 1997, a Tiscali, il nome di un antico insediamento nuragico tra le montagne di Oliena e Dorgali. A inizio 1998 l’azienda avviò la sua attività come operatore regionale, ma in breve tempo, anche tramite contratti con Telecom Italia e Poste Italiane, raggiunse l’intero territorio nazionale.

La prima connessione gratuita. Con una mossa rivoluzionaria, Soru decise, dal marzo 1999, di offrire per la prima volta la connessione gratuita a Internet in Italia, TiscaliFreeNet. In un anno conquistò il 30% del mercato, che nel frattempo, proprio grazie a Tiscali, aveva visto triplicare il numero degli internauti. Erano gli anni del boom della cosiddetta new economy, delle aziende del settore tecnologico sorte dal nulla e, in pochissimo tempo, capaci di ottenere capitalizzazioni da capogiro e quotazioni stratosferiche: come la e.Biscom di Silvio Scaglia, oggi colpito da un mandato di arresto con l’accusa di frode, il gestore telefonico Blu, scomparso nel 2002, e Finmatica, fallita a dicembre 2004. Tiscali sbarcò in Borsa il 28 ottobre 1999 al prezzo di 46 euro per azione. Nel marzo dell’anno successivo  toccò il suo massimo storico: 103,7 euro. Una capitalizzazione superiore alla Fiat. Nel frattempo Soru aveva iniziato a offrire anche servizi telefonici su tutto il territorio italiano e acquisito una piattaforma per l‘e-commerce, espandendosi anche a livello internazionale. Tra fine 1999 e il 2002, infatti, Tiscali fece shopping  in tutta Europa, dove diventò in breve il secondo portale più frequentato, ma anche in Medio Oriente e Africa. Alla fine del 2002 la società poteva contare su una dorsale in fibra ottica di 12 mila chilometri, estesa sulle trenta principali capitali europee con 7,3 milioni di utenti attivi e 13,7 milioni di visitatori unici.

Dall’euforia alla svalutazione.

Il crollo. Nonostante la crescita dell’utenza non abbia accennato a diminuire, ancora nel 2004 aumentavano di 35 mila unità a settimana, le azioni di Tiscali hanno perso, dal 2000 a oggi, il 99,5% del loro valore. Conseguenza della fine dell’euforia degli investitori coincisa con lo scoppio della bolla delle dot.com, nel 2000, il crollo delle Torri gemelle l’11 settembre 2001 e con continue manovre speculatorie, che ne hanno determinato una altalena dalla parabola inevitabilmente discendente. Nel 2004 la svolta politica, con la candidatura e poi l’elezione alla presidenza della Regione Sardegna, cui seguirono le dimissioni da Tiscali. Che verrà amministrata prima da Ruud Huisman (2004-2005), poi da Tommaso Pompei (2006-2008) e Mario Rosso (2008-2009). Nel 2009 il ritorno alla guida dell’azienda, dopo aver perso un infuocato scontro elettorale con Ugo Cappellacci ed essere diventato editore del quotidiano l’Unità. L’8 maggio 2009 la vendita di Tiscali Uk, che produceva il 69% dei ricavi del gruppo. Da allora l’azienda è un operatore solo italiano. Ad agosto dello stesso anno Tiscali è inserita nella black list delle aziende che devono fornire alla Consob la propria situazione aziendale e finanziaria con cadenza mensile. Oggi la sua capitalizzazione è pari a 290 milioni di euro e un’azione vale 0,11 euro.