Lo scontro nel governo sull'indipendenza di Bankitalia

Lo scontro nel governo sull’indipendenza di Bankitalia

10 Febbraio 2019 15.11
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Nervi tesi nell'esecutivo intorno al nodo nomine della Banca d'Italia. Nel pomeriggio del 10 febbraio il ministro dell'Economia Giovanni Tria ha risposto ai due vice premier ribadendo che l'indipendenza di Palazzo Koch «va difesa», aggiungendo anche di essersi già espresso sull'argomento. A stretto giro è arrivata anche una nota del portavoce del ministro che ribadisce come l'indipendenza della Banca d'Italia «è un fatto istituzionale». «Il ministro», è stato spiegato, «non ha inteso dichiarare contro nessuno, ma semplicemente ha fatto un'affermazione istituzionale ovvia e persino banale. Le sue parole quindi non sono indirizzate contro nessuno». Qualche ora prima sia Luigi Di Maio che Matteo Salvini hanno chiesto a tutto il governo di agire in discontinuità nelle nomine non solo di Bankitalia, ma anche della Consob. E intanto il ministro dell'Interno ribadisce che l'oro di Palazzo Koch è «proprietà degli italiani».

DI MAIO: «NESSUN ATTACCO, MA SERVE DISCONTINUITÀ»

Qualche ora prima della presa di posizione di Tria, il ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio, in vista al Micam, alla fiera di Rho-Pero, aveva spiegato che nel caso di richiesta sull'eventuale rinnovo della cariche di Consob e Bankitalia, la sua opinione era una sola; «bisogno di discontinuità». «Quello che stiamo dicendo» ha osservato, «non è un fronte spero, ma semplicemente mantenere una promessa agli italiani». La volontà di cambiare i vertici, ha detto ancora il leader pentastellato, «non è un attacco a Bankitalia e alla Consob, ma questo governo mette insieme due forze politiche che hanno sempre detto che se esistono centinaia di migliaia di risparmiatori sul lastrico è perché chi doveva controllare non ha controllato».

SALVINI: «D'ACCORDO CON DI MAIO»

Il ministro dell'Interno, in visita al campo profughi di Padriciano in occasione del Giorno del Ricordo, ha commentato le parole di Di Maio dicendosi d'accordo: «Provare a guardare avanti mi sembra il minimo». «Chi è pagato per vigilare e non vigila deve cambiare», ha ribadito Salvini. «Ci sono mega stipendi e mega dirigenti che dovevano controllare i risparmi degli italiani». «Non mi sembra», ha concluso, «siano stati molto efficaci in questa situazione di controllo». Il giorno dopo, durante una conferenza stampa, il titolare del Viminale è tornato sulla questione, in particolare ribadendo che «L'oro (di Bankitalia) è di proprietà degli italiani, non di altri». Stando alla pubblicazione 'banche e moneta' della Banca d'Italia le riserve in oro, a gennaio, ammontavano a 90,8 miliardi di euro di valore, in rialzo dagli 88,4 miliardi del mese precedente.

CONTE: «STIAMO APPROFONDENDO LA QUESTIONE»

Il Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, a Campobasso per partecipare ad un incontro con i rappresentanti delle istituzioni locali sul Contratto per il Mezzogiorno, si è limitato a dire che il governo sul dossier della Banca d'Italia «sta approfondendo la questione».

LA PARZIALE RETROMARCIA DI SALVINI

L'11 febbraio è arrivato un primo dietrofront di Salvini sulla vicenda, una mossa che con ogni probabilità punta a rasserenare gli animi: «Le nomine non mi appassionano, non personalizzo, non entro nel merito di chi è più bravo: ci sono il premier e il ministro dell'Economia, mi affido alla loro competenza e alle loro scelte», ha spiegato il ministro. «Non conosco Signorini ma troveremo un accordo in Cdm», ha aggiunto. «È chiaro che qualcosa va cambiato, non necessariamente qualcuno ma almeno qualcosa. Condivido chi rivendica l'indipendenza di Bankitalia: deve essere indipendente ma indipendenza non può far rima con irresponsabilità».

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LE PROTESTE DELLE OPPOSIZIONI

Anche se l'indipendenza della Banca d'Italia, così come di tutte le banche centrali, è di fatto blindata dagli accordi europei, i vicepremier vogliono insomma dire la loro. Non come forma di ingerenza, ha tenuto a precisare il ministro della P.a. leghista Giulia Bongiorno, ma «solo» come volontà di sottolineare «la necessità di cambiare rotta». Nonostante il silenzio di Giuseppe Conte, il susseguirsi di dichiarazioni non è passato inosservato alle opposizioni. Anna Maria Bernini, presidente dei senatori di Forza Italia, parla di «un…Tria-ngolo ottusangolo» frutto delle «geometrie di sgoverno». Secondo il candidato alle primarie Pd, Roberto Giachetti, invece, Di Maio e Salvini «contestati a Vicenza sul problema delle banche, anziché dare risposte, attaccano».

I PROBLEMI SUI RIMBORSI VARATI DAL GOVERNO

Sullo sfondo, anche se mediaticamente meno potente, rimane infatti proprio il problema del rimborso dei risparmiatori colpiti dalle crisi bancarie. Nella manovra è stato istituito un Fondo per i ristori per cui sono stati stanziati 1,5 miliardi in tre anni. Ma nel passare dalle parole ai fatti le cose sembrano essere più complicate del previsto. Con un ritardo di già 10 giorni rispetto alla scadenza di fine gennaio, il Mef starebbe ancora lavorando ai previsti decreti attuativi, sui quali incombe però la consapevolezza dello stesso governo (o almeno di alcune parti) di aver fatto il passo più lungo della gamba rispetto alle regole europee. Bruxelles ha sollevato dubbi non solo sull'ampliamento agli azionisti della platea beneficiaria dei ristori, ma anche sull'abolizione del ricorso all'arbitro finanziario, finora utilizzato come 'filtro' per distinguere gli aventi diritto o meno al rimborso. Perplessità che hanno ben presente gli stessi risparmiatori che temono ora l'avvio di una procedura di infrazione e il congelamento del Fondo, se non addirittura il ripristino delle procedure di esame 'caso per caso' davanti all'arbitro.

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